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opinioni a confronto

20/01/2014

Verificare per valutare

di Ermanno Morello

Cittadini o consumatori. Due approcci molto diversi al tema Scuola: fondamentale Istituzione dello Stato, deputata alla realizzazione del diritto costituzionale all’istruzione, o servizio, essenziale, pubblicamente offerto agli utenti.
Guardo alla scuola, e alla sua valutazione, con l’ottica del cittadino, che oltretutto vi lavora, che pretende dall’Istituzione il pieno assolvimento dei suoi compiti.
Non con quella del consumatore che, per orientarsi nella scelta del ”servizio migliore” tende a fidarsi del giudizio sul solo prodotto finale, e delle graduatorie di “valore” che ne derivano.

Nell’attuale situazione di grande crisi, l'unica valutazione seria della scuola è quella che non prescinde dalla realtà della scuola per le competenze, dove l'unica valutazione seria è quella che, valutando gli apprendimenti e le competenze degli allievi, valuta i contesti e le metodologie da cui dipendono per migliorare prima di tutto la didattica e l'ambiente di apprendimento. Se parliamo di “sistema” questo modello deve essere applicato alla globalità degli apprendimenti/insegnamenti, secondo il principio dell’essenzialità di tutte le discipline se la prospettiva è quella delle competenze.

Una buona valutazione del sistema dovrebbe dunque essere coerente con il principio della valutazione formativa dell’apprendimento, in grado di sostenere i percorsi verso le competenze, evitando le peggiori storture che oggi la inficiano: i voti e gli standard.
Il vero oggetto della valutazione quindi è il progetto didattico (curricolo e metodologie) e con esso chi lo concepisce, lo attua e ne verifica gli esiti.

Una buona valutazione del sistema perciò dovrebbe coniugare autovalutazione e valutazione esterna, con lo scopo di migliorare l’organizzazione e le competenze degli insegnanti, facendo della valutazione un elemento della formazione professionale permanente. E soprattutto imparando a coinvolgere gli insegnanti, chiamati alla ricerca e alla sperimentazione, per migliorare la progettazione educativa e le metodologie didattiche da cui dipendono i risultati degli allievi.

Per assolvere a questo difficile compito auspico la creazione di un serio Servizio Ispettivo, articolato e realmente presente nei territori, composto da Funzionari (F maiuscola) della Scuola (S maiuscola) preparati e competenti nella scuola delle competenze. Un apparato (nessuna paura nell’uso della parola), certamente non burocratico, capace di riportare la valutazione del sistema nell’ambito della piena appartenenza all’Istituzione, che del governo della scuola pubblica è espressione e garanzia attraverso le leggi e le norme, che nel nostro Paese spesso sono migliori delle molte realtà in cui non vengono applicate.

Per ridare efficienza e credibilità al sistema di valutazione della scuola, occorre rimettere al posto giusto tutti gli attuali soggetti ed enti, creati separatamente nel tempo senza un vero progetto organico tanto che persino i più convinti difensori non sono in grado di descriverne il disegno e faticano a indicarne le modalità di integrazione e funzionamento. In particolare occorre ridurre nettamente il ruolo di quelli “esterni” all’Istituzione alla loro reale dimensione di strumenti, mentre oggi sono surrettiziamente assurti a quello di “giudici”.

Nessun timore dunque della valutazione! Anzi, una richiesta esplicita atta a farla diventare una cosa seria, in cui non via sia separazione tra valutazione formativa dei percorsi di apprendimento (individuali e collettivi) e valutazione del progetto didattico; con una particolare attenzione agli strumenti per entrambi gli ambiti e al loro utilizzo (rilevazione, misurazione, verifica nei/dei processi di apprendimento, sintesi valutativa etc.). Una valutazione che innanzi tutto sia verifica, basata sulla presenza sistematica nelle scuole di figure competenti e “amiche” della Scuola, per avviare un processo davvero capace di costruire il cambiamento. Un processo in cui la progettazione-programmazione didattica si modifica per migliorare le condizioni per l’apprendimento e l’acquisizione reale delle competenze e non si altera travisando l’insegnamento in semplice addestramento al superamento di un test finale.

Parole chiave: il caso/ Invalsi

l'autore

Ermanno Morello Insegnante di Arte e Immagine nella scuola media, formatore, fa parte della Segreteria del Cidi Torino.

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