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17/04/2014

Bocciare o non bocciare?

a cura di Mario Ambel

This the FAQ! Che questa domanda sia poi così frequente (ovvero una Frequently Asked Question), in questa era di voti perduranti, medie infanticabili e registri elettronici autoreggenti forse è un poco eccessivo. Diciamo che è una CAQ, una Cyclic Asked  Question, una domanda ciclica, ricorrente.  Che ogni tanto ritorna.

Ogni tanto infatti qualcuno si ricorda che nella  scuola dell’obbligo,volta all’esercizio attivo delle competenze e attenta alla crescita del Paese, bocciare è non solo inutile e dannoso, ma persino antieconomico: costa e non produce reddito! Cosicché, dopo quelle pedagogiche e psicologiche, ormai abbiamo persino correnti di pensiero contrarie alla bocciatura con motivazioni economiche. Argomento cui il mondo attuale è certamente più sensibile che non alle questioni di natura squisitamente educativa.

Ma andiamo con ordine. Si diceva dei ritorni ciclici della questione. E quindi dei ricordi che la ciclicità del ritorno inevitabilmente innesca...

Per esempio, personalmente ricordo che durante la fase preparatoria dei lavori della Commissione De Mauro (ultimi anni del secolo scorso), in quello che fu uno dei primi impieghi istituzionali dei focus per confrontare opinioni  sul da farsi, ebbi l’infausta idea di suscitare l'interrogativo (a mio modo di vedere del tutto retorico e pertanto superfluo) se nel nuovo “settennio” dell’obbligo avrebbe avuto senso bocciare, o se non sarebbe stato invece più opportuno interrogarsi su modalità diverse di percorrenza e di certificazione finali. Venni sommerso dal dignitoso silenzio dei più e dalle irose contumelie di alcuni. 

Nonostante fossi investito del ruolo di coordinatore dell’area linguistico-letteraria, o forse proprio per questo, rinunciai a porre la questione.  E feci male. Sarebbe stato interessante discuterne davvero, raccogliere le opinioni dei contrari e quelle dei favorevoli. Confrontare le differenti idee di equità che li animano, smussare prima della fortuna della parola e della loro relativa sostanza le vocazioni meritocratiche allora  serpeggianti come sempre, proporre e sperimentare soluzioni alternative...

Ma soprattutto sarebbe stato ed è tuttora opportuno spiegare che chi è contrario alla bocciatura nella scuola dell'obbligo non lo fa spinto da pulsioni egualitariste (c'è sempre chi tira in ballo il '68 e il "sei politico") ma anzitutto per ragioni pedagogiche.

Nella mia lunga carriera di insegnante di scuola media, ricordo molte bocciature del tutto inutili, pochissime davvero salutari (forse una o due in più di trent'anni), ma una quantità innumerevole di classi e di allievi rovinati dalla presenza dei bocciati, che inevitabilmente finivano col diventare nocivi a se stessi e agli altri.

E soprattutto sa, chi insegna nella scuola dell'obbligo, che non esiste una sufficienza, ma tanti modi diversi di... inseguirla e di raggiungerla, eguali (questo sì) nella loro diversità. L'equità (e se si vuole persino l'eguaglianza) nella scuola di base consiste nel dispiegamento, nella coesistenza e nel rispetto delle diversità.

Viviamo in una società sempre più plurale, ma qualcuno continua a perpetuare una scuola che ristagna nel pensiero unico: individualista, meritocratico, competitivo, frenetico, auto ed etero distruttivo. Ma ora finalmente... digitale!
Forse bisognerebbe dismettere quest’ansia meritocratica di competere e di correre per arrivare primi. E dove poi? Forse è venuto il momento di avere l’onestà di ammettere che non c’è più nulla per cui correre e competere e che solo la salvaguardia condivisa di beni comuni e di una civile convivenza ci può salvare dal baratro. E se questa onestà di pensiero non la incarna la società che ci circonda, certo dovrebbe insegnarla la scuola. O forse no? Forse la scuola deve preparare alla giungla e quindi bocciare prima che lo faccia la vita? Ancora qui, siamo?

Questo sarebbe stato interessante discutere... E questo val forse la pena discutere ancora.  Tanto più che, come si è detto, la questione talvolta ritorna...

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Per esempio, ne è un lodevole interprete Pino Patroncini, che spesso analizza il fenomeno sullo scenario di che cosa accade in altri paesi; è  ancora reperibile in rete un suo articolo del 2007  in cui disegnava i diversi scenari di inizio d'anno scolastico, non pochi caratterizzati dalla fiducia che qualche giro di vite avrebbe ridato credibilità e slancio a sistemi scolastici tutti un po' debilitati (Scandinavia esclusa, of course!). E soprattutto è ancora reperibile l'interessante articolo "Bocciare o non bocciare? Un dilemma europeo", redatto sull'onda del lieve aumento di bocciature che si verificò sotto il regno del Ministro Gelmini, dopo la reintroduzione dei voti (e delle bocciature con una sola insufficienza) nella scuola di base. Ne usciva un panorama variegato, nel quale  "esistono praticamente tre sistemi: quelli che non bocciano, quelli che bocciano solo alla fine di un ciclo e quelli che bocciano o promuovono ogni anno". Ma si tratta anche di norme per le quali le eccezioni sono molto più frequenti del rispetto della regola.

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 La scuola di base è praticamente gratuita, persino i libri vengono pagati con sovvenzioni statali. Terminata la "Grundschule", cioè la scuola che va dai 6 agli 11-12 anni, il che avviene con tassi di bocciatura bassissimi, a seconda del punteggio riportato, si viene indirizzati a fare una Hauptschule di 4 anni, per gli studenti meno portati accademicamente, tipicamente indirizzata ad un tirocinio professionale, oppure una Realschule, che a differenza della Haupt è quinquennale, rivolta a chi non sia certo se continuare o meno l'università, con specializzazioni soprattutto nel campo economico e tecnico-informatico, (per inciso: è la scuola più gettonata in assoluto), o il Gymnasium, di cinque anni e mezzo, la scuola dei bravi e dei cosiddetti "secchioni", al termine del quale si riceve una abilitazione (Abitur) e si viene contattati direttamente dalle migliori università in caso di punteggio finale molto alto.
da L'OCSE-PISA invita i paesi europei a "bocciare di meno", Agoravox, luglio 2009.

Nel tempo che  intercorse in Italia fra la legge del 2008, che reintroduceva i voti nella scuola di base, e il faticoso Regolamento attuativo del 2009 (ne abbiamo parlato nel "caso" di marzo)  era stato l'OCSE a sollecitare i paesi europei a "bocciare di meno".

Ne aveva parlato, nel luglio del 2009, Lucia Failla in un articolo apparso sul sito Agoravox, nel quale avanzava il sospetto che il monito e le relative soluzioni (alla tedesca, per intenderci) non dovessero far esultare "a sinistra". La descrizione del sistema tedesco (che riportiamo a lato) tendeva infatti a dimostrare come fosse la canalizzazione precoce a consentire in Germania bassi tassi di bocciature.  
Come dire: non li bocciamo durante la scuola di base, ma li osserviamo e selezioniamo, in modo da orientare la scelta futura. Ha ragione l'autrice dell'articolo: non è una soluzione "di sinistra", per quanto sbiadita possa essere ormai la categoria!
L'articolo si risolve in un vero peana del sistema duale tedesco e ci ricorda che questo continua a essere lo spartiacque irrisolto del nostro sistema scolastico, che, non sapendo scegliere, ha finto di innalzare l'obbligo a 16 anni tentando di aumentare la canalizzazione e riuscendo di fatto solo ad aumentare la dispersione scolastica che avrebbe dovuto combattere.
Per questo ha senso parlare di bocciatura nella scuola dell'obbligo, ma forse avendo il coraggio di cambiare paradigma, ovvero rinunciando proprio alla natura fondativa del sistema tedesco: la differenza fra destino "manuale" e destino "accademico", tanto più che è fondato il sospetto che, così come li abbiamo fin qui intesi, siano finiti entrambi. Ma di questo riparleremo un'altra volta. Ora torniamo alle bocciature.

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Dell'invito dell'OCSE si parlò ancora.  E con accenti diversi. Lo fece, per esempio, nel 2012, Francesca Puglisi, al tempo responsabile scuola del PD e oggi senatrice, in un articolo apparso su Orizzonte scuola.it  dal titolo Bocciare costa, nel quale riprendeva la rinnovata sollecitazione dell'Organismo internazionale: “L'Ocse invita l'Italia a investire in educazione di qualità per fermare la dispersione scolastica. Chi vede nel docente una sorta di sergente di brigata che boccia e premia, ha una visione della scuola forse poco adeguata alla società del terzo millennio."  
L'articolo di Francesca Puglisi non mancava di elencare i desiderata di una politica (di sinistra?) contraria alle bocciature, quasi tutti disattesi, ovviamente.
In quell’occasione la rivista Orizzonte scuola.it  organizzò anche un confronto fra i lettori. Le risposte si possono ancora leggere,  in calce all'articolo. Consiglio di farlo. Si potrà verificare un'interessante ventaglio di posizioni. Altrettanto interessanti, anche se con sfumature diverse, sono le risposte allo stesso quesito che si trovano, nell'area  "Answers" di Yahoo: sono un po' datate, ma sempre attuali.
Si va dalla difesa strenua delle bocciature in nome della giustizia nei confronti di chi studia  e fatica (un classico dei favorevoli) alla constatazione che la bocciatura ha spesso retrotrerra socio-ambientali più che cognitivi (un classico dei contrari). Ma in mezzo anche alcune riflessioni e analisi che val la pena leggere. Quasi tutte favorevoli alla bocciatura.
Ne scegliamo due, trascrivendone l'attacco, per poi rimandare direttamente all'intero testo, nei due siti indicati: diverso lo stile, forse dalle due parti della barricata; eguale la sostanza e simile l'anonimato digitale...

Assolutamente sì. E il prima possibile, non dando sempre possibilità su possibilità.
Ci sono miei compagni che prendono tre all'interrogazione di storia, e quando vai da loro a chiedergli perché non la studiano, ti rispondono invece che è perché non la capiscono e sono costretti ad andare a ripetizioni. che diavolo c'è da capire nella storia? Come ci sei arrivato in un quarto liceo scientifico senza saper studiare manco due date a memoria per prendere uno straccio di sei? O la letteratura italiana. Non sanno fare un discorso coerente, non sanno studiarla , non la capiscono. Nei temi coniugano i verbi sbagliati, non capiscono la traccia, non sanno mettere due frasi collegate in modo da avere un filo logico e un po' di coerenza. Ti sembra normale? poi intanto arrivano 'sti ragazzi che escono dalle superiori, che non hanno né un briciolo di cultura né un metodo di studio e vogliono pure presentarsi all'università. Ridicolo. E tutto perché i prof li hanno graziati anno per anno, perché l'ultimo mese di scuola si sono messi sui libri e hanno preso qualche buon voto alle interrogazioni.
Bella scemenza.
moon light da  "Answers" di Yahoo

Certo che si deve bocciare se vogliamo premiare il merito!
Non è solo una questione sociale (anche se, non si può negare, il retroterra culturale può essere spesso fondamentale), ma anche di impegno, attitudine al lavoro, serietà dello studente. Perché mandare avanti chi accusa lacune enormi? Che senso ha?
Dà aria fritta la retorica utilizzata per dire che "Non bocciare non vuol dire, però, permissivismo e lassismo, né significa abbassare la qualità, anzi è esattamente il contrario". Ma davvero? Insomma, con una bacchetta magica i ragazzi (che sanno benissimo che non verranno mai bocciati) comincerebbero a lavorare, riuscendo dove prima non riuscivano, avendo successo oltre ogni previsione. Ma questa è una favola o la realtà?
Da un atleta che fa una grande prestazione ci si aspetta un lavoro alle spalle immenso; da uno studente nulla di tutto questo: dovrebbe andare bene per grazia ricevuta e, chissà perché?, qui fatica e impegno sono considerati un'oscenità! 


ontoteologia da Orizzonte Scuola

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Più recentemente Alex Cortazzoli, febbraio 2013, in un articolo apparso sul Fatto quotidiano, ha ripreso l'argomento e ha riportato un'ipotesi tedesca (di nuovo!): " A fermare la meritocrazia è arrivata la notizia di una proposta della coalizione Spd-Verdi della Bassa Sassonia che vorrebbe l’abolizione della bocciatura in tutte le scuole del Bundesland". Ma sarà di... sinistra?
Prosegue Cortazzoli, riportando i dati non solo delle bocciature (come sempre molto più alte ai professionali che ai licei), ma anche dei loro costi: "...gli esperti dell’Ocse hanno calcolato che ogni bocciatura costa in media tra i 10 e i 15mila dollari annuali. In paesi come la Spagna, il Belgio o l’Olanda, i “ripetenti” incidono sul 10% del budget complessivo per l’educazione".

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Insomma, il Governo potrebbe abolire le bocciature e far su un po' di cassa!  Ora che abbiamo anche qualche buon motivo di natura economica... quello che ci manca è la ferma convinzione di chi la bocciatura la deve in ultima analisi sancire, ovvero noi insegnanti. Oltre al fatto che in questo Paese vige tuttora una legge che è una vera e propria istigazione all’ipocrisia istituzionale e al falso in atto pubblico, che afferma che nella scuola scuola secondaria di I grado si dovrebbe bocciare anche con una sola “insufficienza”. Ovviamente nessuno si sogna di applicarla, ma tutti preferiscono falsificare gli atti ufficiali degli scrutini che affermare che quella legge è sbagliata, frutto di un ineguagliabile mix di presunzione e ignoranza.

Tra molti docenti "democratici" permane vigorosa la corrente di pensiero per cui bocciare è salutare e più equo di carriere scolastiche immeritate o sostenute a forza di ripetizioni e di contesto socio-economico familiare. Argomento molto frequantato, in particolare nelle superiori. Ma non solo.
Ne scegliamo una testimonianza a caso, quella di un professore di liceo classico, Massimo Rossi di Montepulciano, che nel suo blog argomenta a favore della bocciatura, con l’inevitabile corredo di pareri pro e contro, anche qui espressi sotto la tutela dei  vari nomignoli da circolo dei digitali anonimi.
Ma vogliamo anche suggerire la lettura di un articolo di Mauro Piras, anch'egli insegnante di liceo classico e collaboratore di insegnare, uscito su Le parole e le cose, di tutt'altro tenore, fin dal titolo: Abolire le bocciature!

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Insomma, vorremmo che ci si ragionasse ancora, ma anche in questo caso, come già per i voti, sarebbe anche importante arrivare a qualche conclusione. Noi, come rivista, saremmo anche disposti a condurre una battaglia per abolire le bocciature nella scuola dell'obbligo e per introdurre i giusti correttivi: classi aperte, percorrenze diversificate, percorsi di recupero non fasulli, certificazioni oneste e svincolate dall'assillo della "sufficienza"...

Sarebbe un bell’esempio di rottamazione di idee e pratiche  balorde se si decidesse di abolire in un colpo solo voti e bocciature nella scuola dell’obbligo. Forse è venuto il tempo di superare, uno a uno, gli effetti nefasti della stagione gelminiana. In attesa di ritrovare anche i fondi per ricominciare a investire davvero sul sistema di istruzione, liberiamoci almeno dei fardelli ideologici. E visto che si risparmia, si potrebbe  reinvestire il risparmio in scelte di qualità vera.

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Intanto ne vogliamo parlare. Per questo abbiamo pubblicato l'articolato e documentato saggio DIECI TESI intorno alle bocciature di Lorenzo Lotti; di questo parlano anche l'articolo di Angela Caruso "Agli svogliati date uno scopo" e  l'ultima istanza di Maurizio Muraglia, Se lo promuoviamo; questo argomento è affrontato in modo più diretto dall'articolo Si può bocciare nel primo ciclo? e indirettamente da A proposito di "inclusione" di Luigia Amoroso e altri ne seguiranno...

 

Credits

Immagine a lato: Calcografia dal front. di: Apologia della giurisprudenza romana, o note critiche intorno al libro intitolato: Dei delitti e delle pene / [Antonio Giudici]. - Milano : presso Giuseppe Galeazzi ..., 1784. - fol. [F.A. Triani 72

 

 


 

l'autore

Mario Ambel Per anni docente di italiano nella "scuola media"; esperto di educazione linguistica e progettazione curricolare, Direttore di "insegnare".

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