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01/07/2019

Addio a Marcello

di Rosanna Angelelli

Marcello Sala è morto improvvisamente qualche giorno fa lasciando nello smarrimento quanti, amici insegnanti ricercatori, lo conoscevano, ne stimavano e citavano pensieri e scritture sempre originali per la varietà dei temi e l’acutezza dell’analisi. Era senz’altro un intellettuale “scomodo”: incline alla problematizzazione in ogni argomento, una volta verificata e acquisita una teoria, una chiave interpretativa, la propugnava e difendeva caparbiamente. 

Personalmente ho conosciuto Marcello in occasione di uno dei convegni del Circolo Bateson di Roma, preziosi in esame e discussione di tanti saperi. Di lui mi avrebbe colpito in seguito l’impegno posto nel motivare e illuminare la sua rigorosa ricerca scientifica in un appassionato trasferimento didattico verso studenti via via sempre più piccoli, quasi avesse voluto mescolarsi, lui così complesso nelle sue consapevolezze, con le mobili e contraddittorie scaturigini della conoscenza bambina. Forse alla ricerca di un suo personale porto sepolto…

Queste le significative parole con cui si descrive:

Se dovessi individuare un filo di continuità nella mia ricerca, che attraversa situazioni professionali diverse, direi che è una domanda: come si impara? All’inizio era formulata in un altro modo: come si insegna? (allora facevo l’insegnante), ma sempre più l’apprendimento, la costruzione di conoscenza come relazione tra soggetti e oggetti in un contesto, è diventato il centro di gravità e il riferimento di senso.

Nel caso in cui i soggetti siano bambini e bambine, mi interessa e mi appassiona esplorare la diversità del loro modo di pensare, di conoscere, la loro epistemologia. E lavorare con gli educatori sulla formazione significa per me prendersi cura delle condizioni, dei dispositivi materiali dell’imparare, interrogandosi sulle dinamiche cognitive, sulle matrici epistemologiche, sui contesti sociali, antropologici, culturali, relazionali… non solo di chi impara, ma dell’intero “sistema vivente“ dell’apprendimento.

L’apprendimento ha sempre un oggetto, anche se gli “oggetti” sono il prodotto della nostra attività che li ritaglia dal flusso continuo di ciò che accade tra noi e il mondo. Gli oggetti della mia ricerca e dell’impegno professionale in campo formativo sono anche gli oggetti del mio apprendimento, della mia “passione cognitiva”: l’educazione scientifica, l’epistemologia, l’ “ecologia della mente”, l’evoluzione, la “pedagogia dell’ascolto”, la relazione educativa e i suoi contesti...

Sono le domande che l’insegnante pone a se stesso, al suo stesso viversi l’impegno intellettuale e sentimentale della sua professione, a contatto con quella “piccola” ma misteriosa comunità scolastica con cui ogni giorno egli modifica e si modifica in percorsi e processi culturali e affettivi complessi, erratici, sotterranei.

Marcello soffriva molto dell’appiattimento e della banalità culturale dell’oggi: era attentissimo all’uso delle definizioni, alla divulgazione scientifica in linguaggio il più possibile rispettoso della complessità e della varietà dei percorsi e degli “oggetti” acquisiti (le parole per dire…), alle delicatissime costruzioni di senso, tessiture necessarie tra la conoscenza teorica e i movimenti storici del bios, mai combacianti in un disegno lineare ed esaustivo nella varietà delle strategie e delle tecniche di sopravvivenza e di sviluppo.

Per non dimenticare la sua prsona e il suo pensiero

 


Nell'immagine:
Il Laboratorio “vivente” 2014-2016- I-III elementare di Poggetto S. Pietro in Casale (BO)

 

l'autore

Rosanna Angelelli Di formazione classica, già insegnante di materie letterarie nei licei, è da anni redattrice di "insegnare".