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di Lina Grossipagine dimenticate

23/09/2026

Un Canzoniere a firma femminile: Pellegra Bongiovanni

 

…credei, che per approfittarsi nella Poesia, fosse di mestieri l’appressarsi per quanto si può all’imitazione dei più valorosi Poeti. Scelsi fra questi M. Francesco Petrarca.

Pellegra Bongiovanni

Quella che nell’Avvertimento, il breve scritto premesso al volume dal titolo Risposte a nome di Madonna Laura alle Rime di messer Francesco Petrarca in vita della medesima composta da Pellegra Bongiovanni, viene definita dalla stessa autrice una “…Opericciuola ch’io non senza qualche timore mando alla luce”, pubblicata nel 1762-3[1], è un corposo lavoro di Risposte verso su verso al Canzoniere di Petrarca, riscritto dal punto di vista di Laura.

Le Risposte a nome di Laura sono componimenti di Pellegra Bongiovanni scritti con l’intento dichiarato di apprendere per esperienza l’arte della poesia, imitando i poeti illustri. Tra questi sceglie Francesco Petrarca, come asserito nella citazione riportata in esergo, per la bellezza dei versi e per la maggiore facilità, trattandosi di componimenti brevi, di comprenderne gli artifici compositivi. E, per addestrare la mente “a quell’ameno e gentile immaginare del nobilissimo Poeta” e abituare l’orecchio all’armonia dei metri petrarcheschi, scrive ancora, “stimai, che molto opportuno sarebbe stato il fingermi Madonna Laura, e rispondere a quelle amorose rime colle desinenze stesse, che da lui si usarono”.

Nell’Avvertimento, essenziale per la comprensione dell’opera, l’autrice fornisce la chiave interpretativa per comprendere il suo Canzoniere parallelo ed esprime la consapevolezza dei meriti della proposta: la novità nella storia del petrarchismo e la forza dell’imitazione. E, quanto ai limiti delle Rime, se i lettori dovessero trovarne, rileva con una ironia neppure troppo velata, saranno da attribuire alla debolezza del proprio essere donna e, per questo, da perdonare. Ma, soprattutto, rivendica gli studi compiuti a ritroso consultando gli scritti di quanti l’avevano precorsa nella via della riscrittura dell’opera di Petrarca, considerando che, pur riutilizzando il modello petrarchesco, nessuno di loro “si era obbligato allo stretto rispondere”.

Di conseguenza confortata dal buon esito della novità della sua riscrittura, presenta ai leggitori le sue Rime basate sul principio di imitazione. Imitazione della forma (schemi metrici, parole in rima) e, in buona parte, dei contenuti ma con un profondo e consapevole elemento di novità: lo sguardo di chi scrive è ora quello di Madonna Laura che risponde al Poeta. E risponde puntualmente “a tutte le rime che, dall’amante Poeta furono indirizzate a M. Laura finch’Ella fu in vita” e per farlo, tenta un complesso lavoro di sintonia con le sfumature del sentimento amoroso e ne verifica la plausibilità con la vita del Poeta, dando voce e possibilità di replica alla tacita musa petrarchesca.

Significativa la sua riflessione a questo proposito:

“La molteplicità de’ Componimenti mi obbligò a procacciarmi la materia dalla diversità delle passioni, che sono indispensabili agli amori di lunga durata. Ritrosie, tenerezze, sdegni, paci, affanni, sospetti, gelosie, desideri, pentimenti, speranze, disperazioni. Languori e somiglievoli affetti che mi somministrarono in larga copia i pensieri, La lettura della vita di M. Francesco mi persuase della verisimilitudine delle mie invenzioni”

Questa ricerca attenta delle sfumature del sentimento nella poesia petrarchesca rivela la convinzione, non espressa ma lasciata intendere, di Pellegra Bongiovanni che la distanza temporale tra la concezione d’amore di Laura e quella del mondo settecentesco letterario e arcadico a cui la poetessa appartiene, non sono del tutto sovrapponibili. La Laura che risponde a Petrarca segue le leggi dell’amore della visione neoplatonica e ha uno sguardo più diretto e a volte pungente, più intenso, femminile2, come mostrano i versi che seguono.

Nell’ascoltar di quelle rime il suono, 3
Che fuor mandasti dall’acceso core,
Quando abbagliato d’amoroso errore
Tal mi festi apparir qual’io non sono:
[…]

È la prima quartina del sonetto proemiale delle Risposte a nome di Laura al sonetto del Canzoniere di Petrarca, Voi ch’ascoltate in rime sparse il suono. Nel comporlo la poetessa riutilizza struttura, parole e rime della lirica originale ma in una diversa ottica e con significati anche opposti attribuiti alle parole: qui è Laura che si rivolge a Messer Francesco Petrarca per chiedergli ragione dell’immagine che di lei traspare dal sonetto e che ritiene non rispondente al vero ma frutto di una proiezione d’amore, giovanile e troppo idealizzata, del poeta. Il sonetto petrarchesco si chiude con l’affermazione che quanto piace al mondo è breve sogno, anche l’amore. E a questa concezione dell’amore la Bongiovanni risponde: E Amor conosco, e veggio chiaramente, / Che non è dolce, o solo è dolce in sogno.

Le Risposte a nome di Madonna Laura non sono il semplice esercizio di stile di una letterata del Settecento (Palermo, inizio Settecento - Roma, 1770), ma il progetto di una studiosa della poesia petrarchesca, autrice di componimenti poetici e testi, in gran parte oggi irreperibili, tra cui Una Disputa in versi e prosa in difesa delle donne4, e poi pittrice, musicista socia dell'Accademia dell'Arcadia di Palermo, con il nome di Ersilia Gortinia, attiva a Roma. Dal suo Canzoniere emergono nella dialettica tra io maschile e io femminile, le caratteristiche di una donna dell’età dei lumi5.

Il tentativo di costruire una “repubblica delle lettere”, aperta dall’Accademia a tutti gli intellettuali del Settecento, aveva consentito una estesa partecipazione femminile con conseguente impulso alla scrittura femminile. È nel contesto del programma dell’Accademia che si inserisce, infatti, la produzione letteraria della Bongiovanni, apprezzata tra i contemporanei ma a causa dei giudizi negativi sui petrarchisti e sull’Arcadia della critica romantica che ne rinnegava la poetica, esclusa dal canone letterario e presto dimenticata, come molte altre presenze femminili. Poi, in un percorso di alterna fortuna, dopo un silenzio durato a lungo, la sua opera è stata riproposta ai lettori da studi recenti che ne hanno consentito di nuovo la circolazione e la fruizione da cui emerge “contrassegnato dalla libertà di una scelta programmatica non subordinata al modello, un interessante, a tratti ironico e sempre intellettualmente acuto esperimento dialogico paritario, in cui Laura, per la prima volta nella sua storia di personaggio letterario, prende mente, voce e corpo di donna.”6.

Esempi: un sonetto e un madrigale

Per una esperienza diretta della scrittura poetica bongiovannea proponiamo di seguito la lettura di due componimenti, in parallelo con i versi del Canzoniere di Petrarca, dei quali costituiscono una risposta. Per ciascuna forma poetica – sonetto e madrigale - vengono segnalati gli elementi essenziali di confronto intertestuale, mentre i possibili approfondimenti testuali vengono lasciati all’analisi in ambito didattico.

Il primo esempio è il sonetto Solo et pensoso i piú deserti campi di Petrarca e la risposta a nome di Laura di Pellegra Bongiovanni, Almen tu puoi per solitari campi, entrambi con schema metrico ABBA ABBA CDE CDE.

Canzoniere, XXXV7                                               Risposta a nome di Madonna Laura

La risposta a nome di Laura è già tutta nel tu del verso iniziale nell’opposizione tra il soggetto maschile io (vo mesurando, porto …) e il soggetto femminile della risposta tu (Almen tu puoi…dei). Nel sonetto petrarchesco figura centrale è il poeta stesso che celebra il motivo della ricerca della solitudine come antidoto alla sofferenza per amore. Tale rimedio non è consentito a Laura, che non è libera di mostrare la propria sofferenza (umidi gli occhi...i passi lenti) e deve fare attenzione a non lasciarsi sfuggire neppure un sospiro in quanto soggetta allo sguardo esterno (ov’è ch’io scampi) che coglie, nonostante i suoi sforzi, il suo stato d’animo di donna innamorata. Ma anche gli effetti di questo svelamento sono diversi tra i due soggetti: per l’io maschile il desiderio di fuga e la sofferenza trovano conforto in una sintonia con la natura accogliente (eco fanno…) mentre per l’io femminile l’atteggiamento compassionevole del mondo esterno si trasforma in derisione (Io riso, e non pietà desto in altrui). E mentre per Petrarca è impossibile sfuggire all’Amore che non è soltanto, nella dimensione più ampia della sua poetica, un sentimento terreno ma una esperienza introspettiva di continua meditazione sulla propria condizione esistenziale, per la Laura bongiovannea la chiusura del sonetto è più amara: la natura continua a rendere omaggio all’amore perché ne coglie l’essenza, mentre per tutti gli altri l’atteggiamento è solo di derisione (il vulgo il prova, e ride pur di lui). A Laura, dunque, non è concesso esprimersi e questo limite non riguarda solo la sfera privata ma assume anche una valenza poetica, coinvolgendo nella recriminazione della poetessa settecentesca che scrive a nome di Laura, anche il tema dell’attività scrittoria femminile8.

Un tema presente anche nella premessa alla sua opera nella sottolineatura, già accennata, della inadeguatezza femminile nei confronti della scrittura poetica e nel tono di modestia nel presentare il proprio lavoro di ricerca attenta e di scrittura poetica con un diminutivo (opericciuola).

Il secondo esempio è un madrigale, una forma poetica scritta o musicata che è utilizzata da Petrarca soltanto nei casi in cui il tema d’amore è affrontato con tono più leggero come in questo componimento pastorale che riprende un episodio mitico-letterario, la vicenda di Diana e Atteone, narrato nelle metamorfosi di Ovidio. I versi petrarcheschi sono percorsi da un contrasto tra sensualità e visione dell’amore come errore che trova espressione nell’ossimoro finale: il tremore d’un amoroso gielo dell’amante. Entrambi i componimenti hanno lo schema metrico ABA BCB CC.

Canzoniere LII                                              Risposta a nome di Madonna Laura

Nel madrigale bongiovanneo, pervaso da una atmosfera giocosa, il ruolo della pastorella bucolica si adatta perfettamente alla Laura arcadica, la quale non si sottrae al gioco della seduzione e sembra compiacersi degli effetti che la sua persona provoca nell’amante. La risposta di Laura è in sintonia con il programma dell’Arcadia di ripresa degli ideali classici e della misura dell’espressione poetica petrarchesca, con l’aggiunta di un pizzico di arguzia propria della letteratura galante del Settecento (piaccio al mio amor) espressa nel piacere del corteggiamento. I modi della ripresa di questo componimento a carattere giocoso sono una dimostrazione della versatilità della poetessa nell’uso delle forme poetiche e della capacità di rivisitazione dei contenuti in relazione al proprio contesto culturale.

Conclusioni

La rivalutazione di questa artista, e di altre troppo a lungo trascurate, prima di tutto costituisce un significativo arricchimento del panorama culturale, in più ripropone la questione della revisione (possibile/necessaria?) del canone letterario, che registra, in un dibattito ormai di decenni, l’assenza quasi totale di voci e scritture femminili. Tale questione non riguarda comunque l’inserimento in un elenco di autori di nomi femminili per registrarne la presenza, pur importante, ma di fornire una visione più ampia della letteratura in quanto espressione di una plurivocità di sguardi e testi dei quali studiare le connessioni e le relazioni intertestuali.

 

Note
 

1 La prima raccolta poetica di Pellegra Bongiovanni Rossetti, Risposte a nome di Madonna Laura alle Rime di Messer Francesco Petrarca in vita della medesima è pubblicata a Roma da B. Franzesi e G, Paperi nel 1762. poi ristampata a Milano da G. Galeazzi nel 1763.

2 Cfr. a proposito della strategia amorosa di Laura nelle Risposte a Petrarca, in bibliografia l’articolo di M. Baudino,

3Cfr. il testo integrale del sonetto al sito; https://it.wikisource.org/wiki/Risposte a_nome_di_Madonna_Laura_alle_Rime_di_messer_Francesco_Petrarca_in_vita_della_medesima

4 Cfr. di cui rimane un frammento di sole cinque ottave, come riportato in Il profilo dell’autrice in Donne in Arcadia ((1690.1880) , reperibile all’indirizzo internet: https://www.arcadia.uzh.ch/donnedetails.php?id=47

5 Cfr. l’interessante analisi del componimento e, in particolare la dialettica voi/tu, nel saggio di T. Crivelli citato in Bibliografia. Scrive l’autrice a questo proposito: “Bongiovanni introduce dunque con fermezza la persona di Laura fra i due poli dell’io maschile e del voi generico, e si posiziona: la Madonna Laura che qui prende la parola non è quella dell’interiorità dell’io lirico petrarchesco […]. La Laura bongiovannea vuole spezzare le catene amorose che la tengono prigioniera nell’interiorità dell’io lirico maschile, vuole distinguersi attraverso l’assunzione di una propria voce e ricondurre l’«Uom che non intende» […] alla ragione: e perciò stesso scrive le risposte” p.164

6 Cfr. l’edizione commentata a cura di T. Crivelli e R. Fedi, corredata da materiali bio-bibliografici. in Bibliografia. Inoltre, per un profilo biografico curato da A. Negri, si rimanda al sito: https://letteraturadelleitaliane.it/pellegra-bongiovanni-rossetti/

7 Cfr. F. Petrarca, Canzoniere, testo critico e introduzione di G. Contini, Torino, Einaudi, 1964

8 Cfr. il volume a cura di T. Crivelli e R. Fedi, pp.40-41

 

Bibliografia e sitografia di riferimento

Abbadessa Emanuela E., La palermitana che diede voce alla Laura di Petrarca, Repubblica, Palermo 15/01/2015

Baudino, Mario, E Laura rispose a Petrarca. Con quattro secoli di ritardo, La Stampa, 16/01/2015

Bongiovanni, Pellegra, Risposte a nome di Madonna Laura alle Rime di messer Francesco Petrarca in vita della medesima composta da Pellegra Bongiovanni, a cura di T. Crivelli e R. Fedi, Editrice Antenore, 2014

Bongiovanni, Pellegra, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. 

Crivelli, Tatiana, Leggere Petrarca e farsi Laura: il canzoniere “epistolare” di Pellegra Bongiovannim reperibile all’indirizzo internet: file:///C:/Users/hp/Downloads/155-168+-+CRIVELLI%20(1).pdf

Marziano, Luciano Bongiovanni, Pellegra, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 12, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1971.

Di che cosa parliamo

 

(ri)dare forza a parole già dette. La narrativa italiana e straniera cui riferirsi per parlare di scuola è affollata di esempi tuttora letti  rispetto ad altri a torto dimenticati. Lo spazio della mia I/stanza non vuole essere una retrospettiva e neppure una trincea nostalgica, ma intendo parlare di scuola e di educazione attraverso la (ri)lettura di pagine (di letteratura e non) a partire dalle riflessioni o dalle emozioni già “fissate” in un testo, per cercarvi corrispondenze, risposte, stimoli, suggestioni e altro ancora rispetto agli interrogativi sull’educazione e la società di oggi. Pagine godibili, ancora capaci di generare un rapporto empatico con il lettore, ora come semplici elementi di “cornice”, ora perché essenziali allo sviluppo di una narrazione.

L'autrice


Come insegnante nei licei, si è occupata di didattica del latino e dell’italiano. In molte attività di formazione ha collaborato a lungo con Università, Istituti  di ricerca, Associazioni di insegnanti, scuole e reti di scuole. Ha svolto attività di  ricerca presso l’INVALSI coordinando progetti in ambito nazionale e internazionale sulla valutazione degli apprendimenti e sulle competenza di lettura e scrittura.  È autrice di numerosi articoli e saggi su riviste specializzate;  di monografie, di testi scolastici e di ricerca didattica nell’editoria diffusa; di rapporti di ricerca.