Il D.M. n. 221, pubblicato il G.U. il 27 gennaio scorso, che accompagna le Nuove Indicazioni 2025, entrerà in vigore l’11 febbraio prossimo. Meriterà approfondire in altra sede il testo definitivo delle Nuove Indicazioni. Qui scelgo di occuparmi del decreto analizzando in particolare l’ultimo articolo, ovvero l’art. 5 Disposizioni transitorie ed economiche, in cui sono descritte le procedure di adattamento e rimodulazione del curricolo e la tempistica che porterà le Nuove Indicazioni a regime.
Le Indicazioni Nazionali 2012, si legge, saranno progressivamente sostituite da quelle “nuove”, fino al completamento dall’anno scolastico 2028/29 per la scuola secondaria di primo grado, dal 2030/31 per la scuola primaria. Pertanto, dal prossimo anno scolastico i collegi docenti dovranno “adattare e rimodulare” le scelte curricolari solo per la scuola dell’infanzia e le classi prime del primo ciclo (primaria e secondaria di primo grado). Inoltre, nell’anno scolastico 2027/2028, si anticiperanno le indicazioni per la disciplina “storia” nelle classi terze della scuola primaria.
Una tempistica che mette, dal mio punto di vista, a rischio l’autonomia culturale e professionale, se il messaggio è che i docenti dovranno scegliere fra gli argomenti proposti nelle Indicazioni e presumibilmente nei libri di testo. Se assumeranno, cioè, comportamenti professionali come se avessero davanti dei Programmi. All’art. 3, Editoria scolastica, infatti, sono fornite indicazioni agli editori e agli autori chiedendo l’adeguamento dei contenuti dei libri di testo di tali classi.
A riguardo vale la pena richiamare ancora una volta che le Indicazioni sono, appunto, tali e che il curricolo si costruisce in una prospettiva che mette in relazione contenuti – organizzazione – metodi e valutazione, in riferimento alle norme che hanno introdotto l’autonomia scolastica. Il curricolo è scelto delle istituzioni scolastiche; la progettazione curricolare spetta al collegio docenti e alle sue articolazioni.
"L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento" recita l’art. 33 della Costituzione, un principio che, nel caso specifico, impone, come è noto, la prescrittività dei traguardi di competenza ma non le scelte culturali, metodologiche e didattiche che restano in capo alle istituzioni scolastiche autonome e ai docenti.
Non si comprende, inoltre, la logica dell’anticipazione per la disciplina “storia” alla classe terza nell’anno scolastico 2027/28, stanti le critiche fondate delle società storiche e della ricerca educativa sui fondamenti individuati in riferimento al sapere storico. A fronte degli snodi periodizzanti individuati dalle Indicazioni 2012 (il processo di ominazione, la rivoluzione neolitica, la rivoluzione industriale, i processi di mondializzazione e globalizzazione) siamo di fronte a scelte quali “il primato dell’Occidente”, “l’identità nazionale” e la “narrazione storica” vs l’utilizzo delle tracce e delle fonti, che anche i più piccoli possono analizzare, con l’aiuto dei propri insegnanti con lo sguardo alla “storia prossima e alla propria comunità territoriale”, senza ricorrere agli exempla del mondo classico, del Risorgimento, della Resistenza (è citato Salvo D’Acquisto) proposti nelle Nuove Indicazioni.
Desta preoccupazione, inoltre, l’abrogazione degli articoli 3 e 4 del D.M. 254/12 e la non individuazione di strumenti di monitoraggio e aggiornamento nel futuro delle Nuove Indicazioni. Si rammenta che gli art. 3 e 4 del decreto citato avevano individuato in un Comitato nazionale scientifico e le azioni di formazione dell’Amministrazione gli strumenti per monitorare e aggiornare le Indicazioni 2012. Una scelta che aveva portato al documento “Indicazioni nazionali e nuovi scenari”che tiene in debito conto la Raccomandazione europea del 2018, con particolare riguardo alla competenza di cittadinanza.
Assisteremo da qui in avanti a azioni unilaterali di monitoraggio senza il controllo democratico dei processi di riforma? Oppure il Ministro pensa di poter utilizzare la Commissione ministeriale e la SAFI a questo scopo che, come è noto, è decisamente di nomina ministeriale?
Una scelta che, ancora una volta, corrisponde a una visione centralistica del sistema scolastico e a una formazione in servizio che non nasce nella comunità professionale e si alimenta con l’autonomia di ricerca, sperimentazione e sviluppo e le reti di scopo, con il contributo delle Università e delle Associazioni disciplinari e professionali.
Siamo di fronte ancora una volta, come nel 2003, a un punto e a capo e a una “doppia vigenza” di due documenti diversi per scelte politiche, culturali e metodologico – didattiche, a partire dalle premesse che fin dal titolo prefigurano un’idea di insegnamento – apprendimento lontana dalle recenti acquisizioni degli studiosi in merito.
C’è da sperare che, cambiato il contesto, si possa rapidamente intervenire a modificare le scelte. Ma questa volta non si potrà parlare di armonizzazione come previsto all’epoca fra i PSP del 2004 e le Indicazioni nazionali del 2007, che costò al mondo della ricerca educativa, ivi compresa la scuola, otto lunghi anni di lavoro prima che vedessero la luce le Indicazioni 2012.
Si torna decisamente indietro alla legge 53/03 che può essere considerata la legge - madre della personalizzazione, una scelta ancorata ai talenti, a ciascuno il suo. Un invito a progettare il curricolo in ragione delle caratteristiche individuali di ognuno, indipendentemente dai cambiamenti culturali e sociali che hanno travolto la scuola.
In questa prospettiva è urgente riformulare la domanda consueta: che fare?
Una domanda impegnativa per gli insegnanti che, fra qualche mese, nei dipartimenti si confronteranno sulle possibili scelte per le loro classi prime, che non potranno prescindere, come si vorrebbe, dalla premessa culturale che fa da sfondo alle Indicazioni 2025, da cui discendono le proposte per la scuola dell’infanzia e, con riferimento alle discipline, quelle per le classi prime. Né potranno essere trascurate le scelte in materia di competenze non cognitive, educazione civica e valutazione. Tutto si tiene e, forse vale la pena, prima di stilare aridi elenchi di argomenti da proporre ai bambini e ai preadolescenti assumere scelte e decisioni coerenti con i principi che regolano la ricerca educativa, a partire dalla domanda che ci interroga più delle altre: Chi sono i nostri bambini? Chi sono i nostri adolescenti? Per quale via li stiamo accompagnando a stare al mondo?
Il tema è ancora lo stesso: conoscere e stare al mondo, ricercare il senso, ricomporre i saperi provando a farlo insieme per una educazione alla cittadinanza plurale.