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08/04/2020

La scuola sospesa

di Assunta Morrone

In tempo di emergenza sanitaria, con smisurato ritardo, mi fermo a scrivere, si potrebbe dire a scrivere per riflettere, in questo tempo di scuola sospesa.
E lo faccio dopo l'approvazione dell’ennesimo ma improrogabile decreto che interviene su didattica, valutazione e validazione dell'anno scolastico 2019/2020.
Un anno che nessuno si sarebbe mai aspettato così!
Provo a farlo dopo giorni di lotta, prima con me stessa e poi con le contingenze, tra le ansie e le paure di un'epidemia altrettanto inaspettata.
Accade, come in battaglia (metafora spesso abusata!).
Arriva sulle mura difensive una catapulta e si scaraventa sulle città, nelle piazze, nei vicoli, tra i prati e le scuole.
Le scuole, il loro lavoro quotidiano irrinunciabile ma spesso ignorato.
Oggi siamo ormai, nella sintetica terminologia, quelli che “fanno” la didattica a distanza.
Non sono contro le tecnologie applicate alla didattica, anzi, sono facile all'entusiasmo. Mi spaventa piuttosto l'uso indiscriminato di tutti quegli strumenti che, come tali, vanno maneggiati con la giusta cura.
Ho acquisito, o così almeno credo, una consapevolezza che merita di essere registrata: in questi giorni, poi diventati settimane, non sono mai stata sola.
Ho avuto la conferma, se mai ne avessi avuto bisogno, che l'essere dirigente di una istituzione scolastica autonoma significa fare lavoro di squadra, soprattutto in tempi difficili.
Ma, malgrado la vicinanza di un Collegio dei Docenti che ha risposto alla chiamata senza battere ciglio, la presenza assidua e costruttiva degli uffici amministrativi, la vicinanza delle famiglie, non posso nascondere di essermi sentita spesso inadeguata, talvolta più preoccupata di garantire la salute delle persone che lavorano insieme a me, che delle discussioni sul da farsi, in un momento sconosciuto e imprevedibile.
All'inizio mi sono rifugiata negli studi letterari, prima ho rispolverato il Decameron e poi I Promessi Sposi, piena di nostalgia dei tempi lontani dell'università "quando beltà splendea... negli occhi... ridenti e fuggitivi", ma anche alla ricerca di stati d’animo e sensazioni che confermino che il contagio così come inizia poi finisce.
Ho iniziato a prendere tempo, sono caduta nella trappola della ricerca di dispositivi rassicuranti, relazioni e documentazioni, vale a dire, alla ricerca delle mie personali copertine di Linus, meno auliche ma tanto confortanti.
Una situazione come quella che stiamo vivendo ha messo a dura prova la tenuta dei rapporti collegiali, ci ha chiesto di metterci in discussione, ha scardinato certezze e aperto (o riaperto) ferite.
In questo istante ritorno alle scelte azzardate e rischiose di questi giorni bloccati, espressioni ripetute, in riunioni abbandonate nell'etere.

È necessario consolidare il registro elettronico in tutte le sue potenzialità, riprendiamo in mano la piattaforma didattica, sta scadendo, va rifatto il contratto,  solo alcuni la sanno usare, l'animatore digitale è in scadenza, anche lui.

E intanto che cosa accade agli allievi? Come intercettiamo la Scuola dellì’Infanzia? E la Primaria? E la Secondaria di primo grado?
Mi chiedo con insistenza e lo chiedo agli altri: - Ci sono tutti? Hanno risposto alle sollecitazioni?- Perché non mi importa se hanno “fatto i compiti”, mi importa che non si perdano, mi manca non sapere se stanno bene, se la scuola un poco gli manca, se hanno delle necessità, mi serve conoscere tutto questo, serve a me che ricordo i loro nomi, tutti.
Non ci credete? Sono pronta alla sfida, di chi volete che vi parli, anzi no, non ve ne parlo.
Sappiate soltanto che non è retorica tenere ai propri alunni.
Mi collego ancora alla Piattaforma, saluto A. e C. ,  scopro che F. non riesce a collegarsi perché forse abbiamo pasticciato con gli account.

Usiamo quella piattaforma, meglio quell'altra, per quante ore al giorno?
Lavoro agile, smart working… e i collaboratori scolastici? E le supplenze?
Decreto dirigenziale di qua, connessione di là.
Compriamo tablet e notebook.
Davvero il problema è nella mancanza dei computer e dei collegamenti?
Intanto, non ho la mascherina, che faccio?

Una maestra mi manda le foto dei bambini che disegnano arcobaleni, un'altra mi gira un video dove una bimba mette in danza una storia che ha ascoltato.
-Sicuramente no ai compiti-, penso.
Ci vuole empatia, comunicazione dice il mio amico intellettuale, dialogo a distanza rimbalza e vince su didattica a distanza.
E intanto il peggio deve ancora venire.
Mi confronto, tedio chiunque sia portato all'ascolto, parlo e vaneggio sempre via web, mi tartassano i webinar, mi chiamano genitori confusi, a volte chiedono di più, a volte molto meno.
La fantomatica piattaforma si inceppa e scopro che è diventata la mia interfaccia comunicativa, come fosse una di famiglia.
Arrivano anche gli esercizi di stile, della serie "ma tanto voi al Sud" e non posso fare a meno di pensare che mia figlia è a Milano, che tante persone care e tanti amici abitano in ogni dove, in Italia e nel mondo.
Già, noi al Sud, con meno virus ma anche senza sicurezza sanitaria, malgrado la disponibilità e il lavoro senza limiti degli operatori.
Decido d’imperio, l’unico che mi permetto, che la lettura salverà la scuola, come salva me, tutte le volte.
Leggo fiabe ai bambini attraverso lo schermo freddo.
Ecco!
Tento di ritrovarmi con loro mi pare la cosa più giusta, me lo dice anche il papà di un alunno, la lettura prima di tutto, per non perderli.
Non mi entusiasmo alla vista di una piattaforma di e-learning funzionante, anche perché devo convivere con la mia che funziona a singhiozzo.
Adesso mi assale la paura, non quella sterile che mi paralizza, preferibilmente quella che mi chiede soluzioni che non ho.
Dovrebbe tranquillizzarmi il nuovo decreto del Ministero e invece nessuna pausa, si aprono baratri.
La didattica a distanza, se è davvero un modo di essere della didattica tout court, pretende serietà e tempi lunghi perché possa avere funzione catartica, abbisogna di riflessione, va inserita solo se in avvicendamento con i modi complessi della didattica multiforme, non come unica via di fuga o di salvezza, in sterile contrapposizione.
La valutazione, poi, necessita di presenza stabile, scontro costruttivo e confronto reale tra docente e discente, mani forti, teste che pensano e poi producono.
Infine, l'anno deve avere validità e anche gli Esami, ma a che prezzo?
Se avessimo avuto il coraggio di fermarci un attimo prima, per ridimensionare la zavorra della valutazione sommativa, per far riemergere l’esperienza più efficace di quella formativa?
Non avremmo forse vinto la dura contesa ma sicuramente avremmo perso con onore.
Intanto il virus si muove senza regole umane e, terribile come solo i virus possono essere, uccide.
E noi, novelli Don Chisciotte, continuiamo a combattere contro i mulini a vento, mentre ci tranquillizza il tepore dei monitoraggi autoreferenziali  e della formazione rigorosamente a distanza, mentre mi collego all’ultimo link che hanno inviato e mi perdo ancora tra le parole, alla ricerca di un po’ di sana e banale consuetudine.

 

Parole chiave: speciale emergenza

l'autore

Assunta Morrone Dirigente scolastico, scrittrice, già Presidente del Cidi Cosenza.

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