Benché sia difficile negare la loro importanza per la comprensione del mondo in cui viviamo, in Italia le Scienze Umane sono insegnate solo al Liceo delle Scienze Umane, all'indirizzo Economico-Sociale. Una limitazione che si spiega con il ferreo conservatorismo dell'istituzione scolastica italiana – che spiega anche molte altre cose – che solo con grande fatica, e con passi spesso impercettibili, riesce a operare qualche cambiamento sull'assetto disciplinare, e istituzionale, stabilito nella prima metà del secolo scorso, quando la società era radicalmente diversa e il nostro Paese era fascista.
Anche per questo si parla poco della parte della bozza delle nuove Indicazioni Nazionali riguardante le Scienze Umane. È una faccenda che riguarda quegli indirizzi che hanno raccolto l'eredità dell'Istituto Magistrale, il sotto-liceo quadriennale per ragazze; indirizzi che tuttora sono ancora prevalentemente frequentati da ragazze, a causa del conservatorismo di cui s'è appena detto.
Chi insegna Scienze Umane aspettava questa bozza con un misto di timore e speranza. Timore, perché le Indicazioni Nazionali per il primo ciclo portano il segno evidente di una visione chiusa, regressiva, nazionalistica e autoritaria della società e della scuola; speranza, perché a volte perfino nelle stanze ministeriali avviene qualche miracolo, e non è escluso che nei campi disciplinari più in ombra possa comparire qualche novità apprezzabile.
L'insegnamento delle Scienze Umane al Liceo delle Scienze Umane (LSU) e al Liceo Economico-Sociale (LES) ha alcune criticità ben note ai docenti. La prima e più vistosa riguarda proprio la distinzione tra le diverse discipline (Antropologia, Pedagogia, Psicologia, Sociologia, Metodologie della ricerca), distinzione che, ha senso in campo accademico, ma ne ha molto meno in ambito didattico. Prendiamo ad esempio il manuale “Conoscere le culture, le società, i metodi” di Adriano Favole (antropologo culturale) e Giovanni Semi (sociologo) (Sanoma), per il LES: abbiamo un ampio capitolo di antropologia della religione, da pagina 210 a pagina 236. Ma la religione è naturalmente studiata anche dalla sociologia. Bisogna scorrere il volume fino a pagina 550 per trovare una breve trattazione della religione dal punto di vista sociologico, con appena una pagina dedicata al tema fondamentale della secolarizzazione. Gli esempi si potrebbero moltiplicare, perché non c'è tema delle Scienze Umane che non richieda, per essere compreso a fondo, un approccio interdisciplinare. Gli autori di manuali lo sanno bene, e dedicano spesso la parte finale dei libri alla trattazione di temi trasversali, come se non fosse trasversale ogni tema; ma a ciò sono costretti dalla gabbia delle Indicazioni Nazionali tuttora in vigore.
Un’altra questione problematica riguarda l'insegnamento della Pedagogia. È del tutto assente al LES, ed è cosa discutibilissima, perché presuppone che il campo economico-sociale escluda per definizione la riflessione sull'educazione, quando, invece, diritto, economia e pedagogia sono campi che si intrecciano strettamente. Questo problema viene dalla legge istitutiva del LES (il D.P.R. n. 89 del 15 marzo 2010; il quadro orario è nell'allegato G) e, quindi, le Indicazioni Nazionali non possono sanarlo. Anche più discutibile, e però sanabile, è il modo in cui si insegna Pedagogia al LSU. La disciplina ha un impianto storico ereditato dal Magistrale, ma se un tempo procedeva in parallelo con la Filosofia, anch'essa insegnata in un'ottica rigorosamente storica (un'impostazione che questa bozza sta rimettendo in discussione), ora invece inizia al primo anno. Il risultato è disastroso: la Pedagogia finisce per essere una sorta di propedeutica filosofica, proponendo alle studentesse del primo anno del liceo – quattordici/quindicenni, dunque – autori come Platone e Aristotele in forma per forza di cose ipersemplificata.
Senza questo vincolo storico si potrebbero fare cose belle e importanti. Il primo biennio è la fascia più delicata della scuola secondaria di secondo grado, quello durante il quale sono frequenti gli abbandoni e i riorientamenti, che portano sistematicamente verso indirizzi collocati più in basso nella gerarchia non scritta ma vitalissima, delle scuole secondarie di secondo grado. Trattare la Pedagogia in modo tematico in questo segmento consentirebbe di aprire spazi di confronto e di riflessione sulla stessa istituzione scolastica, sul valore dell'educazione, sul significato e le finalità di quella pratica sociale che chiamiamo studio.
Un terzo problema riguarda la Psicologia al LES. Insegnata al primo biennio, scompare poi del tutto nel triennio. In questo caso non si tratta di un problema derivante dalla legge istitutiva, perché il citato allegato G parla in generale di Scienze Umane, con un monte orario annuale di 99 ore, precisando in calce che si tratta di Antropologia, Metodologia della ricerca, Psicologia e Sociologia, ma senza limitare la Psicologia al primo biennio. Il risultato di una tale limitazione è prevedibile: le studentesse escono dal LES con appena qualche vaga nozione di Psicologia.
Un quarto punto problematico riguarda l'assenza di alcuni temi. In particolare due. Il primo è quello della mafia. In un Paese come l'Italia, lo studio della mafia dovrebbe essere centrale in tutti i gradi scolastici e in tutti gli indirizzi; è incomprensibile e inaccettabile che manchi invece perfino al LSU e al LES, indirizzi vocati alla comprensione dei fenomeni sociali. Il secondo è il tema della sessualità e del genere, che naturalmente suscita grandi polemiche e divide l'opinione pubblica – ah, il fantasma del gender che si aggira per le scuole – ma che è inevitabile nelle Scienze Umane.
La bozza delle nuove Indicazioni Nazionali non risolve quasi nessuno di questi nodi. Si tratta di un documento sostanzialmente inutile, e la cosa è singolare, perché la commissione che vi ha lavorato è coordinata dalla stessa Loredana Perla che coordina tutto il lavoro delle nuove Indicazioni Nazionali; e Perla è una pedagogista.
Tocca segnalare, intanto, la scarsa cura formale del documento. Nelle indicazioni per il LSU leggiamo: "Le scienze umane, come insegnamento pluridisciplinare del curricolo scolastico, permette allo studente..." (corsivo dell'autore). Non c'è stato nessuno, nella commissione, che si occupasse della correzione degli errori sintattici? Dobbiamo rassegnarci a leggere strafalcioni nei documenti ministeriali?
E poco più avanti: "i percorsi di crescita e sviluppo, le forme istituzionali in ambito socio-educativo, (…) il mondo delle idealità e dei valori. L’insegnamento pluridisciplinare delle scienze umane, da prevedere in stretto contatto con la filosofia, la storia, la letteratura, nonché con le STEM..." Cosa sottintendono quelle parentesi? C'è una lacuna nel testo? Un omissis? Cosa? E perché?
È curioso, e perfino divertente, confrontare gli incipit delle indicazioni per il LSU e per il LES. Nel primo caso la commissione esordisce con: "l'essere umano è mistero a sé stesso. Potenzialmente in grado di conoscere la realtà, in virtù di strumenti logici e tecnologici, euristici e riflessivi sempre più sofisticati, offerti dall’esperienza e dalla cultura, all’essere umano sfugge tuttavia la comprensione della sua stessa natura." Che sarà anche vero, per carità, ma non è proprio il modo migliore di introdurre lo studio delle Scienze Umane, che su quel mistero cercano di gettare qualche luce.
Ma al LES il mistero cessa. L'incipit in questo caso è: "l’essere umano è persona immersa nelle relazioni e nella complessità." Segue lo stesso testo, ma scompare il mistero. Come mai? Mistero.
Per il resto, i problemi restano. Le discipline sono presentate per compartimenti stagni e la Psicologia al LES resta al primo biennio. Si propongono, al biennio, temi come le "basi neurobiologiche di personalità, apprendimento e relazioni" o i "modelli informatici, inclusi quelli basati su tecniche dell’’intelligenza artificiale, nella comprensione dei processi cognitivi e comportamentali". E certo, il tutto a tutti di Comenio non è privo di verità, ma forse al primo bienno sono più urgenti e più sensati altri temi.
Manca la mafia. Manca nella bozza delle Indicazioni di Scienze Umane per il LSU come in quelle per il LES. Come manca nelle bozze per il Classico, per lo Scientifico, e così via. Manca perfino nella bozza per il Liceo del Made in Italy [1]. Per questo governo la mafia non è cosa di cui ci si debba occupare a scuola.
Sorprende invece, nella bozza per il LES, la trattazione del "Genere come categoria antropologica; il corpo in prospettiva antropologica". Il gender! Un tema ineludibile, nelle Scienze Umane, che chi scrive trattava ricorrendo ad un capitolo dei Fondamenti di sociologia di Antony Giddens (il Mulino), e che ora finalmente entrerà anche nei manuali. Ma resta incomprensibile – un altro mistero – che sia assente invece nella bozza del LSU. Per quale ragione lo studio del genere va bene nel LES e non nel LSU? Quale è il criterio che è stato usato?
Per il resto, si può spulciare tra chi entra e chi esce. Entrano, e non sorprende, cattolici come Luigi Calonghi e Gino Corallo ed esce Gramsci, mentre resiste Makarenko. Resta don Milani, con un curioso refuso sul don, ed entra Danilo Dolci: ingresso di cui, da studioso della sua opera, non posso non rallegrarmi, sperando che qualche collega, incurisito, voglia saperne di più sulla Maieutica Reciproca, scoprendo un approcciò che può rivoluzionare la nostra prassi scolastica.
Di rivoluzionario invece non c'è invece nulla in questo documento raffazzonato, privo di una qualsiasi visione d'insieme, e dunque sostanzialmente inutile.
[1] Nel numero 19/2026 di "Educazione Aperta" si può reperire la risorsa educativa aperta (OER) "Studiare le mafie. Un percorso per il Liceo delle Scienze Umane e il Liceo Economico-Sociale", curata da chi scrive.