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10/01/2014

Invalsi: Presidente cercasi - I parte

a cura di Mario Ambel

Appare inevitabile dedicare il “caso” d'apertura del 2014 alla scelta del futuro Presidente dell'Invalsi, non certo per alimentare una polemica già assai vivace - di cui diamo conto in questa pagina - ma, se possibile, per contribuire allo sviluppo di un dibattito costruttivo e fondato, attorno a una questione decisiva e strategica per la scuola italiana. E soprattutto perché riteniamo che la scuola non possa disinteressarsene.

Un'occasione da non perdere
Il 7 gennaio è scaduto il termine per la presentazione delle candidature alla Presidenza dell'Invalsi. Vale la pena dedicare una qualche attenzione a questa circostanza e alle sue implicazioni, fornendo qui una rassegna dei fatti e delle posizioni finora emerse, perché riteniamo che questa occasione non vada sciupata.
Pensiamo infatti che in gioco non ci siano solo il nome o le idee del futuro Presidente dell'Invalsi, ma molto di più: ci sia il futuro del sistema nazionale di valutazione - la sua autonomia, i suoi orientamenti, le sue scelte, le sue modalità di azione - quindi, indirettamente (e seppure in virtù di quella enfatizzazione recente del ruolo della valutazione su cui già molti potrebbero dissentire) il futuro della scuola stessa.
Dopo, a giochi fatti, abbiamo la sensazione che sarà troppo tardi o che comunque si sarà persa un'occasione per far coincidere una scelta di vertice con un confronto democratico su un aspetto nevralgico del sistema e del suo governo.

La procedura adottata
La procedura adottata in questa circostanza dal Ministro deriva dal Decreto legislativo 31 dicembre 2009, n. 213, che disciplina il riordino degli enti di ricerca (in attuazione dell'articolo 1 della legge 27 settembre 2007, n. 165) e che all'art.11 prevede: “Ai fini della nomina dei presidenti e dei membri del consiglio di amministrazione di designazione governativa, con decreto del Ministro è nominato un comitato di selezione, composto da un massimo di cinque persone, scelte tra esperti della comunità scientifica nazionale ed internazionale ed esperti in alta amministrazione, di cui uno con funzioni di coordinatore, senza nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio del Ministro”.
Com'è noto i cinque esperti designati dal Ministro con Decreto del 29 novembre 2013 sono in questo caso Tullio De Mauro, presidente, linguista e già ministro della Pubblica Istruzione; Benedetto Vertecchi, pedagogista e già Presidente del CEDE; Clotilde Pontecorvo, psicologa dell'educazione; Cristina Lavinio, docente di didattica delle lingue moderne e Giorgio Israel, matematico; tutti docenti universitari.

REQUISITI
I candidati dovranno essere in possesso dei requisiti di professionalità riportati nelle disposizioni richiamate in premessa e nelle disposizioni dello Statuto dell’INVALSI e, in particolare, debbono non aver già svolto un doppio mandato (nel ruolo per cui si candidano) presso lo stesso Ente, come previsto dall’art. 8, comma 2, del citato decreto legislativo n. 213 del 2009.
Dovranno, inoltre, essere in possesso dei requisiti generali di onorabilità previsti dalla legge e, in particolare, debbono godere dei diritti civili e politici, non aver riportato condanne penali e non essere stati destituiti o dispensati dal servizio per aver prodotto documenti impropri.
Inoltre, il Comitato di selezione, nel rispetto del principio di pari opportunità, terrà in considerazione anche i seguenti elementi:
a) competenza specifica in materia di valutazione di sistemi di istruzione e formazione, comprovata da pubblicazioni scientifiche;
b) comprovata esperienza nella gestione del sistema nazionale di valutazione dell’istruzione e formazione;
c) conoscenza delle metodologie di valutazione dei sistemi di istruzione e formazione di altri paesi;
d) conoscenza delle caratteristiche evolutive e istituzionali del sistema italiano di istruzione e formazione;
e) conoscenza delle dinamiche dell’effettivo funzionamento del sistema nazionale di istruzione e formazione, anche in confronto a quelle di sistemi di altri paesi;
f) esperienza di direzione di strutture ed enti di ricerca, ed esperienza diretta di insegnamento, coordinamento di insegnanti, direzione di scuole, coordinamento di reti di scuole;
g) conoscenza della lingua inglese e di una o più altre lingue straniere.

da Avviso di chiamata pubblica alla candidatura per la presidenza dell’ (INVALSI)

Il loro compito è delineato nell' “Avviso di chiamata pubblica alla candidatura per la presidenza dell’Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione (INVALSI)” redatto a firma del Presidente del Comitato.
Il Comitato di selezione “esamina le domande e i requisiti di ammissibilità di ciascun candidato. Conduce l'istruttoria avvalendosi delle informazioni e dei documenti ricevuti. Al termine dell'istruttoria e, ove possibile in ragione del numero dei candidati che hanno presentato domanda, propone al Ministro una rosa di cinque nominativi per la carica di Presidente, tra i quali il Ministro effettuerà la propria scelta”

L'elaborato in 12000 battute
La procedura era già stata seguita in casi precedenti. Qui, per l'Invalsi la novità procedurale è l’assegnazione di un “compito” a ogni candidato, che dovrà infatti produrre un “elaborato che illustri sinteticamente, possibilmente in non oltre dodicimila battute, le principali linee d’intervento e strategie di sviluppo sulle quali si intenda orientare la funzione di indirizzo” nel caso in cui egli assuma la presidenza dell’Invalsi”.
Non sappiamo se e quanto il Comitato trarrà qualche giovamento dalla lettura di questi propositi , se e in che modo il candidato sarà poi vincolato a quanto esposto, oppure se il Comitato e soprattutto il Ministro lo sceglieranno in funzione della corrispondenza fra il proprio pensiero e quello espresso nelle ipotesi programmatiche dei candidati.

Certo è che i fondamenti teorici e metodologici, i propositi, le idee, le prospettive, le intenzioni, possibilmente l'idea di scuola (e di società) che si evince dall'idea di valutazione dei candidati non sarebbe male che fossero invece oggetto di dibattito pubblico. E non solo dei candidati ma di altri, che possano contribuire a elaborare quelle idee e quelle posizioni, poiché, alcuni nodi non risolti ci sono certamente e determinano delle scelte di campo dalle conseguenze non indifferenti.
Vediamo se e come essi stanno emergendo dal dibattito in corso. Un'altra novità è infatti costituita dal confronto apertosi in questa occasione sulle procedure (su queste in modo non molto elegante) ma anche sulla valutazione di sistema (e questo non è certamente un male).

La lettera di pedagogisti e psicometristi

Il 1 dicembre 2013 alcuni ”pedagogisti e psicometristi” scrivono una lettera al Ministro  per “denunciare il loro disagio per l’uso inappropriato degli strumenti di misura degli apprendimenti e, in particolare, delle prove strutturate. Se la Docimologia e la Psicometria vengono espropriate ai settori scientifici di competenza e affidate a consulenti ed esperti c’è il rischio che valutazione degli apprendimenti venga invalidata da un uso improprio delle metodologie di costruzione delle prove e di rilevazione, analisi e interpretazione dei dati.”

 “ Nell’offrirle la nostra collaborazione vorremmo anche sottolineare che se i problemi dell’assessment e della valutazione sono veramente rilevanti è necessario avviare una strategia di formazione che doti il paese delle competenze necessarie ad evitare il rischio che le opportunità derivate da un corretto modello di valutazione degli apprendimenti vengano invalidate da un uso improprio delle metodologie di costruzione delle prove e di rilevazione, analisi e interpretazione dei dati”.
Dalla  Lettera al Ministro di pedagogisti e psicometristi del 1.12.13

La lettera sembra voler attirare l'attenzione del Ministro su inconvenienti di una certa gravità che non sarebbero stati sufficientemente evitati nel recente passato, di fatto per aver ignorato la presenza e il ruolo di chi si occupa scientificamente e per mestiere di valutazione di sistema: “Specifici errori nella costruzione o nell’uso di questi strumenti, invece di contribuire a diffondere una seria cultura della valutazione rischiano di generare incidenti di percorso, gettando discredito su pratiche scientifiche che nel tempo hanno consolidato procedure e modelli di analisi rigorosi e affidabili.”

La lettera ha tra i primi firmatari Fabio Lucidi, Pietro Lucisano e Renata Maria Viganò; seguono un centinaio di firme. I commenti successivi alla pubblicazione della lettera non sembrano orientati a intervenire più di tanto nel merito di che cosa dovrà fare l'Invalsi del futuro. Se mai rivelano disagi antichi e recenti che sul tema della valutazione non risparmiano mai nessuno e nessun luogo.

Per cambiare rotta rispetto all’Invalsi, il governo Letta e il ministro Carrozza hanno sfruttato l’opportunità di nominare i cinque esperti del comitato che dovrà selezionare la rosa dei candidati alla presidenza dell’Istituto, vacante dal 4 dicembre. La maggioranza di loro si è espressa contro il recente operato dell’Invalsi. Per capirci meglio, i prescelti ritengono che i test Invalsi non debbano continuare a essere uno degli strumenti per misurare gli apprendimenti scolastici dei nostri figli in modo standardizzato e confrontabile tra classi e scuole diverse. Ritengono che questi test, sebbene normalmente utilizzati in molti altri Paesi, non siano di alcun aiuto nell’individuare eventuali situazioni patologiche nel sistema scolastico italiano, anzi siano dannosi perché figli di una deriva economicistica, quantitativa e irrispettosa delle non misurabili ricchezze spirituali degli individui e della complessità del lavoro di un docente. È lecito immaginare che un comitato con queste posizioni sceglierà un presidente che cambierà radicalmente la faccia dell’Invalsi e porrà fine alle misurazioni standardizzate introdotte negli anni recenti, per passare ad altre forme di valutazione delle scuole sulle quali finora si sono sentite solo idee molto vaghe e confuse. Questa decisione lascia perplessi soprattutto per il metodo con cui è stata presa. Qui è in gioco una questione strategica per la crescita del Paese: ossia come risollevare la scuola italiana.
Da A. Inchino, "Valutazione nella scuola: davvero il Ministro vuole smontare l'Invalsi?", Corriere della sera, 6.12.13.

Un sospetto
Il 6 dicembre 2013 Andrea Ichino interviene sul “Corriere della Sera” a proposito delle nomine del Ministro, individuando nella scelta fatta l'intenzione di smantellare l'Invalsi. L'articolo si intitola infatti: “Valutazione nella scuola: davvero il Ministro vuole smontare l'Invalsi?”. Questa la motivazione esposta nel sommario: “Tre nomine nel comitato che dovrà scegliere il Presidente inducono a pensare che il Ministro dell'Istruzione abbia deciso di invertire la rotta sul controllo di efficacia del sistema educativo col metodo dei test standardizzati”.
Andrea Ichino esplicita dunque il dubbio che dietro queste nomine ci sia la volontà di cambiare rotta, ovvero di smentire quanto finora l'istituto ha cercato di fare e che, almeno dal suo punto di vista, va così inteso e quindi salvaguardato: “Un cambiamento di questa entità in un settore cruciale come quello della scuola dovrebbe essere reso esplicito dal governo e, data la sua valenza, anche approvato dal Parlamento. Di certo non dovrebbe essere fatto passare di nascosto, all’insaputa dell’opinione pubblica di cui fanno parte anche molte persone (ahimé troppo silenziose) che vedono nei test Invalsi uno strumento almeno altrettanto utile quanto il termometro che usiamo per misurare la febbre ai nostri figli. Ossia, un indicatore imperfetto (ma relativamente poco costoso rispetto agli altri disponibili) di una possibile patologia che deve poi essere eventualmente studiata e confermata con ulteriori analisi più approfondite”.

E qui compare una delle idee forti delle posizioni che, al di là delle polemiche, si confrontano da tempo sulla questione: la valutazione di sistema come leva strategica per risollevare la critica situazione della scuola italiana, e, nel caso specifico, una valutazione capace di misurare differenze, qualità, efficienze, condizioni di crisi cui porre rimedio. E che per raggiungere questo risultato si avvale di test standardizzati, ovvero eguali per tutti, che diano esiti attendibili e comparabili. Sullo sfondo il ruolo della valutazione di un servizio pubblico la cui importanza e interesse travalicano gli addetti ai lavori e vanno quindi affidati a chi possa valutarne l'operato da posizioni disinteressate. Talvolta par di capire anche quando gli interessati non lo gradiscano.


LA REPLICA DEL PRESIDENTE - «Non so niente di queste beghe tra fazioni», sbotta il presidente della commissione, l’ex ministro all’Istruzione Tullio De Mauro, oggi professore emerito nella facoltà di Scienze umanistiche all’università “La Sapienza” di Roma. «Mi hanno raccontato che Ichino ha attaccato violentemente i test Invalsi, ma il nostro compito non è quello di cambiarli: dobbiamo solo scegliere delle persone degne, esperte di didattica, di scuola e di rendimento e presentare una rosa al ministro». L’Invalsi allora va bene così com’è? «Bisognerebbe dargli più autonomia, dovrebbe essere davvero un organo terzo e non dipendere dal ministero. Ma questo non è compito nostro, andrebbe cambiata la legge. I test vanno bene, andrebbero articolati meglio, cosa che non sempre è stata fatta: ma anche questa è un’altra questione che non ci riguarda».
Da intervista al "Corriere della sera" del 9.12.13

Un comitato ostile all'Invalsi?
Chi siano i tre “saggi” ostili all'Invalsi attuale, Ichino non lo dice: altri faranno i nomi. Del resto, due di loro, Benedetto Vertecchi e Giorgio Israel pubblicamente e a più riprese hanno espresso le loro riserve sulle scelte dell'Invalsi, ma non è detto che l'abbiano fatto per le stesse motivazioni e con gli stessi intenti. A riprova si possono leggere alcuni loro interventi pubblici: coerentemente non hanno mai celato le loro opinioni. Si veda, per esempio, l'articolo di Benedetto Vertecchi comparso su l'"Unità" nel maggio scorso, in cui egli contesta alcune procedure metodologiche in atto da parte dell'Invalsi e denuncia l'eccesso di clamore e di strumentalizzazione che accompagna la divulgazione degli esiti. Oppure si può leggere l'articolo di Giorgio Israel che sul suo blog mette in dubbio l'attendibilità dei dati non soltanto dell'Invalsi ma anche del mitico Ocse-Pisa.
Sul terzo componente ostile, ciascuno faccia le sue ipotesi... ma molti, nel procedere della polemica, hanno infine ipotizzato che tutti e cinque siano ostili o quanto meno perplessi sulle attuali modalità d'azione dell'Istituto. Fino al paradosso, avanzato dai più creativi, che il Ministro li abbia nominati per metterli in condizione di… non nuocere!
A tali sospetti hanno risposto Tullio De Mauro e Benedetto Vertecchi, intervistati sempre dal “Corriere della Sera”, e sul suo blog Giorgio Israel.
Tutte risposte, tra l'altro, in cui si difende l'autonomia dell'istituto e la priorità delle finalità educative della scuola. E non è poco.

L'ADI e la difesa dell'esistente
La posizione di Andrea Ichino a difesa dell'esistente non è certo solitaria. Lo testimoniano i successivi interventi a suo sostegno e il fatto stesso che siano ospitati dal “Corriere della Sera” non dà loro certo una posizione marginale e priva di risonanza.
A questo punto anche l'ADI (Associazione docenti italiani) nella sua efficace news letter interviene sul tema e nella stessa direzione. E l'intervento non lascia scampo, fin dal titolo - “Assalto all'Invalsi” - e dalle immagini, ironicamente aggressive e di ispirazione militaresca o da film western. L'ADI riprende e avvalora i sospetti di Andrea Ichino e indica i termini del contendere e gli obiettivi dell'operazione in atto nell'abbandono dei rilievi “censuari” e nell'eliminazione delle prove dagli Esami di Stato.

“Dove vogliono andare a parare? Vogliono essere loro a fare meglio il lavoro degli attuali esperti INVALSI? O dare copertura accademica alla sospensione della diffusione capillare dei dati sull’istruzione, chiudendo ancora una volta gli occhi sulla situazione preoccupante della scuola nel nostro Paese con le sue drammatiche differenze! I dati non sono la soluzione dei problemi, ma l’indispensabile premessa per risolverli! Per questo dobbiamo essere grati all’INVALSi per il lavoro svolto in questi anni, pur tra mille difficoltà ed ostilità, e dobbiamo impegnarci a difenderlo, sostenerlo e anche, certo, a migliorarlo, ma senza cedimenti e retrocessioni.”
Da “Assalto all'Invalsi”, news letter Adi, 9.12.13

Inoltre l'ADI individua i sostenitori del “colpo di mano” proprio nei pedagogisti estensori della lettera al Ministro, definiti “95 accademici”.
E non mancano nella critica dell’ADI altri oggetti del contendere, sia pure sottesi alla disputa: il valore legale del titolo di studio e l'equità. A questi “must” della sinistra (non esplicitamente nominata) è dedicato l'affondo finale:“Non è forse uno dei must del pensiero progressista nella scuola quello di valorizzare tutte le intelligenze, anche quelle “naturali” che si trovano in strati sociali non favoriti? Le prove esterne (in Germania sono state adottate da tempo addirittura nel loro prestigioso Abitur) servono anche a questo, uno stimolo cioè a incrementare gli apprendimenti. E’ noto che dopo l’introduzione della Prova Nazionale di Matematica i risultati degli studenti italiani in TIMSS 2011 hanno registrato il maggiore incremento a livello mondiale fra il 2007 ed il 2011.”
Il tutto è esposto in modo così virulento da sollevare il sospetto che si tratti di fuoco di sbarramento, tanto per mettere le mani avanti. La conclusione è perentoria: “Sarà difficile che la scuola riprenda quota nella stima dei cittadini se pensa di sottrarsi pervicacemente ad ogni di tipo di valutazione.”
E qui arriviamo a un altro mito della polemica in atto da anni: chiunque rifiuti il tipo di valutazione che piace a qualcuno viene immediatamente tacciato di essere un lucroso perdigiorno che dilapida nell'ozio denaro pubblico e rifiuta di essere “valutato”.

“In relazione all’apertura delle procedure per l’individuazione del nuovo Presidente dell’INVALSI, i firmatari di questo appello ritengono che l’Italia necessiti di valutazioni standardizzate e confrontabili degli apprendimenti degli studenti e dei risultati ottenuti dagli istituti scolastici e formativi e che la gestione di queste valutazioni debba essere affidata ad un organismo autonomo, scientificamente fondato ed autorevole a livello nazionale ed internazionale, in grado di fornire una fotografia attendibile della situazione del nostro sistema educativo.
[…]
Quanto fin qui realizzato dall’INVALSI va proseguito e perfezionato: ci sono margini possibili di miglioramento, ma tornare indietro sarebbe disastroso.”
Dall' Appello dell'ADI

Un appello dell'ADI
Per verificare quanto le posizioni avverse all'Invalsi non siano in realtà condivise dalla scuola reale, ADI lancia un appello aperto alla sottoscrizione di insegnanti, genitori, scuole.
Il titolo dell'appello non lascia dubbi; è in atto un assalto alla diligenza e l'ADI si schiera a sostegno dell'Invalsi attuale : “Il nuovo presidente INVALSI sia scelto in modo da proseguire e rafforzare l’azione dell’istituto”.
L'appello - sintetico, chiaro, essenziale - sta raccogliendo un buon numero di firme: più di 800, raccolte tra il 16 dicembre e il 7 gennaio, e quindi perlopiù a scuole chiuse. Ed è assai interessante scorrere l'elenco dei firmatari, la serie di nomi, ordini di scuola, località. Talvolta compare un commento: alcuni li riportiamo qui in calce, scelti fra gli ultimi “postati”.
Sono l'espressione della scuola che ha colto nella valutazione attualmente condotta la possibilità di dire (finalmente) come stanno le cose, di esprimere giudizi chiari anche quando scomodi per qualcuno, che crede nei test e alla possibilità di confrontare esiti e fare classifiche; di una scuola che è stanca di essere bistrattata e che vede nella valutazione di sistema un possibile strumento di riscatto. E non mancano certo gli appelli alla serietà, all'oggettività del giudizio,  al merito o a una non del tutto esclusa competitività. È in parte anche la scuola che crede comunque nella possibilità di una valutazione seria e non la disconosce nel lavoro fin qui fatto dall'Invalsi, migliorabile ma non da rifiutare; tra loro ci sono anche alcuni contrari al voto e alla competitività...

I test non sono solo una misura, sono anche un'esperienza formativa.
A. S., ricercatore a riposo, Bologna
Per non perdere una strutturata esperienza nel campo della valutazione e la considerevole mole di lavoro che ha permesso di "fotografare" la situazione reale delle scuole in Italia. E soprattutto per non perdere la possibilità di avere un "osservatorio" indiretto ma preciso sulle metodologie e sulle buone pratiche di insegnamento.
A.M.C., docente secondaria di I grado, Roma
Solo la messa a punto di strumenti fondati scientificamente e comparabili con quelli già esistenti a livello mondiale può garantire una rilevazione degli apprendimenti efficace e mirata all'individuazione delle problematiche esistenti e alla messa a punto di strategie correttive di intervento.
A.C., docente scuola primaria, Roma
Penso che per crescere sia necessaria una autovalutazione e una valutazione esterna.
T.P., docente ITC, Lecce
Una scuola di qualità necessita di valutazioni nazionali censuarie perchè ciascun istituto possa conoscere e lavorare sui propri risultati, nonché lo stato prendere decisioni mirate di politica scolastica x migliorare. Un ritorno al passato sarebbe un buon alibi per l'autoreferenzialità, il non fare, e l'avvallo che la protesta dei docenti (sindacati) fannulloni ha avuto la meglio !!!!!!
M.R.G., Ds ITC, Bologna
Quanto portato avanti dall'Invalsi fino ad oggi é stato di grande aiuto al lavoro che giornalmente si porta avanti nelle scuole.
C.C., Ds, Perugia
Auspico una scuola che riconosca il valore della persona e insegni la formazione e non dia eccessivo valore al voto creando in questo modo una pericolosa poiché dannosissima competizione tra scuole, docenti, e alunni. Auspico altresì che il sistema INVALSI possa essere migliorato.
R.C., genitore, Jesi
Per quanto i test possano essere limitativi per inquadrare perfettamente un esaminando sono l'unica forma reale e rapida per determinare il livello preparativo, la scuola, giustamente di massa, deve essere meritocratica non un larghissimo diplomificio.
M.P., pensionato, Abbiategrasso.
Con tanta fatica abbiamo costruito nelle scuole percorsi di analisi e riflessione su dati restituiti e analisi delle prove. sono stati momenti di crescita professionale per i docenti,tornare al campionamento o a forme locali di prove sarebbe un passo indietro.
I.F., insegnante di scuola primaria, Mirandola
Invalsi misura un apprendimento, il docente valuta; possono e devono esistere entrambe le azioni. Item Invalsi mettono in evidenza cosa rimane dopo che si è dimenticato tutto: è la competenza.
L.L., docente, Bisuschio
La scarsa - o nulla - consapevolezza o l'ostilità dei docenti è una questione assolutamente cruciale che potrebbe segnare una regressione ulteriore e grave nella nostra scuola, soprattutto sec. di II grado: e si direbbe non sia in atto alcuna strategia per affrontarla.
G.C., Ex dirigente, Formatore Adi, Modena

Dalle dichiarazioni dei firmatari dell'Appello dell'ADI


Segue...


Immagine: "La nascita di Venere", Villa Falconieri, Frascati, da it.wikipedia.org

Parole chiave: il caso/ Invalsi

l'autore

Mario Ambel Per anni docente di italiano nella "scuola media"; esperto di educazione linguistica e progettazione curricolare, Direttore di "insegnare".

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