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opinioni a confronto

05/02/2018

Un confronto con il DM 26 agosto 1981

di Daniela Casaccia

Data la mia età e la mia lunga esperienza di dirigente scolastico di scuola media mi è venuto spontaneo confrontare il  Decreto Ministeriale 26 agosto 1981, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 249 del 10 settembre 1981,  con queste nuove norme. 

Le finalità dell'Esame

C’era in quella legge una consequenzialità e coerenza con la L. 348/77  (in cui tra l’altro si indicano il rafforzamento dell’educazione linguistica e l’operatività) e con la L. 517/77, oltre che con i "Programmi del 1979" (Le “Dieci tesi” sono del 75 e la loro influenza è chiara). In quelle norme è messa fortemente in risalto la “caratterizzazione educativa ed orientativa”, quindi il momento valutativo è parte integrante e coerente del percorso formativo. Ne fa parte, non è un momento “altro”, ma è “un altro, ulteriore momento” del processo complesso di insegnamento apprendimento.
Rappresenta un bilancio:
- “dell’attività svolta dall’alunno”
- “dell’azione educativa e culturale compiuta dalla scuola”.
Mi pare evidente che in queste affermazioni normative sia contenuto il momento di osservazione dei processi, di riflessione e di autovalutazione.
Si attribuisce all’esame il compito “meta” dell’intero Consiglio di Classe, mettendo in campo il ruolo di condivisione delle modalità di conduzione delle prove, in relazione a ciò che è stato fatto collegialmente nel triennio. E presuppone una comunicazione continua del Consiglio di classe.

Mi domando quanto all’epoca si sia provato a mettere in atto indicazioni pedagogiche, didattiche e normative d tale portata. Eppure era un Decreto Ministeriale.

Esaminando il recente  D. L.vo 62/17 leggo che  l’esame è volto a valutate “conoscenze, abilità e competenze anche in funzione orientativa”. Quindi non fa parte dell’intera formazione che prevede la funzione orientativa? È prevalentemente utile per valutare conoscenze, abilità e competenze, poi se riesce anche ad orientare è meglio? Mi sembra proprio un bel cambio di passo…
E la prova di italiano è “intesa ad accertare la padronanza della lingua”. Il mandato si amplia nell’art. 7 del DM 741/17. Qui si parla di “padronanza, capacità di espressione personale, corretto ed approfondito uso, coerente ed organica esposizione del pensiero” (È come se mancasse un’idea forte, e di volta in volta man mano che le norme passano di mano viene aggiunto o tolto qualcosa. Mah!).
Del resto è impietoso il confronto fra le finalità di quell'esame del 1981, in cui traspare la presenza dell'allievo e delle sue scelte, con la fomulazione assai più arida di questi tempi dominati dall'ossessione della valutazione.

 

La prova di italiano

La prova scritta di italiano, traendo motivo di innovazione dal nuovo programma e, in particolare, dalla vasta gamma di indicazioni in esso contenute circa le esercitazioni scritte degli alunni nell'arco del triennio, si propone di offrire al candidato la possibilità di utilizzare la ricchezza e la varietà di tali sollecitazioni nel momento conclusivo del suo ciclo di studi dell'obbligo e di consentirgli una proficua scelta, tra le tracce a lui offerte, di quella più rispondente ai suoi interessi e che meglio gli permetta di "esprimere se stesso" (vedi indicazioni programmatiche dell'italiano lettera a).
Le tracce per la prova scritta, in numero di tre, fra le quali il candidato opererà la scelta, debbono essere formulate in modo da rispondere quanto più è possibile agli interessi degli alunni, tenendo conto delle seguenti indicazioni di massima:
- esposizione in cui l'alunno possa esprimere esperienze reali o costruzioni di fantasia (sotto forma di cronaca o diario o lettera o racconto ecc.);
- trattazione di un argomento di interesse culturale o sociale che consenta l'esposizione di riflessioni personali;
- relazione su un argomento di studio, attinente a qualsiasi disciplina.
La prova scritta dovrà accertare la coerenza e la organicità del pensiero, la capacità di espressione personale e il corretto ed appropriato uso della lingua.

Durata della prova: quattro ore.

D.M. 26 agosto 1981- criteri orientativi per l’esame di licenza media

Il DM del 1981 cita la “vasta gamma di indicazioni contenute nei programmi e rimanda alle Indicazioni Programmatiche (lett. a – “Educazione all’ascoltare, al parlare, al leggere, allo scrivere”). Una educazione quindi dedicata alle quattro abilità di base, all’ascolto al parlato alla lettura e al loro insegnamento. In questo modo si esprime con chiarezza la necessità di un lavoro continuo  di insegnamento-apprendimento che inizia dalla scuola dell’infanzia, prosegue nella scuola elementare e si rafforza nella media. Non si valuta la scrittura se non si è lavorato da subito sui processi di apprendimento e di riflessione sulle altre abilità. È ormai assodato che tutte le lingue sono prima parlate e che la scrittura viene poi, attraverso un insegnamento esplicito e intenzionalmente organizzato.

Ancora. Si fa riferimento all’esperienza dell’alunno, alla sua realtà, al contributo di altre discipline, alle letture.
Si indicano quindi le funzioni del linguaggio (“esprimere sensazioni, informare, raccontare, argomentare, discutere…”) e da qui deriva l’attenzione per le varie tipologie testuali.
Di qui derivano le tre tracce (vedi a lato).

Ma torniamo alla natura della prova.  Nelle tracce del 1981 c’erano già il narrativo, il descrittivo e l’argomentativo. Scompare  invece oggi la “relazione”, sostituita dalla tipologia C, che include comprensione e "riformulazione" di testi che aprono ad aree non solo umanistiche.

La relazione che è scomparsa avrebbe potuto essere il punto di osservazione di quello sviluppo unitario di funzioni, conoscenze, capacità e orientamenti indispensabili alla maturazione ei persone responsabili e in grado di compiere scelte. (“Programmi del 79. Parte iv – 1 Unità dell’educazione”)
È probabilmente vero che si è lavorato poco e male su questo punto, che è invece fondamentale per la crescita solidale  della personalità del preadolescente, ma forse andava rinforzato il concetto di valore formativo delle discipline (tutte, ovvero qualsiasi) e il concetto di valore trasversale dell’educazione linguistica.

 

Parole chiave: esami

l'autore

Daniela Casaccia Prima docente e poi a lungo "preside di scuola media" e Presidente del Cidi Pescara

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