In data 28 gennaio 2026, i Ministri Valditara e Piantedosi hanno firmato una direttiva che porta in oggetto: ”Misure per il rafforzamento delle azioni di prevenzione e contrasto di fenomeni di illegalità negli istituti scolastici”.
Per chi insegna, istruire ed educare è l’obiettivo del mandato costituzionale. È attraverso la conoscenza che il bambino, il giovane, costruisce le sue consapevolezze e si prepara all’età adulta facendo propri i principi universali che hanno a che fare con i diritti delle persone, i doveri, la solidarietà e la pace.
Ovviamente molti studenti già dai primi anni di vita hanno introitato questi valori, attraverso la famiglia e l’ambiente sociale in cui son nati e cresciuti e ciò non è un merito ma frutto della casualità: sei stato fortunato se sei nato in quella parte del mondo dove i diritti si rispettano o in una famiglia benestante e/o consapevole. Ma tanti ragazzi arrivano privi di questa base e allora, come diceva don Milani, “Se si perdono i ragazzi più difficili, la scuola non è più scuola. È un ospedale che cura i sani e respinge i malati’”
Non si possono quindi affrontare i problemi legati ad eventuali fenomeni di illegalità attraverso provvedimenti securitari.
La scuola è certamente chiamata in prima fila a porsi questi problemi, che peraltro non sono nuovi, ma forse solo amplificati o anche alimentati dalle dinamiche relazionali che si sviluppano sui social.La natura stessa della direttiva interministeriale ne fa un atto di indirizzo per tutti i protagonisti dei ministeri coinvolti.
E allora proviamo ad esaminare la Direttiva per vedere se effettivamente è corretto denunciare un cambio di paradigma per i due ministeri coinvolti e specificatamente per il Ministero dell’Istruzione.
I destinatari della Direttiva sono i Prefetti, le forze dell’ordine (Polizia, Carabinieri, guardia di Finanza), il Capo della Polizia, i Direttori degli uffici scolastici regionali, l’ANCI.
Lo scopo di questa Direttiva sarebbe la prevenzione di comportamenti illeciti. A questo fine i Prefetti, d’intesa con i Dirigenti scolastici, convocheranno il Comitato per l’ordine e la sicurezza, per predisporre interventi mirati che, a richiesta, possono comportare anche l’uso di strumenti di controllo e di rilevazione di strumenti metallici posseduti dagli studenti all’entrata a scuola.
L’inserimento dei Dirigenti scolastici in questo Comitato a carattere provinciale rappresenta una assoluta novità in ambito scolastico, posto che esso ha carattere consultivo al fine di fornire pareri al Prefetto che dovrà coordinare le forze di polizia e definire le strategie di sicurezza.
Significa in buona sostanza spostare il piano della prevenzione educativa e culturale nel rapporto con gli studenti, sul piano securitario e di polizia, tant’è che le decisioni del Comitato sono dirette a fornire pareri al Prefetto, che poi decide gli interventi da effettuare. Significa dare una risposta emotiva e propagandistica agli ultimi eventi di cronaca di diversa gravità, avvenuti in alcune scuole, ignorando o facendo finta di non sapere, che comportamenti violenti e devianti possono essere assunti all’interno della scuola verso compagni ed insegnanti anche senza bisogno di armi metalliche o di armi in genere.
Chi lavora o ha lavorato nella scuola, sa che i giovani a volte hanno una irruenza, una veemenza, incontrollata, che può generare pericolo o danni gravi alle cose e peggio alle persone. Non mancano anche forme di autolesionismo come risposta alla rabbia repressa che non ha trovato i canali giusti per essere gestita [1].
Anche le neuroscienze ci insegnano che i giovani fino ai 20-25 anni spesso non sono in grado di controllare le emozioni, non hanno piena consapevolezza del pericolo esistente per sé o altri in determinati contesti, in quanto, al di là delle vicende personali, la ghiandola amigdala non è ancora sviluppata in modo completo. Tale ghiandola è quella che ci consente di elaborare le emozioni, l’ansia e la paura, il senso del pericolo e quindi la responsabilità.
A questo bisogna associare una analisi dei dati. Nel 2025 risultano diminuiti i comportamenti violenti nei confronti degli insegnanti (dati del Ministero dell’Istruzione e del Merito). Rimangono alti gli episodi di bullismo e cyberbullismo nei confronti dei compagni. Ciò evidentemente svuota di significato la tipologia di interventi pensata dai nostri Ministri dell’interno e dell’istruzione, che, prescindendo dai dati, ipotizzano di praticare una strada che non si capisce come potrebbe portare risultati positivi.
Gli Stati Uniti presentano da sempre una alta percentuale di delitti con armi da fuoco nelle scuole, perché in quel paese è possibile, dai 16 anni, comprare un’arma con molta facilità. Per nostra fortuna non ci troviamo in una situazione di emergenza simile.
Occorre intervenire dando speranza a questi ragazzi difficili, prevenendo certamente il peggio, ma evitando altresì di stigmatizzarli precocemente con interventi di polizia, perché altrimenti, un fatto di maleducazione, può diventare un evento irreversibile ed il nostro giovane potrà essere irrimediabilmente perduto.
[1] La questione dalla violenza nei comportamenti giovanili, soprattutto verso gli insegnanti, è affrontata in questo contributo.