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02/06/2017

Il Decreto sullo 0-6 fra buone intenzioni dismesse e preoccupazioni non risolte

di Antonella Bruzzo

A leggere l’atteso testo del Decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 65 riferito alla ”Istituzione del sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita fino ai 6 anni”,  pubblicato il 16 maggio sulla Gazzetta Ufficiale nascono considerazioni ed emergono questioni aperte su cui ragionare.

Innanzitutto una considerazione di carattere generale: il decreto delega poteva  essere l’occasione  perché, finalmente, il poter accedere bambine/i a servizi educativi 0-3  di qualità fosse riconosciuto come loro diritto, data la fascia d’età così importante e delicata; invece, mentre la L 107  (art.3) parla di esclusione dei servizi educativi per  l'infanzia  dai servizi a domanda individuale, nel decreto la questione è espressa in modo più sfumato e si parla di “tendenza al raggiungimento di tale obiettivo” (art.8 c. 1). Garantire a bambine/i pari opportunità di educazione e istruzione è ribadito come principio, subito dopo, però, si precisa che si darà sostanza alle intenzioni “nei limiti della dotazione finanziaria disponibile” (art. 1, c. 2)  né c’è alcun riferimento ai tempi d’attuazione.

Anche il perseguimento degli obiettivi strategici, tra cui:                                                                                   - il potenziamento, consolidamento, riequilibrio territoriale e accessibilità dei servizi educativi 0-3, mirante  al 33 %  di copertura a livello nazionale;
- la  progressiva generalizzazione  quantitativa e  qualitativa della scuola dell'infanzia;
- l’inclusione di tutte le bambine e di tutti i bambini;  
è  vincolato alla disponibilità di risorse  finanziarie, umane e strumentali... (nonostante un finanziamento stabile).    

Altra questione aperta è legata alla qualità degli ambienti educativi e di apprendimento: nel decreto non si parla più dei  livelli  essenziali  delle  prestazioni della scuola dell'infanzia e dei  servizi  educativi  per  l'infanzia, né di standard  cui  la delega faceva riferimento. Si parla di “principi fondamentali” che genereranno indicatori di qualità. Vi sono dei riferimenti al riguardo, ma non risulta chiaro come si sostanzieranno nei contesti quotidiani (quale rapporto numerico adulto- bambine/i, quanti bambine/i per sezione, quale qualità delle strutture, ecc.). 

Per quanto riguarda la delicata questione delle attribuzioni di compiti e responsabilità, si affida:                                                                                                                                      
- allo Stato, la definizione dei criteri di monitoraggio e valutazione  dell’offerta educativa e didattica del sistema integrato in accordo con le regioni e gli enti locali;                                            
-  alle Regioni la definizione degli standard strutturali , organizzativi e qualitativi (art. 6 c. f ) dei servizi educativi per l’infanzia e le attività di autorizzazione e controllo.

Altra questione importante riguarda la continuità educativa e il rapporto fra i due segmenti 0-3 e 3-6, che  ha sollevato tante preoccupazioni e riserve. Nel testo (art.2) si riconosce l’autonomia  e la specificità di ciascuno dei due segmenti, sono descritte le varie configurazioni che assumono i servizi 0-3, e si conferma l’assetto ordinamentale della scuola dell’infanzia (DPR 89/2009) richiamando le Indicazioni nazionali. Una questione aperta riguarda la definizione degli orientamenti educativi nazionali per i servizi 0-3 sulla base di “Linee guida pedagogiche” proposte dalla Commissione (art.10).
Infatti l’assunzione di una cornice pedagogica di riferimento per i servizi dedicati a questa fascia d’età è importante se  in coerenza e continuità con le Indicazioni nazionali per il curricolo delle scuole dell’infanzia. e del 1°ciclo di istruzione, nella costruzione di ambienti d’apprendimento in cui ognuno sia accompagnato nel suo percorso da 0 a 14 anni.  Anche se dovrebbero essere 16 per completare l'obbligo, ma questa è un'altra questione sulla quale le contraddizioni e le inadempienze del sistema scolastico italiano sopravanzano di molto le buone intenzioni.

Il decreto tratta in modo dettagliato la costituzione di poli per l’infanzia 0-6 (art.3),  un modello già sperimentato in alcune regioni e realtà di comuni, ma essendo una sperimentazione ipotetica,  pochi saranno i nuovi poli che  potranno  essere costituiti presso Istituti Comprensivi e direzioni didattiche ed è questo raccordo che andrà curato, visti:                                                         
 - il riconoscimento della funzione strategica della scuola dell’infanzia , segmento scolastico fondamentale in continuità con il “prima”, il servizio 0-3 e con il “dopo”, la scuola primaria;            - la conferma del progetto curricolare delle Indicazioni nazionali del 2012.
Sarebbe importante che  tale riconoscimento fosse accompagnato da una maggiore attenzione a quest’ordine di scuola, da azioni di sostegno alla sua diffusa qualificazione, al ruolo significativo  che può avere all’interno degli Istituti Comprensivi nella ricerca sul curricolo verticale.

Il decreto prevede                                                                                                                                    
- il superamento degli anticipi dall’a.s. 2018/2019 (art. 14);                                                             
 - l’assegnazione dell’organico potenziato (art.12),  anche se non è stato precisata in termini quantitativi;
- il potenziamento delle sezioni primavera (art.8)  anche se graduale.

Altra questione aperta riguarda la formazione iniziale e in servizio (art. 4) che sarà importante per favorire  competenze complesse:  pedagogiche, didattiche, metodologiche, disciplinari, ma anche socio-emotive, relazionali, comunicative, riflessive, di autopercezione e autovalutazione, e per sostenere il modello della ricerca partecipata.
 

In questo potrebbe avere un ruolo significativo il coordinamento pedagogico (altra  questione aperta) se legato non a una singola figura ma ad un gruppo e mirato a sostenere: 
- la ricerca di qualità nei contesti educativi e d’apprendimento;
 -il raccordo tra nido e scuola dell’infanzia;
- il ruolo della scuola dell’infanzia all’interno degli IC  e la ricerca nell’ambito del curricolo.

Insomma, la delega  e il decreto dicono e non dicono, e sarà importante continuare a ragionare insieme sulle questioni aperte e poco chiare. Tra buone intenzioni, contraddizioni non risolte e nuovi rischi da evitare, questo faticoso iter parlamentare  lascia del tutto aperta la necessità di prolungare all'inizio l'iter formativo e scolastico delle bambine e dei bambini, nessuno escluso.    

Parole chiave: delega 0-6, scuola infanzia

l'autore

Antonella Bruzzo Docente di scuola dell'infanzia, Presidente del Cidi della Carnia.

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