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22/11/2022

A margine del bollino sulla scuola fragile

di Valentina Chinnici e Giuseppe Bagni

Sulle dichiarazioni del Presidente dell’Invalsi Ricci relative al cosiddetto “bollino di fragilità” degli alunni, fornito dall’Istituto su richiesta delle scuole per ottenere i fondi del PNRR, si sono registrate alcune reazioni di comprensibile allarme trattandosi di materia delicatissima.
Alle critiche mosse da Roars e da un duro comunicato della FLC CGIL, secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, Ricci ha replicato così: «Più hai allievi con risultati bassi, più soldi hai: e parliamo di diverse decine di migliaia di euro. È per questo che l’istituto ha restituito ad ogni scuola l’indicatore di fragilità per ogni studente. ... Semplicemente, la scuola chiede ad Invalsi di attaccare il valore di questo indicatore a ciascuna scheda studente, sempre in forma anonima, e il dirigente ne fa quello che ritiene più opportuno... L’idea è proprio quella di fornire indicatori che probabilisticamente individuano dei fragili. Come dire: se ho determinate caratteristiche fisiche, sono esposto a determinati rischi, e mi controllerò per prevenirli». [1]

Il paragone con le caratteristiche fisiche non appare proprio felice, poiché queste ultime sono facilmente individuabili e palesi, mentre la fragilità di cui si parla è un elemento interno e dinamico, così come dovrebbe essere la valutazione. Peraltro non si comprende perché affidare la “rilevazione di fragilità” a prove disciplinari parziali, episodiche e distanziate nel tempo. Non saranno gli insegnanti i più adatti a riconoscere, descriverne e segnalare eventuali fragilità dei propri alunni, visto che li incontrano e li osservano per 200 giorni ogni anno? All'Unione Europea dovrebbe interessare che gli investimenti del PNRR siano efficaci, nient'altro. Agli insegnanti che conoscono i loro allievi spetta il compito di valutarli, nella complessità delle variabili che l'operazione comporta.

Per quanto concerne poi gli aspetti legati alla privacy, inoltre, se è vero che Invalsi non dispone dei nomi degli studenti, è però ovvio che di tali dati può disporre il ministero, visto che è il Sidi che produce il codice univoco assegnato all’allievo presente nell’Anagrafe Nazionale Alunni.

Infine, sarebbe ora, dopo quasi due decenni di rilevazioni di dati, che i tanti Governi e ministeri che si avvicendano a ritmi sostenuti in Italia, prendessero atto che la grande maggioranza degli alunni fragili si trovano soprattutto nei territori fragili, dove non si possono applicare politiche standard, alle quali abbiamo assistito impotenti proprio negli ultimi venti anni. Per fare qualche esempio, sarebbe interessante misurare e valutare in modo scientifico l’impatto che il taglio delle compresenze dei docenti e del tempo pieno e prolungato perpetrato negli anni 2008-2010 ha avuto sui risultati scolastici, così come il dimensionamento scolastico che nel nome di una “razionalizzazione” del personale fa sì che ogni anno vengano accorpate scuole e distribuite reggenze ai dirigenti scolastici anche in quartieri da bollino rosso, dove fenomeni come le dipendenze da crack e altre sostanze sono ormai un fenomeno diffuso e fuori controllo che investe ragazzini di 12-13 anni. Applicare anche a queste scuole fragilissime la soglia dei 600 alunni pena la perdita del proprio dirigente e di una macchina amministrativa adeguata è un’azione scellerata di miopia politica di cui si pagano presto le conseguenze.

Spetta alla politica indirizzare le scelte per combattere il cancro della dispersione scolastica e incrementare il tasso di istruzione dei nostri ragazzi, che incide sul loro benessere e addirittura sulle aspettative di vita come ci ha ribadito l’ultimo report di Save the children.

Ebbene, restiamo convinti che senza un approccio globale all’emergenza educativa cronica del nostro Paese, continueremo a elargire patenti di fragilità da un lato e fondi per progetti disparati dall’altro, creando qualche aula innovativa qua e là, magari dentro plessi di scuole destinati alla demolizione (è giusto il caso, paradossale ma emblematico, di un liceo palermitano che ospita oltre 1500 alunni nel complesso e multietnico quartiere popolare di Ballarò, di cui costituisce faro e presidio di cittadinanza).
Per rispondere ai problemi della Scuola e dei territori che la attraversano è ora di elaborare un approccio e una visione complessa. Il pensiero semplificato produce solo danni. In fondo è questo il messaggio che ogni giorno ci sforziamo di portare in classe.

 

Note


1. "Invalsi, scoppia il caso del «bollino di fragilità» agli studenti", "Corriere della sera", 15.11.2022.

Credits

Immagine a lato : Titolo da "La Stampa", settembre 1962.

Parole chiave: dispersione scolastica

gli autori

Valentina Chinnici Docente di italiano nella scuola secondaria di I grado e Dottore di ricerca in Filologia e cultura greco-latina, è Presidente del Cidi Palermo

Giuseppe Bagni Insegnante di Chimica negli Istituti secondari, Presidente nazionale del Cidi, membro eletto del CSPI.

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