a cura di insegnarePer una fase costituente

23/05/2020

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Per una  ridefinizione istituzionale della scuola pubblica

Articoli e contributi al dibattito
Lo spazio di discussione ed elaborazione condivisa: interventi ...
 ricevuti nostri da altre fonti
 
insegnare
30 giugno 2020

Luigi Tremoloso
Indagine su fine e inizio di un anno scolastico. Restituzione e analisi dei dati. 

insegnare
1 giugno 2020
Luigi Saragnese
ANP e Confindustria: dalla scuola della Repubblica alla scuola del “sistema Italia”
insegnare
30 maggio 2020

Mario Ambel

Appunti per una complessa rilettura neo/costituente

insegnare
23 maggio 2020
Giorgio Bancale, Laura Casulli

Fase 2.0: Contributi sub-acquei

insegnare
7 maggio 2020
Marco Guastavigna,
Tutti sub-costituenti?
letteratura e noi
4 maggio 2020

Paolo Landri, Emiliano Grimaldi, Danilo Taglietti
Se sulla scuola a distanza un’insegnante…


 

Mario Ambel, Quell'appello dell' 11 marzo 2020 [in preparazione]
Il nostro  Appello per un monitoraggio indipendente della “scuola a distanza”
Per ridurre i danni
della mancata presenza
Qui per sottoscrivere e vedere la lista dei firmatari
in collaborazione con Codexpo[]

 

Lo speciale di "insegnare"sull'emergenza sanitaria e la chiusura delle scuole

 

Cidi torino/insegnare: le nostre indagini
  Indagini e questionari di riflessione a cura di Luigi Tremoloso
giugno Vedi qui i dati quantitativi del questionario

maggio
2020

Fine e inizio di un anno scolastico.
Verso quale idea di scuola e del lavoro docente.

      Per compilare il questionario cliccare qui     
 
marzo 2010 Una indagine del Cidi Torino sulle prime settimane di "DAD"
in collaborazione con Codexpo[]
Luigi Tremoloso: Emergenza Coronavirus e scuola a distanza: i primi dati 
Una indagine sulla "Scuola a distanza" 

 

Contributi su cui riflettere
Articoli usciti in questi mesi che consentono un approccio problematico 
dinamopress
21 maggio 2020
Naomi Klein 
Screen New Deal
El Diario
Nuovo Manif
esto

5 aprile 2020   
Ángel Luis Lara
Covid-19, non torniamo alla normalità.
La normalità è il problema
Rete Bessa
6 marzo 2020

Brodo di DAD. Appunti per non farsi bollire a scuola
durante e dopo l’emergenza coronavirus


Wu  Ming
6 marzo 2020

Perché è necessario e urgente liberarsi di Google e come cominciare a farlo

   

 

Appelli e documenti
Proponiamo alcuni appelli o documenti di  forze sindacali, associazioni, gruppi
(che pubblichiamo indipendemente dall'adesione o meno alle loro posizioni)
     
   

 

Mariangela Gualtieri, Nove marzo duemilaventi, da "Doppiozero"

 

Suggerimenti bibliografici e letture 
Volumi, articoli di inquadamento e approfondimento
Il Mulino, 2019, pp. 148 M. Gui, Il digitale a scuola. Rivoluzione o abbaglio?
Il Saggiatore, 2019, pp. 197 A. Vespignani , L’algoritmo e l’oracolo: come la scienza predice il futuro e ci aiuta a cambiarlo
Introduzione di S. Camusso, Ediesse Edizioni, 2019, pp. 160 AA. VV., Contrattare l’innovazione digitale. Una cassetta degli attrezzi 4.0
LUISS, 2019, pp. 622 S. Zuboff, Il capitalismo della sorveglianza. Il futuro dell’umanità nell’era dei nuovi poteri 
LUISS, 2019, pp.207 E. Sadin , Critica della ragione artificiale. Una difesa dell’umanità
Giulio Einaudi Editore, 2018,
pp. 216
E. Sadin, La silicolonizzazione del mondo.L’irresistibile espansione del liberismo digitale
Traduzione Valerio Mattioli, 
Nero Editions,  2018p. 154,
M. Fisher , Realismo capitalista

Bordeaux edizioni, 2018,
pp. 196

P. Sordi, La macchina dello storytelling. Facebook e il potere della narrazione nell’era dei socia media
Presentazione da Liberi di scrivere
Adelphi, 2018, pp 186. P. Zellini, La dittatura del calcolo
il Mulino, 2015, pp.140 A. Scotto di Luzio, Senza educazione. I rischi della scuola 2.0
Roma-Bari, Laterza, 2013,
p. VI, 130, 
R. Casati ., Contro il colonialismo digitale. Istruzioni per continuare a leggere 
Recensione di Valeria Lo Castro

 

 
 
 

Apriamo uno spazio di analisi, confronto ed elaborazione condivisa, finalizzato a raccogliere idee, interpretazioni e proposte per la salvaguardia e la ridefinizione dei presupposti fondanti della scuola pubblica, quale dovrebbe derivare dal mandato Costituzionale.

Perché questa esigenza

Va da sé che se si sente questa esigenza è perché si ritiene che
- la scuola non riesca da tempo ad assolvere al proprio compito istituzionale;
- non siano adeguate, se non controproducenti, le stesse ipotesi di cambiamento adottate o emerse  in questi ultimi anni;
-  le recenti drammatiche vicende legate all'emergenza sanitaria e al modo di fronteggiarla abbiamo prodotto ulteriori danni;
- le prospettive per il futuro, come si vengono profilando, non facciano che alimentare perplessità e preoccupazioni.

Lo spazio è aperto a chiunque voglia partecipare alla riflessione, a partire da alcuni punti fermi che andremo esponendo nei primi contributi di orientamento e messa in campo dei problemi.

Il fine ultimo è ridare forza, senso e prospettiva alla funzione istituzionale, democratica ed emancipante della scuola pubblica, che è stata duramente messa alla prova da decenni di impoverimento di risorse e di inquinamento del suo ruolo costituzionale. Il processo stesso con cui ne è stata sancita l'autonomia istituzionale  ha avviato un processo di involuzione deistituzionalizzante e la scuola non è mai sata così asservita alle logiche esterne, ai processi di mercificazione di ogni sua componente, ai portatori di altri interessi, come da quando è, almeno e del tutto solo formalmente, "autonoma".

Lo stato di crisi e le conseguenze dell'emergenza sanitaria

Alti tassi di abbandono, profonde disuguaglianze distribuite tra e dentro i territori, canalizzazioni diseguaglianti precoci e rigide, esiti nel complesso insoddisfacenti rispetto a parametri diversi, confusione estensiva sulle finalità da perseguire e le metodologie da adottare, sistema di valutazione ossessivo sempre più orientato al condizionamento e meno alla ricerca: la scuola italiana presentava lacune anticostituzionali anche prima dell'emergenza sanitaria e della conseguente chiusura delle scuole come spazio fisico e relazionale in condizioni di prossimità.

Questa circostanza e il modo con cui è stata gestita non ha fatto che peggiorare le cose.

E ora, appare assai elevato il rischio che qualcuno voglia costruire il futuro usando le macerie dell'emergenza, alcune inevitabili altre meno, come pietre miliari del mondo nuovo, senza una adeguata riflessione critica sulle macerie che già avevamo alle spalle, sulle contraddizioni dell'esistente,  su ciò che le ha prodotte, su quanto è davvero avvenuto e sulle teorie e gli interessi che si propongono di reiterarlo.

Il ragionamento sull'incidenza dell'uso delle tecnologie dell'informazione, della comunicazione e, secondo alcuni, anche dell'apprendimento non vorremmo  fosse il centro della discussione. Anzi, se esasperato e ridotto a schieramenti contrapposti, diventa un falso problema, ma inevitabilmente, per la stagione che stiamo vivendo, è un passaggio ineludibile. Forse anche un punto di partenza.

Prima, durante, dopo...

Il "prima" non era certamente sempre e ovunque una condizione verso cui desiderare un ritorno senza cambiamenti; il "durante" è stato traumatico e limitante ma certamente anche nelle emergenze si può imparare; per il "dopo" è bene diffidare sia di chi ha già individuato nell'emergenza soluzioni prêt-à-porter, sia di chi nega ogni eventualità di cambiamento indotto da ciò che abbiamo attraversato. Ciò che conta, forse, è guardare al tutto nella prospettiva di una nuova normalità da riconquistare, magari migliore della precedente, in parte  nuova, ma che non abbia i tratti di una eterna emergenza. E soprattutto non sia un trucco per intensificare alcune costrizioni dell'emergenza, spacciandole per ormai radicate o immodificabili. A partire dal "distanziamento".

Da ogni tipo di distanziamento, umano, sociale, politico, tecnologico e culturale in primis.  Il primo obiettivo da cui liberare noi tutti, e anche la scuola e le sue didattiche, sarà proprio la distanza imposta o obbligata, per riconquistare nuove forme di vicinanza, di lavoro cooperativo e di equità, nella quali la solitudine o la separatezza siano scelte reversibili e non imperativi o stati di necessità. 

23 maggio 2020 - Mario Ambel, Marco Guastavigna, Luigi Tremoloso

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