Devo riconoscere che nelle cose di scuola è difficile ormai non imbattersi in diverse forme di approssimazione, che ricondurrei a due modalità di leggere le norme scolastiche egualmente zoppe: la modalità filologica (che richiede di consultare fonti di prima mano e non titoli) e la modalità ermeneutica (che richiede di discutere mettendo da parte la lotta politica). A queste carenze si aggiunge spesso una sostanziale ignoranza delle conseguenze che le norme stesse hanno sulle pratiche didattiche. Tutto ciò emerge clamorosamente, con punte grottesche, dinanzi al dibattito pubblico su Manzoni sì Manzoni no. Patetico perché viziato in profondità dalle sciatterie di cui all’inizio di questa riflessione.
Partiamo, com’è giusto, non dalle chiacchiere dei media e dalle crociate dei pensatori antigovernativi, ma dall’oggetto del contendere, cioè un passaggio delle Indicazioni Nazionali per i Licei che sono all’attenzione dei tutti. Primo avviso: non sono programmi, sono “indicazioni”, in bozza, per di più.
Ecco il testo:
"Quanto a Manzoni, è debito ricordare che I promessi sposi entrano nei programmi scolastici negli anni Settanta dell’Ottocento perché si vuole affiancare ai modelli di prosa tre e cinquecenteschi un «classico contemporaneo». Com’è evidente, I promessi sposi non sono più un «classico contemporaneo». Al secondo anno del biennio, a discrezione dell’insegnante, in alternativa al romanzo di Manzoni sarà pertanto possibile far leggere integralmente agli studenti altri libri meno complessi dal punto di vista linguistico (per esempio quelli elencati nelle righe precedenti), rimandando la lettura dei Promessi sposi, in forma integrale o per brani, al quarto anno del percorso di studio, quando si affronta la letteratura dell’epoca di Manzoni."
Il legislatore sta parlando di Alessandro Manzoni, ovvero di un’icona del sentimento nazionale, potremmo dire di quella stessa italianità che la parte politica del legislatore difende a spada tratta. Che il legislatore non consideri il romanzo manzoniano un "classico contemporaneo" può essere anche discusso, ma non si tratta comunque di una considerazione con conseguenze vincolanti. Infatti, quel che fin qui è stata una prassi, cioè la lettura dei Promessi Sposi nel primo biennio, non viene abrogata, se ben si osserva come campeggi un colossale "a discrezione dell’insegnante" che mostra la perfetta conoscenza, da parte del legislatore, del confine entro cui si deve muovere. Stiamo leggendo infatti un testo che, dal 2000 cioè da più di un quarto di secolo, prende il nome di “Indicazioni Nazionali”. Si tratta di un testo che non ha alcun potere vincolante sui contenuti d’insegnamento. "Sarà possibile far leggere", dice il legislatore. Possibile non obbligatorio.
Il problema è che gran parte degli insegnanti negli ultimi ventisei anni non si è accorta che i programmi ministeriali non c’erano più. In questi ventisei anni Manzoni al biennio è sempre stato presente “a discrezione dell’insegnante”. In questo nulla di nuovo c’è sotto il sole. Chi scrive, ad esempio, a partire dal 2000 non lo ha quasi mai trattato al biennio, nel convincimento che l’estrema complessità del testo, se non lo si vuole ridurre a raccontino come ritengono i cultori del “tutto si può insegnare a tutti”, lo rende praticamente indigeribile. Ma nessun dirigente scolastico ha bussato alla mia porta. Infatti i dirigenti scolastici le leggi le conoscono.
Tutte le volte che si parla di contenuti il Ministero usa i termini "proporre", "suggerire", "raccomandare". In Italia la scuola, dal 2000, sceglie i contenuti di insegnamento, li dispone in modo sensato e li rende formativi per gli studenti reali. Questo è il curricolo. Chi sostiene che questo lavoro di sapiente sartoria cozzerebbe con gli esami di maturità non comprende che questi ultimi hanno due prove su tre nazionali ed una che deve attenersi a quanto studiato dai ragazzi (documento del 15 maggio). Se poi chi invoca gli esami di fine ciclo ritiene che occorra fare ingoiare agli studenti l’enciclopedia del sapere per riuscire a indovinare le tracce della prima e della seconda prova, vuol dire che la scuola italiana è davvero giunta al capolinea della sensatezza intellettuale. E la stessa insensatezza governa il discorso di chi invoca le prove Invalsi per autorizzare la somministrazione forsennata di contenuti.
Ma torniamo a Manzoni. Circolano dappertutto titoli del genere “Valditara boccia Renzo e Lucia” oppure petizioni su change.org, sollecitate da illustri pensatori tra cui Alessandro Barbero, che raccolgono firme per reintegrare ciò che nessuno per legge può togliere. L’insegnante che volesse far studiare Manzoni al biennio continua ad essere libero di farlo così com’è stato libero in questi ventisei anni di non farlo. Libero, perché di libertà d’insegnamento si tratta.
Purtroppo tutto quel che precede ha delle cause alquanto sconfortanti. La più importante, da cui diverse altre originano, è già stata enunciata e riguarda larghissima parte del corpo docente italiano. La differenza tra Programmi e Indicazioni purtroppo per pochi è una consapevolezza, e quindi la svolta dell’autonomia scolastica, a partire dal 2000, è passata sostanzialmente inosservata. Vogliamo chiederci perché? Forse non è difficile rispondere. E occorre scomodare tanto il piano giuridico che quello pedagogico-culturale. Costruire un curricolo, cioè una scelta ponderata di contenuti di insegnamento orientati ad un profilo di formazione dello studente, richiede fatica, di studio e di lavoro. L’unica fatica sensata, a fronte di tanta fatica burocratica per difendersi dalle questioni di rendicontazione, di privacy e di sicurezza.
Scegliere vuol dire, ogni anno, “questo sì, questo no, questo poco, questo molto, questo prima, questo dopo”, con annesse elaborazioni di lutto su argomenti ritenuti sul piano accademico prestigiosi. Un libro di testo con tutti i contenuti già predisposti rende la vita molto più facile. E il business è garantito con la bella dicitura “Secondo i nuovi programmi”. Se il Ministero non dicesse una parola sui contenuti, moltissimi docenti sarebbero disperati e molte case editrici non saprebbero che pesci prendere.
Da tutto questo si genera il grottesco dibattito su Manzoni, che tutti difendono senza che nessuno lo attacchi. Che tutti vogliono rimettere senza che nessuno abbia il potere di togliere. I primi difensori di Manzoni dovrebbero essere gli elettori di Fratelli d’Italia, che in lui avrebbero certamente un padre risorgimentale di primo livello. I Promessi Sposi difendono la religione e la famiglia, e si tratta di valori che uno come Valditara dovrebbe difendere a spada tratta. Ma Valditara o chi per lui scrive che di Manzoni al biennio si potrebbe (si potrebbe, non si deve) fare a meno e questo indigna. Siamo sicuri che non ci si indignerebbe anche se raccomandasse di studiare gli scritti di Gramsci al biennio?