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30/01/2026

"Per amore del futuro - Educare oggi"

di Valentina Mangiaforte

Affinati dà alle stampe, sul finire dello scorso anno, la sua ultima fatica, "Per amore del futuro. Educare oggi" il cui titolo è la risposta ad una domanda: racconta di aver chiesto ad una studentessa di San Benedetto del Tronto quale ragione, secondo lei, muovesse a scegliere il lavoro di insegnante; la risposta sarebbe stata ‘per amore del futuro’, ed in queste parole è già un programma, un’idea puntuale circa lo scopo ed il senso di questo 'insegnare', di questo 'lasciar segni' su chi ci viene affidato.
Si tratta di un testo agile, di taglio saggistico e di ispirazione autobiografica: quarant’anni di esperienza sul campo hanno suggerito ad Affinati temi e parole dei dieci capitoli che lo compongono e attraverso cui si dipana il groviglio di tanti interrogativi, di tanti dubbi e tante questioni che chiamano in causa, prima ancora che i ruoli di chi 'educa oggi', come recita il sottotitolo, le persone che sono chiamate a questo compito: genitori, insegnanti, educatori e tutte quelle figure che quotidianamente frequentano quel terreno scivoloso che è la relazione tra i già adulti e gli adulti in divenire.
"Per amore del futuro" è un testo che non convincerà chi crede che si possa insegnare senza educare o che si possa educare senza insegnare; è un testo che non convincerà chi cerca ricette facili, prontuari, regole, codici e sillabi e documenti puntuali che declinino ruoli, mansioni, modi e tempi della relazione tra le generazioni; è un testo che non convincerà chi riduce il rapporto tra adulti e giovani ad una questione di semplice trasmissione dei saperi, la cui qualità ed il cui valore sarebbero indiscutibili, perché unti dal crisma della tradizione. È del tutto autoevidente che questo non basti, ma vien da chiedersi: è mai bastato? è mai esistita, insomma, un’epoca in cui non fosse difficile educare? o, piuttosto, abbiamo preso a mettere a tema e ad interrogarci su questioni nuove, altre?
"Per amore del futuro" è un testo che convincerà invece chi crede che l'insegnamento, una fattispecie dell’azione di educare, sia un'azione a fondo perduto e che l’educazione, nella sua accezione più ampia, sia un processo lungo e faticoso che vada svincolato dall’aspettativa di ottenere risultati immediati; è un testo che convincerà chi crede nella fatica del docente militante, ossia impegnato in senso non performativo ma in senso esistenziale, mosso dall’idea e dalla spinta ad esserci, intelletto e cuore, per chi ci viene affidato; è un testo che convincerà chi crede che senza autenticità, senza la disponibilità dell’adulto a riconoscere ed accettare i propri limiti non si possa esser d’aiuto a crescere per chicchessia, non si possa davvero aprirsi alla relazione e all’ascolto, non si possa provare a mettere piede in quel territorio misterioso che è la vita degli altri. L’agire dell’educatore dovrebbe partire dalla disincantata accettazione della propria fragilità e misurarsi e definirsi ogni volta nel fuoco della controversia, sul terreno del conflitto, della negoziazione, della ridefinizione dei confini; sul disagio, insomma, che genera la distanza tra noi e loro. È un testo che convincerà chi crede nel valore dell’esempio e della parola insieme, perché attraverso il lessico, la sintassi e l’agire linguistico si forgi la forza di scavare dentro di sé e di cercare una via d’uscita dalle stanze buie in cui le vicende personali, autobiografiche, e l’irrompere prepotente della storia fuori di noi ci spingono di frequente; è un testo che convincerà chi sa che il passato è passato (scrive G. Caproni in Banderuola: Le cose che se ne vanno non tornano più, /tutti lo sanno,/e fra l’illustre moltitudine dei venti / è inutile lamentarsi. / Non è vero, pioppo, maestro di brezza? / È inutile lamentarsi) e sa che a quel passato va dato un senso in relazione al presente e con lo sguardo al futuro; e sa che per abbracciare questa prospettiva serve comunità – non un individuo solitario né eccezionale- e servono parole che modellino e definiscano questa comunità (è il focus del capitolo IX); è un testo che convincerà chi sa che serve un villaggio educativo di cui è parte la scuola insieme con la famiglia, le agenzie educative e la società tutta, perché i più giovani percepiscano un’alleanza, un orizzonte condiviso verso il quale procedere nel loro cammino di crescita.

Per tutte queste ragioni "Per amore del futuro" è un libro politico, ossia di scelta, di posizionamento, a cominciare dai maestri scomodi che si è scelto, come Gesù, i Vangeli, Bonhoeffer, Camus, Leopardi e Don Milani, solo per citarne alcuni; e, messi di fronte all’obiezione che gli si potrebbe muovere, quella di essere un libro dei sogni, un concentrato di buonismo, varrebbe sempre la considerazione che il buonismo è pur sempre meglio del cattivismo e che, a guardar fuori, alle tentazioni restrittive, punitive e repressive che ci solleticano di fronte a fatti di cronaca che vedono i giovani come protagonisti, qualche domanda di senso dovremmo sentire l’urgenza di sollevarla.
Scrive V. Magrelli [1]: Forse con l'età scompare/qualcosa di analogo alla cartilagine,/ un tessuto psichico/che fa da cuscinetto/ tra la creatura e la sua vita. I due punti si toccano, e fa male./ Si arriva troppo vicino alla corrente/ e brucia. A dispetto dell’età, è il tessuto psichico, emotivo, empatico che dobbiamo impegnarci a rivitalizzare, per far pane per tutti delle parole e dei saperi che quelle parole hanno custodito e trasmesso (dentro la lingua / un fagotto di sillabe / si srotola in canto. / È tempo di cadere / dentro covoni di parole / e farne pane per tutti. [2]).
L’educazione è una pratica di libertà che serve a dare voce a chi non ne ha e a fornire strumenti per articolarla, quella voce; è una pratica di libertà che serve a dare luce a chi è in ombra, a mettere a fuoco chi si è rispetto al luogo e al tempo che abitiamo e rispetto alle persone che abbiamo intorno; è una pratica di libertà che serve a tradire la tradizione per poterla rivedere in modo critico e consapevole.

Note

 [1] Valerio Magrelli, "Exfanzia", 2022

 [2] Mariangela Gualtieri, "Le giovani parole", 2015

Scrive...

Valentina Mangiaforte Come ricercatrice si è occupata di Teofrasto e del pensiero scientifico antico; ora insegna materie letterarie e latino in un liceo siciliano.

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