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12/02/2019

Il ministro ad Afragola: frase contestata e contesto plaudente

di Mario Ambel

Com'è noto, una recente frase del Ministro Bussetti ha suscitato non poche polemiche e prese di posizione anche assai dure da tutto il fronte politico e dagli stessi alleati di governo.
Ne riportiamo, nella colonna a lato di questo articolo, alcune che più o meno direttamente ci appartengono, come rivista e come associazione.

Come si vede da quelle affermazioni era ed è nostra intenzione soffermarci su questioni un po' più serie e gravi di una battuta infelice, sia che sia stata fraintesa, sia che corrisponda al pensiero del Ministro.
Ma anche questa in sé non è questione di poco conto. E allora, al riguardo, vogliamo ripercorrere gli eventi e le relative documentazioni, perché la vicenda, oltre agli interrogativi che stiamo avanzando sul "regionalismo differenziato", pone almeno due altre importanti questioni:
- la veridicità o la strumentalizzazione dell'informazione e quindi l'attendibilità del dibattito pubblico;
- l'opportunità o meno di Ministri, Sindaci e Presidenti del Consiglio di visitare le scuole.

Ma andiamo con ordine. Provando a limitare al minimo i commenti e lasciando piena facoltà di valutazione a chi legge e, in questo caso, guarda e ascolta.

Il video che ha inizialmente suscitato reazione e polemiche era assai breve. Dura 18 secondi. Lo abbiamo riportato a lato del titolo. Comincia a circolare la mattina del 9 febbraio, è stato ripreso anche dai canali on line di "la Repubblica" e ha scatenato, com'è comprensibile vedendolo, una nutrita schiera di reazioni. Quasi tutte contrarie. Ora è più difficile reperirlo sul web. 

Ne esistono altre versioni: una più breve (Agenzia DIRE, 9 secondi, qui a destra, in alto) e ancor più indisponente.
E una più ampia (LaSud.eu, 45 secondi, a destra in basso), nella quale  è possibile ascoltare anche la prima parte della dichiarazione del Ministro. Qui il Ministro afferma che "non esiste il Sud e il Nord, esiste l'Italia" e che il suo ministero, a differenza dei precedenti quando era "centrato", sarà più attento alle esigenze del territorio, di "tutto il territorio italiano".
La frase incriminata viene in risposta alla domanda del giornalista e il cambio di registro (e persino di espressione) appare repentino: "Vi dovete impegnare forte!". Il giornalista era stato tradito dall'accento e dalla richiesta di fondi (entrambi "meridionali", ovviamente).

 

Del resto un Ministro assai più disteso e sorridente è quello che provvede, in un video dell'11 febbraio (la Repubblica.it, 1:21) a smentire le interpretazioni malevole e a ribadire di esserne dispiaciuto poiché egli rispetta i docenti di tutto il Paese. E ribadisce di aver fatto tanto, e tanto di voler fare per le scuole del Sud.
Cosicché, a chiedere scusa, ora non dovrebbe essere il Ministro (come da più parti gli è stato chiesto) ma i malevoli estrapolatori che l'hanno voluto fraintendere strumentalizzando una sua frase. Ma quella frase resta, nella sua inequivocabile inaccettabilità.
Da quale contesto proviene questa intervista, colta al volo, mentre il Ministro procede con accanto un signore con fascia, probabilmente un sindaco? L'intervista è stata fatta in occasione della visita del Ministro ad Afragola, comune in provincia di Napoli. Forniamo su questa visita due servizi, tratti da televisioni locali. 
Il primo (Pupia Campania, 1:31, qui a destra) rivela una sottile vena ironica, affermando che il Ministro, interrogato dai giornalisti sugli strumenti per combattere la dispersione, risponde "da buon patriota di matrice leghista". 
E il servizio propone l'ultima parte della dichiarazione sull'impegno dei docenti del Sud, seguito da una stupefacente dichiarazione sul fatto che, "forse voi non lo sapete", "i dati non vanno interpretati ma analizzati in maniera scientifica", perché un problema che sembra piccolo può essere più grande. Frase misteriosa su cui attenderemo con ansia nuovi lumi.
Il servizio si chiude con la visita al "famigerato Parco verde di Caivano", nei pressi di una scuola già resa famosa da un seguito servizio de "I Dieci Comandamenti":


 

 

Ma sul web è possibile reperire un'altro servizio sulla visita del Ministro, assai più trionfalistico (Nano Tv, 3:06, qui a destra), nel quale l'invito al maggior impegno da parte dei docenti non viene vissuto come offensivo.  Interessante è anche la risposta sulla continuità con la Buona scuola del governo Renzi.
Ma è soprattutto sul tribunizio intervento del sindaco Claudio Grillo, punteggiato da calorosi e frequenti applausi dei presenti, che vogliamo soffermare la nostra attenzione. Dire che appartenga al genere "comizio" accalorato,  da sera prima della chiusura dei seggi, mi sembra il modo più educato di definirne lo stile. Impagabile la figura di lato sul palco (una insegnante?) che apre e guida gli applausi di allievi schierati sul palco e astanti in platea. Ma una veloce carrellata sul pubblico rivela che gli applausi non sono poi così plebiscitari come sembra dal frastuono che producono.
 

 

E poiché il sindaco ribadisce che il Ministro "accompagnato dalle istituzioni" dimostra che "lo Stato c'è", val forse la pena chiedersi se simili manifestazioni siano del tutto adeguate alla vita scolastica.
Intendiamoci, la polemica sul "fare politica a scuola" esiste da molto tempo e anche recentemente è stata riaperta dallo schierarsi esplicito di molte scuole contro la politica del Ministero degli Interni in tema di migrazione. Ma questo è un problema diverso. Attiene alla opportunità di simili visite "istituzionali". 
E lasciamo che ciascuno giudichi da sé. La questione è certamente bipartisan e a suo tempo scrivemmo tutte le nostre perplessità su analoghe manifestazioni di entusiasmo per la visita di esponenti politici di altri schieramenti.
Ricordiamo ancora (con preoccupazione e fastidio) le polemiche sorte attorno ai rapporti fra l'attuale sottosegretario al MIUR in quota M5s e il precedente governo, in riferimento alle calorose accoglienze fatte a suo tempo al Presidente del Consiglio Renzi e alla sua "Buona scuola".

Forse sarebbe opportuna una maggior cautela. Certo può sembrare strano consigliare a Ministri dell'Istruzione di non visitare le scuole, ma immagini come quelle e altre che abbiamo a mente suggeriscono che forse l'unico rappresentante istituzionale che dovrebbe visitare le scuole dovrebbe essere il Presidente della Repubblica. Se non altro ci si può aspettare maggior cautela e buon senso (non solo come rappresentante delle istituzioni italiane).

E comunque tutto quel garrire di tricolori, là ad Afragola, a me ha fatto venire in mente un altro tricolore e un'altra magistrale visita istituzionale...
Quella riproposta qui sotto.

 

 

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Il Cidi Palermo ha pubblicato sulla sua pagina fb questa nota:


Il Cidi di Palermo esprime sdegno e amarezza per i giudizi ingrati del Ministro della pubblica istruzione Bussetti che ledono la dignità di migliaia di operatori della Scuola, vero e unico avamposto di democrazia. Ogni giorno insegnanti, dirigenti e personale tutto delle scuole del Sud affrontano problemi immensi, faticano per contrastare la povertà educativa e la dispersione scolastica, con serietà e impegno. Dal loro ministro di riferimento si sarebbero attesi sostegno e riconoscimento fattivo del loro lavoro, ma ricevono con questa dichiarazione disprezzo e disistima. Gli chiediamo un passo indietro. Se non le dimissioni almeno delle Scuse formali.


A nostra volta sulla pagina fb della rivista, riprendendo il tema della regionalizzazione differenziata", abbiamo scritto questa nota:



Le indecorose e irricevibili parole del "Ministro" (!?) Bussetti non richiedono solo scuse, rettifiche o precisazioni. In un sistema scostastico nazionale gravato da sempre da profondi squilibri e disuguaglianze di risorse e strutture che producono disuguaglianze di risultati e danni all'intero paese sarebbero assai più adeguate le dimissioni.
A meno che l'esternazione del Ministro (!?) sia solo la versione rozza ed estemporanea dell'atteggiamento e delle strategie ormai pluriennali, ben più serie e gravi, con cui l'intero paese (compresi molti che ne hanno criticato i modi) si apprestano ad applicare le norme della cosiddetta "autonomia rinforzata".
Perché la questione in gioco non è solo il pregiudizio razziale alla base di quelle parole, ma il mantenimento e l'ampliamento delle disuguaglianze fra chi merita di più (le regioni virtuose) e chi merita di meno (le altre). Senza riuscire a rimuovere le reali ragioni delle disuguaglianze ma rischiando di amplificarle.  Al Ministro è solo scappata la frizione ma per il resto molti sono d'accordo. Per questo non se ne chiedono le dimissioni ma solo le scuse... Che poi così si va avanti sulla strada che Lombardia, Veneto ed Emilia stanno tracciando, anche per la scuola. (Mario Ambel)



L'assessore all'istruzione del Comune di Napoli, Annamaria Palmieri, già Presidente del Cidi ha inviato questa nota alla redazione napoletana di "la Repubblica", che l'ha pubblicata il 13 febbraio.

Gentile direttore,
non credo possa bastare al mondo della scuola la reprimenda del viceministro Di Maio al ministro Bussetti, né l'elenco di buone intenzioni che lo stesso ha pubblicato su fb sostenendo di essere stato frainteso. Le parole sono pietre, signor Ministro. Specie se accompagnate da una severa espressione mentre s’invita al lavoro e al sacrificio la scuola del sud come risposta al gap che divide il Paese. Certo, forse il ministro ha fatto parlare la “pancia” di  lombardo (i leghisti ce li ricordiamo, anche se qualcuno oggi cambia i simboli) e siamo sicuri  che era contrariato dalla domanda, preso alla sprovvista. Siamo certi che se avesse avuto il tempo di contar fino a dieci avrebbe buttato lì " più asili nido" o "più tempo pieno” tanto per citare  macroscopici esempi di disuguaglianza praticata ai danni del meridione da sempre.

Ma c'é dell'altro: chi le scrive quotidianamente si confronta con la scuola che da sempre s’impegna e si sacrifica, che regge enormi responsabilità, che conosce le gioie e i dolori dei nostri alunni e delle loro famiglie, che lotta contro il discredito,  insomma che non potrebbe faticare più di così... perché non ne avrebbe il tempo. Ebbene a tutti costoro, i veri offesi, non sfugge che il pregiudizio antimeridionalista verso un sud fannullone ne nasconde anche un altro, forse più pericoloso: nello sguardo del ministro c'era la presa di distanza dai problemi dei territori, come se lo Stato, di cui il Miur è espressione, non fosse tenuto a dar risposte: lo Stato ha già dato, diceva quello sguardo.  L'idea che le scuole debbano rinunciare ad aspettarsi sostegno dallo Stato e metter più impegno in competizione e concorrenza ha attraversato in questi anni il discorso politico.
Ebbene, questa vena anti-statalista e l'antimeridionalismo vanno a braccetto e sono, a ben vedere, il retroterra ideologico di cui si nutre l'autonomia rinforzata delle regioni ricche, Lombardo-Veneto e Emilia Romagna. Non è una mia opinione, basta leggere il documento finale dell'indagine parlamentare conoscitiva che l'ha preceduta, nel 2018:  gli studiosi consultati (D'Atena e Mangiameli), pur tradendo il pregiudizio paternalistico di vedere la  riforma come "un modo per spingere le altre Regioni ad assumere comportamenti più virtuosi e a seguire le miglior pratiche",  non  nascondono i rischi dell'asimmetria che l'autonomia differenziata metterà in moto, la gravità degli squilibri che su creeranno, né la preoccupazione che si possa "formare un blocco territoriale del nord" che lo Stato dovrebbe poi essere in grado di governare, assicurando "un contesto unitario, migliorando e intensificando gli interventi di perequazione territoriale" . Avverrà? Ora sappiamo di no: il ministro, invitandoci ad andare a lavorare di più, forse, ci ha semplicemente avvisati. La sua non era una gaffe o una cattiva estrapolazione, al più un lapsus.

l'autore

Mario Ambel Per anni docente di italiano nella "scuola media"; esperto di educazione linguistica e progettazione curricolare, Direttore di "insegnare".

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