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11/01/2014

Invalsi: Presidente cercasi - II parte

a cura di Mario Ambel

Appare inevitabile dedicare il “caso” d'apertura del 2014 alla scelta del futuro Presidente dell'Invalsi, non certo per alimentare una polemica già assai vivace - di cui diamo conto in questa pagina - ma, se possibile, per contribuire allo sviluppo di un dibattito costruttivo e fondato, attorno a una questione decisiva e strategica per la scuola italiana. E soprattutto perché riteniamo che la scuola non possa disinteressarsene.

Nella parte I abbiamo sintetizzato le procedure messe in atto e un primo blocco di posizioni, di fatto favorevoli al mantenimento dell'Invalsi così com'è. Proseguiamo la rassegna di altri punti di vista.

Un antefatto: il documento delle associazioni professionali
A voler dar retta a una visione un po' manichea di ciò che sta accedendo sarebbe in atto uno scontro fra... pedagogisti censuari ed economicisti censimentari. Vista così, la cosa è certamente ridotta all'osso, ma non priva di fondamento, se mai di attendibilità scientifica, ma questa è altra faccenda...
Non è un mistero, del resto, che una parte della scuola abbia espresso la propria contrarietà alla presenza (almeno alle condizioni attuali) delle prove negli esami conclusivi di scuola secondaria di I grado o si sia pronunciata in modo talvolta perplesso, altre volte molto critico sull'uso indiscriminato delle prove censimentarie.

“Va abbandonata la prassi di considerare le prove Invalsi come l’unico strumento per procedere alla valutazione tout court del sistema scolastico, degli istituti, dei docenti.
Le prove Invalsi standardizzate possono rappresentare un utile strumento per una rilevazione nazionale degli apprendimenti. Non c’ è, però, alcun bisogno di svolgere questo tipo di rilevazioni su base censuaria, come stanno a dimostrare le rilevazioni internazionali. Inoltre, una valutazione di sistema non può concentrarsi solo su una rilevazione degli "output" del sistema di istruzione, ma deve occuparsi anche dei processi che determinano quegli esiti.”
Da "La valutazione: un tema cruciale, un impegno condiviso", documento congiunto di Associazioni professionali, febbraio 2012

L'hanno fatto, per esempio, in tempi non sospetti (ovvero nel febbraio del 2013) alcune Associazioni professionali che hanno sottoscritto un Documento congiunto - intitolato "La valutazione: un tema cruciale, un impegno condiviso" - che così iniziava:
"La 'Valutazione' è tema strategico nell’ambito delle politiche di sviluppo sociale, educativo ed economico del nostro paese. Un tema che troppo spesso viene agitato in modo strumentale ed ideologico. La valutazione è invece una funzione necessaria per la tenuta di un contesto di carattere nazionale, unitario, per superare la deriva del localismo e il rischio di una connotazione ideologica e di parte delle scuole. E’ altresì necessaria per valorizzare l’autonomia scolastica, per sostenerne la capacità progettuale, l’elaborazione curriculare, l’interazione con il territorio, per sostenerne il progetto formativo. La valutazione è, infine, il processo attraverso il quale ogni soggetto sociale e  istituzionale coinvolto nei percorsi formativi assume la propria responsabilità e ne risponde.”

Il documento (sottoscritto da A.I.M.C. - C.I.D.I. - F.N.I.S.M. - LEGAMBIENTE Scuola e Formazione - M.C.E. -Proteo Fare Sapere - Per la Scuola della Repubblica - C.G.D. - U.D.S. - Rete Studenti Medi) auspicava una “valutazione delle scuole come dialettica tra valutazione esterna ed autovalutazione, contesto di dialogo e di condivisione” e ricordava la delicatezza di ogni forma di valutazione, confermando il ruolo e l'importanza della “valutazione formativa, parte essenziale della responsabilità educativa e della professionalità docente”. E sull'Invalsi assumeva la posizione che sintetizziamo a lato, auspicando cambiamenti nelle metodologie messe in atto dall'Istituto e un miglioramento dei rapporti fra l'Istituto e le scuole.

Una cordata della scuola
E, ora, in questo frangente decisionale, che pensa la scuola? Si riconosce nel documento dell'ADI? (Vedi Parte I) Conferma le posizioni di queste associazioni, tra cui il CIDI?

Nei giorni delle festività natalizie, Giancarlo Cerini e altri si sono fatti promotori di un articolato appello al futuro Presidente dell'Invalsi, una sorta di compito delle 12000 battute a più firme, non inviato al Comitato ma proposto alla lettura e alla discussione. Una successione di… titoli ne indica natura e finalità: "UNA CORDATA DELLA SCUOLA PER IL 'NOSTRO' INVALSI - La valutazione che vorremmo... - Un promemoria (non richiesto) per il nuovo Presidente - Una 'Costituente' per la valutazione".

3. L’uso delle prove Invalsi per le scuole
"Siamo convinti che le prove Invalsi di rilevazione degli apprendimenti non dovrebbero tornare a essere solo a campione (come qualcuno pure chiede), perché, in tal modo, risulterebbero strumenti di nicchia, preziosi forse per studiosi e decisori, ma scarsamente influenti per la totalità delle scuole.
Magari si potrà discutere della periodicità e della collocazione, ma la loro presenza rappresenta un riferimento significativo per ogni scuola. Le prove, infatti, contengono dati importanti, ricchi di informazioni utili, che tutte le scuole dovrebbero fare oggetto di analisi, sapendole leggere e gestire con attenzione. L’Invalsi sta rendendo più tempestive e articolate le forme di “restituzione” riservate alle scuole. Occorre però rafforzare un presidio interno alle stesse scuole per il miglior uso e la valorizzazione dei dati. L’Invalsi, l’Indire, il Ministero, il Servizio ispettivo dovrebbero, quindi, far crescere le competenze valutative, fornire strumenti descrittivi e interpretativi, comunicare il senso e l’utilità delle azioni che si compiono in materia di valutazione. Va ricordato, infatti, che le prove non sono un “metro” per misurare il rendimento scolastico né tanto meno “il valore” dello studente, ma costituiscono soprattutto uno strumento prezioso per conoscere, diagnosticare ed orientare.”
Da “Una cordata della scuola per il 'nostro' Invalsi”.

Il Documento si articola in sette punti:
“1. Una valutazione per conoscere e migliorare
  2. Valorizzare la dimensione formativa della valutazione
  3. L’uso delle prove Invalsi per le scuole
  4. La comparazione e la rendicontazione con valore sociale
  5. Mettere in gioco i processi, i contesti, le professionalità
  6. Il Regolamento del SNV va attuato con saggezza
  7. L’autonomia, la terzietà e la affidabilità dell’Istituto Nazionale di Valutazione”
L'esposizione articolata e motivata dei singoli punti si propone di conciliare la presenza e il ruolo di un Invalsi che adotti procedure in parte diverse da quelle attuali ma senza rotture o ritorni al passato con l'importanza dell'autovalutazione delle scuole e quindi di un uso consapevole e intelligente di dati sempre più utili e attendibili.
E la Conclusione è un appello a quella circolarità virtuosa fra scuole e valutatori spesso auspicata in questi anni: “Una scuola credibile, affidabile, che gode della stima e del consenso della comunità sociale, politica ed economica del proprio paese, che risponde ai valori disinteressati della Carta Costituzionale, che sa testimoniare la propria 'produttività culturale', con evidenze di dati e trasparenza di processi, ha bisogno di un sistema di valutazione in cui rispecchiare le proprie virtù, cogliere le proprie criticità, riflettere sul proprio sviluppo. […] Una 'buona' valutazione richiede 'buoni' strumenti docimologici, procedure corrette, soggetti preparati, ma richiede soprattutto un elevato livello di cultura e di consapevolezza in tutti i protagonisti del processo educativo. È questa sensibilità che ci aspettiamo dai nuovi organi direttivi del 'nostro' Invalsi".

Seguono più di settanta firme e altre si stanno raccogliendo...

 

“Le annuali rilevazioni degli apprendimenti sono spesso vissute con disagio, e non sempre se ne capisce il senso e l'utilità. Anzi, tendono ad emergere soprattutto gli effetti collaterali negativi:
- se la credibilità di una scuola si gioca sui risultati delle prove (magari resi pubblici), sarà troppo forte la tentazione per esse di "barare" al gioco, sia direttamente (cheating), sia indirettamente (teaching to the test);
- se la reputazione di un docente si misura con gli esiti di un test ai propri allievi, quel docente cercherà di evitare le scuole difficili, le classi impegnative, le situazioni borderline (e comunque potrebbe trascurare la dimensione qualitativa, umanistica, relazionale del proprio insegnamento, per ripiegare su un algido tecnicismo);
- se i genitori fossero spinti a scegliere le scuole in base ai punteggi Invalsi, aumenterebbero le differenze tra gli istituti, in relazione al ceto sociale delle famiglie di appartenenza, piuttosto che per le effettive "virtù" della scuola prescelta (tra l'altro, solo da chi può permetterselo);
- se gli allievi vengono esaminati con prove "oggettive", potrebbero pensare che l'apprendimento consista nella capacità di rispondere velocemente a una serie di item, più o meno strutturati.
Insomma, il rischio è forte ed è importante che chi si appresta a prendere il timone dell'Invalsi sappia individuare con serenità vantaggi, svantaggi, fenomeni di disturbo e soprattutto il valore aggiunto che un buon Sistema Nazionale di Valutazione può apportare alla vita della scuola”.
Da G. Cerini, “Invalsi, piccolo promemoria per il prossimo Presidente” in “ilsussidiario.net”, 4.1.13

Un confronto ancora tutto da costruire Recentemente Giancarlo Cerini, che non credo abbia proposto la sua candidatura (questo per evitare equivoci) ospitato da il sussidiario.net e non dalle sue location più usuali, ha esposto con pacata ampiezza di ragionamento il suo pensiero, non lontano da quello che ha in buona misura ispirato il documento della “Cordata”.
Nel farlo, giustamente prende le mosse dai rischi insiti in un uso indiscriminato di una certa idea di valutazione standardizzata. L'articolo, ampio e molto interessante, si interroga su alcune discutibili scelte recenti in fatto di valutazione (una per tutte anche il ritorno al voto decimale), fa proposte ragionevoli, valorizza la capacità di valutazione e rendicontazione sociale delle scuole e affronta le più ampie tematiche legate al Regolamento sul Sistema Nazionale di Valutazione.

Insomma, il confronto delle idee - e non solo delle invettive - pare avviato.
Ed è significativo che a ospitare l'articolo di Cerini sia una testata da sempre molto critica nei confronti di ogni rifiuto della valutazione da parte della scuola e fautrice di una valutazione non certo aliena da implicazioni meritocratiche.
Anche in questo caso la testata on line conferma il suo schieramento con i fautori della continuità, in un articolo di Gianni Bocchieri che riprendendo con forza le tesi di Andrea Ichino auspica una partecipazione di massa alla candidatura dei fautori della continuità:
“Fa bene Andrea Ichino a ricordare che tutta la procedura sarà sottoposta all'attento controllo di tutti coloro che sono interessati allo sviluppo dell'Invalsi. Però, dovrebbe anche fare di più: dovrebbe candidarsi alla sua presidenza.
In effetti, nel mio piccolo, mi auguro che non si candidi solo lui. Ma tutti coloro che hanno criticato la nomina dei commissari e tutti coloro che sono per il mantenimento di prove standardizzate e confrontabili da somministrare a tutte le scuole (con il metodo censuario contrapposto al metodo campionario). Diversamente, sempre sciascianamente, saremo costretti a pensare che basta una nomina di una cordata accademica di una certa corrente politica e scientifica per scoraggiarne un'altra dal concorrere.
Quindi, spero che Andrea Ichino, Francesco Giavazzi, Alberto Alesina, ma anche Daniele Checchi, Roberto Ricci si candidino. Insomma: a ciascuno il suo”.

Insomma, sembriamo tornati, con questo articolo del 4 gennaio, al punto di partenza. Come andrà a finire tra poco lo sapremo, ma intanto sarebbe bene continuare con il confronto delle idee e delle proposte. Soprattutto a scuola.
L'atteggiamento peggiore che potrebbe assumere la scuola sarebbe infatti quello di lasciare che su questa vicenda se la sbrighino altri, come se invece non fosse alla scuola e agli insegnanti che in prima istanza il ruolo e le condizioni di esercizio dell'Invalsi dovrebbero interessare.
Accettazione passiva e rassegnata, adeguamento acefalo alla peggiore editoria, rifiuto pregiudiziale e boicottaggio, congiunti a non pochi errori, anche dell'Invalsi, e soprattutto della gestione politica della valtuazione, hanno già fatto troppi danni. Forse è venuto il momento di un'alleanza più solida, coerente e scientificamente fondata fra le diverse identità e  dignità professionali che agiscono dentro e per la scuola.

Sarebbe infatti opportuno - e forse necessario - che si avviasse davvero un confronto a tutto campo sul sistema nazionale di valutazione e sui rapporti fra l'Invalsi e le scuole. Magari approfittandone per ripensare a ciò che è stato fatto o non fatto, in questi anni, sul triplice versante della valutazione degli apprendimenti, delle scuole (e al loro interno di chi vi opera), del sistema. Su quanto in questi anni si siano fatti passi avanti realmente innovatori, oppure registrato stalli più o meno attribuibili a questo o a quel fattore resistente ,oppure messo in atto regressioni restauratrici spesso ammantate di modernità...
Ma qui, ovviamente, si entra a pieno regime nel campo delle idee e delle posizioni di ciascuno - studiosi, lavoratori della scuola, associazioni, decisori, enti interessati all'efficacia del sistema scolastico - che vorremmo emergessero con chiarezza e contribuissero davvero a far progredire quella “cultura della valutazione” che nel nostro sistema scolastico è sempre stata giudicata fortemente carente.
Insomma, questa è la sintesi di ciò che ha accompagnato il tempo della presentazione delle candidature; ora sarebbe auspicabile che proseguisse il confronto costruttivo sul che fare.

E noi, nel senso della rivista?
Noi, allora, inteso come rivista insegnare, vorremmo poter dare un qualche contributo a questo confronto. Ci permettiamo di indicare alcuni temi, ma chi interverrà lo faccia con estrema libertà, se crede, di andare anche fuori scaletta:
L'Invalsi che verrà dovrà agire...
- in virtù di una autonomia garantita come? (tutti la chiedono, ma come si fa? su che cosa di basa?);
-  a legislazione vigente oppure sarebbe auspicabile qualche correttivo normativo “a monte” e in quale direzione?;
- in un regime di sintesi, di integrazione o di separatezza fra valutazione del rendimento degli allievi, della qualità delle scuole, dell'efficienza del sistema?
- con test standardizzati eguali per tutti e comparabili oppure con una pluralità flessibile di strumenti e metodologie?
- con quale tipo e quali modalità di restituzione e di uso pubblico dei dati?;
- stabilendo quale tipo di rapporto con le scuole? (e le scuole con l'Istituto?)

Chi insegna (e soprattutto chi valuta) sa bene come non c'è nulla di così poco neutrale come le domande... Quindi chi risponde si senta libero di andare fuori scaletta, di farsi delle domande pertinenti e di darsi e darci delle risposte...

Chi lo desidera può scrivere a redazioneinsegnare2010@gmail.com; oggetto: Invalsi e dintorni, se possibile limitandosi a circa 3000 battute o, se non bastano, scrivendo quelle e poi allegando ulteriori considerazioni firmate su un eventuale allegato.

Segue...


Immagine: "La nascita di Venere", Villa Falconieri, Frascati, da it.wikipedia.org

Parole chiave: il caso/ Invalsi

l'autore

Mario Ambel Per anni docente di italiano nella "scuola media"; esperto di educazione linguistica e progettazione curricolare, Direttore di "insegnare".

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