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12/06/2015

La nave degli scugnizzi

di Angela Caruso

Talvolta, per capire la qualità e la direzione di marcia del presente... serve riandare al senso di esperienze passate di valore.

Nell’aprile del 1913 Giulia Civita Franceschi, educatrice sensibile e intuitiva, genio pedagogico, saliva a bordo della Nave Asilo “Francesco Caracciolo”, destinata dal Ministero della Marina alla città di Napoli per il recupero dell'infanzia abbandonata. Per quasi 15 anni, fino al 1928 quando l'esperienza venne interrotta dal regime fascista e assorbita all’Opera Nazionale Balilla, riuscì ad accogliere, educare e formare più di settecento ragazzi.
La “Caracciolo” ospitava sia gli orfani dei marittimi sia i fanciulli abbandonati di Napoli, pericolati e pericolanti, come si definivano nel linguaggio criminologico del tempo, comunemente detti scugnizzi

Il corpo insegnante impegnato a bordo era formato da personale tecnico messo a disposizione dalla Marina e da insegnanti nominati dal Comune di Napoli. L'originale e più che mai innovativo esperimento educativo, definito "Sistema Civita", richiamò l'attenzione di grandi pedagogisti, nazionali e internazionali, come Maria Montessori, e di numerosi studiosi che visitarono la nave, come una delegazione del governo giapponese che vi giunse al fine di trarne spunti per la propria riforma scolastica.
L’impianto educativo era basato non sui criteri della correzione ma sui principi dell'educazione, puntando sui valori della società democratica, quali la solidarietà, la cooperazione, il rispetto, la dignità lavorativa.
La centralità della persona, l’individualizzazione e la personalizzazione degli apprendimenti, il gioco come strategia didattica ed educativa, la deduzione al posto della induzione come metodo didattico, la valorizzazione della dimensione comunitaria, l’interdipendenza tra educazione morale e intellettuale, l’apprendimento cooperativo e laboratoriale erano i pilastri su cui si fondava la scuola di Giulia Civita Franceschi.

Prima della “Caracciolo” ci furono altre similari esperienze, come la Nave Officina “Garaventa” a Genova, operativa dal 1883 e finalizzata ad accogliere giovani che avessero scontato delle pene carcerarie;  la Nave Asilo “Scilla” sostenuta a Venezia da David ed Elvira Levi-Morenos, che dal 1906 funzionava come scuola di pesca per gli orfani dei pescatori dell'Adriatico. Le navi-scuola, nello specifico la “Francesco Caracciolo”, avevano come obiettivo un processo educativo fondato su un assetto democratico, in cui il “fare” e il “si impara facendo” (con gli altri) era quel fine necessario per nutrire l’anima della comunità.
In tal senso ognuno si sentiva un membro attivo per quella società (la nave-scuola) e per la società in generale, perché poteva contribuire con creatività, entusiasmo e impegno ad alimentare quel tanto prezioso bene comune. 

La forza di Giulia Civita Freschi furono il suo entusiasmo, lo spirito combattivo e la convinzione che tutto fosse possibile.
Soprattutto fu in grado di leggere i bisogni della sua società e trovare risposte concrete ed efficaci. Tale esempio pone delle riflessioni circa la nostra cultura educativa e formativa, sul nostro fare scuola, sui traguardi e le innovazioni conquistate.
Il secolo che ci ha preceduto ha lasciato un’eredità variegata: i duri conflitti a fuoco, le guerre fredde, il terrorismo, le armi nucleari, le guerre petrolifere… ma anche la modernità e la modernizzazione, i diritti fondamentali dell’uomo, il suffragio universale, la scuola di massa, i decreti delegati, la pedagogia costruttivista e attivista, l’abolizione delle classi differenziali, l’abbattimento dei muri e dei confini, la cittadinanza europea e l’aspirazione a quella mondiale, e molto altro ancora…

La sfida della nuova Era è di difendere i diritti conquistati ma anche di andare oltre, affinché i muri e le differenze siano sempre meno, e  il sistema formativo, in tutti i suoi ordini e gradi, possa veramente rispecchiare e mettere in pratica i principi di universalità.
Il compito della scuola è anche quello di capire e potenziare le attitudini di ogni persona, di fare leva sulla motivazione, di insegnare a sognare e progettare, di generare curiosità e passioni, di alimentare la relazione educativa in tutte le sue forme, di conquistare fiducia negli altri, di prendere consapevolezza di cosa vale la pena lottare, di riuscire a conquistare il proprio posto nella società e nel mondo.

Ecco la sfida di ogni insegnante, che prima di tutto deve credere in tali principi e prefissarseli come propri. Solo in tale direzione avverrà la vera rivoluzione e tutto sarà possibile. Se crediamo crederanno, se lottiamo lotteranno, se sogniamo sogneranno, se progettiamo progetteranno, se rispettiamo rispetteranno. Allora avviciniamo la teoria alla pratica, lavoriamo nella concretezza, nella fattività, sperimentando, collaborando e osando!
Senza dimenticare una lunga strada di storia, fatta di uomini e donne, ma anche di bambini ed adolescenti, che ci hanno tramandato veri trattati di vita, quelli della gente comune che non ha mai smesso di credere e lottare.

Per saperne di più


"Giulia Civita Franceschi e la Nave degli scugnizzi", marzo 2013, da www.progettomediterranea.it ; immagine in occasione della  Mostra Foto-Documentaria sulla Nave Asilo “Caracciolo”, realizzata a Cosenza ndel 2023, da 
R.A.M. la nave asilo Caracciolo, servizio RAI-storia

Immagini


A lato: "Giulia Civita Franceschi", foto di pubblico dominio; nel testo: "Boys of kindergarten ship Caracciolo - Reading and listening with Giulia Civita Franceschi", immagine di pubblico dominio, entrambe da wikipedia

l'autore

Angela Caruso Docente di scuola sec. di I grado, esperta di didattica della geografia, membro della Segreteria del Cidi Pescara.

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