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22/04/2026

Come svegliarci adulti

di Pietro Levato

Una giovinezza ritrovata potrebbe essere l'altro titolo dell'affascinante Svegliarsi adulti di Roberta Mori (Einaudi, 2025), che riesce nella non facile ricostruzione della giovane esistenza di Sandro Delmastro, partigiano piemontese e amico di Primo Levi. L'autrice infatti sembra ispirarsi al capolavoro di Lalla Romano, Una giovinezza inventata (Einaudi, 1979), con cui la grande scrittrice ci insegna che l'uso della parola “inventare” non dovrebbe limitarsi alla sola eccezione di “creare con l'immaginazione”, ma dovrebbe recuperare la perduta radice latina di “trovare”.  Così è per Roberta Mori, che fa della propria scrittura una strenua ricerca di verità.
Il titolo dell'opera, invece, evoca il genere del Bildungsroman che sembra guidare l'autrice nella  narrazione biografica, ed  è tratto dalle parole di un altro partigiano, Marcello Venturi, che vale la pena riportare: “Ci siamo svegliati adulti e abbiamo camminato e sparato nelle strade; mentre qualcuno di noi restava inchiodato a un muro e non potevamo fare nulla per lui” (p.179). 
Del resto, Sandro Delmastro è conosciuto soprattutto come uno dei personaggi letterari di Il sistema Periodico di Primo Levi (Einaudi, 1975),  la celebre raccolta di racconti intitolati ognuno con il nome di un elemento chimico. Ed è al ferro, l'elemento più tenace e resistente, che nell'omonimo racconto lo scrittore associa simbolicamente all'amico Sandro. 
E come Levi nei suoi splendidi racconti [1], anche l'autrice di Svegliarsi adulti compie la stessa scelta formale di spostare il focus dall'esterno all'interno della vita di Sandro, per far emergere con maggiore vigore e pregnanza la sua/nostra Storia. Che non resta mai sullo sfondo, ma s'incarna con vibrazione crescente nell'agire del giovane Sandro, la cui esistenza è qui rivitalizzata attraverso l'andamento di un vero e proprio romanzo di formazione: da ritroso e irriverente studente di chimica prima, a chimico inquieto e inane (anche per una malattia reumatoide) per la Regia Marina poi, fino all'estrema maturazione in intrepido e assennato partigiano. Misterioso, sempre: come “lo sono tutti gli esseri umani in formazione” (p.12). L'autrice tuttavia non si dà per vinta e tenta con dedita caparbietà a catturarne la parabola esistenziale, persuasa che Sandro Delmastro non debba restare figura inafferrabile o, peggio, leggendaria, e nemmeno inchiodata al solo personaggio - comunque memorabile - che ne fa la sottile penna del suo sodale Primo Levi. Ma c'è dell'altro: la preoccupazione, condivisa con il grande scrittore, che l'insegnamento della storia più recente non venga relegata ai pigri proclami, alla vieta sacralità del linguaggio retorico e agiografico; che non sia esposta, in special modo la Resistenza, al rischio di una perniciosa imbalsamazione in ossequio, dice Levi, al “ nobile castello della Storia Patria” (p.9).
Dunque la Storia va nutrita e ripensata “come un tessuto di eventi umani, e non come un “pensum” da addizionare a molti altri dei programmi ministeriali”, ci guida ancora Levi, che affida alle pagine del “Giornale dei genitori”, la rivista di pedagogia fondata da Ada Gobetti, il suo pensiero sull'insegnamento della storia più recente (p.9). Ed è ciò che più interessa all'autrice che, seguendo le indicazioni del suo più significativo interlocutore in questa appassionante avventura, concepisce il suo lavoro come un autentico laboratorio di finissima tessitura, tra ricerca storica e sapienza letteraria. Non nasconde il suo intento, Roberta Mori, che compendia infatti le considerazioni illustrate fin qui proprio nelle primissime pagine, diventando così la sua opera anche manifesto pedagogico[2]
Convincendo. 
Svegliarsi adulti non resta quindi confinato alla sola biografia esistenziale e storica, e sarebbe comunque già lodevolissimo, ma ambisce in filigrana a ricostruire criticamente la narrazione sulla Resistenza che, con buona pace di Galli della Loggia, non indossa qui certo i panni ingannevoli di uno storytelling disinvolto e tendenzioso, o persino annacquato, ma che si infrange costantemente nel vaglio fittissimo della documentazione a disposizione. Tuttavia, a ben vedere, le fonti dirette sulla vita di Delmastro sono tutto sommato in numero esiguo, eppure da questo stesso limite l'autrice trae l'energica abilità di chi si adopera a interrogare lo sparuto materiale con incessante pervicacia per ricavarne una fascinosa e ricchissima messe di impliciti, osservazioni, associazioni, persino suggestioni, certo sempre inquadrate e validate all'interno di un discorso storico autorevole e paradigmatico. Un esempio? In una foto del 1937 l'adolescente Sandro indossa i pantaloni knickerbockers, “uno dei suoi capi preferiti” ma che “sono considerati dai giornali fascisti 'degenerati' perché anglofili, espressione di un mondo, quello anglosassone, odiato e vituperato” (p.16); e se a questo si aggiunge che il suo autore preferito è Jack London, ecco ravvisarvi il suo rapporto già irriverente nei riguardi del regime, sebbene non ancora sfociato in conflittualità aperta. Oppure la foto che lo ritrae nella sua amatissima montagna insieme a Primo Levi – seduti l'uno accanto all'altro su un gradone di roccia innevato, in cui Primo è ben chiuso e protetto nella sua giacca e nei suoi pantaloni alla zuava, mentre Sandro è a petto e gambe nudi - diventa un ulteriore occasione per l'autrice di approfondire la sua indagine psicologica su Sandro:  “A torso nudo sulla neve forse Sandro intendeva dimostrare a se stesso la propria capacità di resistenza e il proprio coraggio. Di sicuro ci voleva una buona dose di carattere e di anticonformismo per sfidare, sia pure nella zona franca rappresentata dalla montagna, l'idea del decoro inculcata dall'educazione borghese” (p.39).
Oltre alle foto, suggestive come lo stile con cui sono descritte e indagate, altri documenti soccorrono a delineare e rielaborare la “giovinezza inventata”di Sandro Delmastro: lettere private, testimonianze dirette di chi gli è sopravvissuto, stralci del vivissimo Diario partigiano di Ada 
Gobetti, cronache clandestine e ufficiali, persino i romanzi letti e preferiti da Sandro (oltre a Jack London, anche Huxley con il suo romanzo distopico Il mondo nuovo), vari contributi di Levi, nonché il suo racconto naturalmente (a cui l'autrice dedica un intermezzo di sicura presa per entrare nella controfigura letteraria di Delmastro e nello stesso tempo nel laboratorio di scrittura di Primo Levi), e infine - ciliegina sulla torta - abbozzi di racconti incompiuti dello stesso Sandro. Insomma, se si vuole, un percorso didattico autenticamente interdisciplinare già dispiegato per chi intendesse affrontare la Resistenza da un punto di vista inedito e accattivante, in cui i ragazzi e le ragazze di oggi possono trovarvi, non senza cogente stupore, molte delle aspirazioni, delle inquietudini, degli smarrimenti che li accomuna incredibilmente alla generazione partigiana, giovane per sempre.

 Per questo il per sempre giovane Sandro forse non piacerebbe oggi al ministro Valditara e ai suoi più zelanti accoliti. Perché avrebbe votato NO al referendum sulla giustizia, ovviamente, ma anche a quello sul lavoro e la cittadinanza del giugno 2025 (che ha visto un'altrettanta mobilitazione dei giovani e degli anziani passata, colpevolmente, quasi inosservata); avrebbe aderito alle manifestazioni Pro-Pal, altrettanto ovviamente; avrebbe sposato la causa dell'ambiente e probabilmente imbrattato con vernice innocua ma di forte impatto i monumenti sacralizzati della Patria; sarebbe stato di certo tra i diplomandi che si sono rifiutati di sostenere l'orale l'estate scorsa e, orrore degli orrori, sarebbe stato rimandato in latino. Anzi, il vero Sandro, lo è stato per davvero, rimandato in latino! Ed è proprio con una formula classica, altisonante ed ecclesiastica, che il personaggio Sandro entra in scena nel formidabile incipit di Ferro, così acutamente analizzato dall'autrice. “Nuntio vobis gaudium magnum. Habemus ferrum”,  proclama il protagonista tra i fumi del cloruro di ammonio nel laboratorio di chimica in cui sta armeggiando con gli altri studenti universitari, compreso Primo. Scimmiottare il solenne latino ecclesiastico equivale per il personaggio Sandro a irridere alla “lingua dell'autorità, forse perché ha in sospetto ogni principio di autorità”,  insinua l'autrice (p.69). E come darle torto: non è forse il latino la lingua di cui si ammantano le istituzioni che pretendono di essere riverite e temute, quali la Chiesa e la Scuola? Non a caso le recenti Nuove Indicazioni abbondano di modi di dire della suprema lingua, che viene di nuovo introdotta come insegnamento nella secondaria di primo grado: “Habemus LEL”, avrebbe proclamato il Sandro di oggi, per prendersi gioco del maldestro effetto di modernità dell'acronimo ideato dai suoi estensori.

Va da sé che non si tratta solo di un'invenzione letteraria, quella di Levi: l'irriverenza del Sandro personaggio e del Sandro storico infatti coincidono, come ci dimostra l'autrice.  E i sorprendenti sberleffi che il Sandro storico riserva all'autorità fascista, durante i suoi anni universitari, diventano, nell'abile ricostruzione dell'autrice, una traiettoria nitida di azioni, che all'inizio si limitano alla sola insolenza, ma che ben presto tracimano in temerarietà e, in ultimo, in fatale risolutezza. 
 Così, quando vengono emanate le leggi razziali, ovvero razziste, “che si sarebbero rivelate sulla lunga distanza uno snodo cruciale per la sua generazione, il momento in cui la passiva accettazione del fascismo - non già il consenso - cui i giovani erano abituati iniziò a scricchiolare quanto meno nella loro coscienza”(p.27), Sandro risponde intensificando le sue frequentazioni ebraiche, da cui la straordinaria amicizia con Levi e l'impossibile relazione con Ester Valabrega, inconfutabilmente di stirpe ebraica. Una storia d'amore sul filo del rasoio, seguita da Mori tra i meandri e gli scossoni degli eventi storici, e le cui pagine dedicate al loro inconsapevole ultimo incontro, insieme alla cattura e uccisione di Sandro poco dopo, varrebbero persino la lettura ad alta voce in classe [3]
E ancora, al momento di dover dichiarare la propria appartenenza razziale per gli appelli della sessione autunnale del 1939 e per la domanda di ammissione al terzo anno universitario, Sandro “lo fece a modo suo: scrisse la prima dichiarazione con un'improbabile penna verde, (…) e alla voce 'iscrizione al GUF', invece di inserire la data dell'iscrizione obbligatoria, coincidente con l'immatricolazione, scrisse semplicemente 'di Torino' ”. Commenta l'autrice: “Viene da chiedersi se l'inchiostro verde e l'affermazione lapalissiana non equivalessero nelle sue intenzioni a due sberleffi liberatori rivolti in segreto all'autorità che lo costringeva a definirsi pomposamente 'ariano' ” (p.30). 
Tuttavia conta “non solo il che cosa, ma anche il come” (p.46), quindi le “discussioni politiche, lo scambio di idee, la condivisione delle letture, la curiosità intellettuale diedero un impulso decisivo a quell'attitudine al ragionamento che Sandro già possedeva (…) e che lo instradarono su un cammino di apertura mentale dal quale non sarebbe più tornato indietro.”(pp.46-47). Quel come che oggi si è trasferito in parte sui social, di cui i giovani fanno largo uso, spesso intelligente, e di cui, con le loro recenti azioni politiche, hanno rivelato le potenzialità così ciecamente trascurate dagli adulti catastrofisti e supponenti. 
La Resistenza è  giovane, la Resistenza è vostra continua ad assicurarci Roberta Mori nel solco di  Nuto Revelli, di cui l'autrice riporta il passo tratto dal discorso appassionato che lo scrittore partigiano tenne a Pisa nel 1975 davanti agli studenti universitari [4] (p.11). E l'immagine di copertina ne dà già vivida prova: una foto di Sandro ritratto seduto su uno sperone di roccia proteso sì nel vuoto, ma con sullo sfondo “le vette e il cielo” (p.241). La foto è data anche come l'ultima da interrogare quasi in chiusura del libro, a racchiudere metaforicamente tutta la ricerca di verità percorsa fino a qui dall'autrice e “tutta la sua (di Sandro) esperienza di vita” che “trovava lì una rappresentazione simbolica: c'era l'alpinista, certo, c'era il sognatore, ma in qualche modo c'era anche il resistente”(p.243). Una foto il cui “potere evocativo non lasciava indifferenti i nipoti di Sandro nati poco prima della guerra o subito dopo” (p.243).

E non lascerà indifferenti nemmeno i nuovi nipoti di Sandro, i giovani cioè che oggi si trovano a scalare altrettante montagne di roccia e di ferro ma, viene da pensare ispirati da questa lettura, è il loro ferro che alla lunga si dimostrerà più tenace e resistente. Lo hanno già segnalato con i fatti recentissimi del nostro Paese e continueranno a farlo fino a quando, raggiunta prima o poi la vetta più alta, assisteranno alla vastità del fallimento del neo-autoritarismo che ha voluto sin qui condannarli all'infantilismo, per isolarli e manovrarli più a fondo. E invece sono proprio loro, i giovani Sandro, con il loro ultimo e per sempre NO ad averci indicato la strada su come finalmente svegliarci adulti.

Note

[1] I racconti di Primo Levi sono notoriamente trascurati nella didattica della letteratura, eppure varrebbe la pena farne oggetto di discussione e analisi come dimostrato da un altro prezioso contributo di Roberta Mori che, insieme a Maria Vittoria Barbarulo, ne ha curato l'edizione scolastica sempre per Einaudi (2021).

[2] L'autrice è del resto responsabile del settore ricerca e didattica del Centro Internazionale di Studi Primo Levi di Torino.

[3] Un assaggio: “Quel giorno Ester, giunta da Ivrea, aveva appuntamento con Sandro all'ora di pranzo in un ristorante di corso Palestro. Il marito di una sua compagna di liceo, un certo professor Corrado,  che conosceva anche Sandro, entrò nel locale e le disse che avevano arrestato l'intero Comitato militare. Era sconvolto dalla notizia e immediatamente l'ansia contagiò anche Ester. Dopo un po' finalmente Sandro arrivò: sapeva già tutto ed era molto preoccupato per Braccini. Mangiarono in fretta, poi Ester lo accompagnò alla fermata del tram in via Garibaldi e lì si salutarono. Le disse che non sapeva ancora se avrebbe lasciato o meno la città e che le avrebbe fatto avere sue notizie. Fu l'ultima volta che si incontrarono” (pp.192-193).

[4] Revelli venne invitato a Pisa per la presentazione del libro di Corrado Stajano, Il sovversivo, dedicato al giovane anarchico Franco Serantini, ucciso di botte nel 1972 dagli agenti del reparto Celere della città toscana. 

Roberta Mori

Svegliarsi adulti. Vita di Sandro Delmastro, partigiano e amico di Primo Levi

 

Passaggi Einaudi

2025

Pp. 328

€ 19,00

 

Scrive...

Pietro Levato Docente di Italiano della scuola secondaria di primo grado; membro del direttivo del CIDI di Pisa, collabora con il CIDI di Firenze; componente della redazione di Insegnare.