Le nuove Indicazioni nazionali 2025 per la scuola primaria e la scuola secondaria di primo grado hanno avviato una revisione significativa dei libri di testo, orientata a rafforzare la coerenza con le politiche nazionali e a definire in modo più marcato l’identità nei contenuti. Non si tratta però solo di un cambiamento per adattarsi alle indicazioni ministeriali, è in gioco, ancor di più che in passato, il modo stesso con cui il sapere prende forma nel primo ciclo di istruzione. Partiamo di una affermazione difficilmente contestabile: i libri di testo non sono strumenti neutri. Selezionano, semplificano e narrativizzano i contenuti, configurandosi come artefatti culturali e politici e, al contempo, sono ambienti complessi di apprendimento che contribuiscono a costruire visioni del mondo, legittimando alcuni saperi e marginalizzandone altri [1] mentre, rispetto alle scelte curricolari, riflettono sempre orientamenti culturali e politici situati [2]. In questa prospettiva, il libro di testo lo si deve intendere come un dispositivo di mediazione culturale inserito in un ecosistema didattico più ampio [3] che ha il suo “peso specifico” nel percorso di apprendimento, tanto quanto in quello educativo e culturale, di bambine e bambino, ragazze e ragazzi.
Da queste consapevolezze, prende avvio, con il suo “Osservatorio Libri di testo”, una ricerca promossa dal Movimento di Cooperazione Educativa (MCE) che, in collaborazione con le ricercatrici Laura Parigi, Loredana Camizzi, Alessandra Anichini di INDIRE e Monica Barni (Università di Roma, "La Sapienza"), si propone di analizzare criticamente i nuovi libri di testo del primo ciclo.
La ricerca si articola in due fasi: una prima fase di raccolta dati in cui i docenti partecipanti contribuiscono con materiali, osservazioni sui testi che stanno consultando in vista della loro adozione; una seconda fase di analisi e riflessione approfondita sui dati raccolti finalizzata a costruire una lettura critica e partecipata dei cambiamenti in atto.
Lo strumento realizzato vuol fungere da primo supporto all’osservazione critica dei testi proposti per l’adozione prendendo in esame molteplici dimensioni: epistemologica, metodologica, didattica e di rappresentazione sociale (dalla multimodalità all’inclusività culturale, dalla pluralità linguistica alle prospettive decoloniali, il superamento degli stereotipi, ...). Si vuole indagare, insomma, la relazione tra la funzione tradizionale del libro di testo, cioè trasmettere un sapere canonico, e la sua strutturazione per comprendere in che misura possa rispondere alle esigenze di una scuola capace di confrontarsi con la complessità del presente, la pluralità culturale e le sfide della cittadinanza globale [4].
In questo quadro, il rischio che nei testi possa essere presente una riduzione della pluralità a favore di una narrazione nazionale compatta e lineare è una questione dirimente. La letteratura internazionale ha ampiamente mostrato come i libri di testo contribuiscano alla costruzione dell’identità nazionale attraverso processi di selezione e omissione [5] con effetti particolarmente rilevanti nelle prime fasi della scolarizzazione. Il risultato può essere rendere invisibili le minoranze, riprodurre stereotipi, anche visivi, e una rappresentazione semplificata della realtà che rende più difficile per molti studenti, in particolare quelli con background migratorio, e non solo, riconoscersi nei materiali proposti [6].
I libri di testo, infatti, possono rappresentare, escludere o silenziare gruppi sociali; possono veicolare bias, rafforzare gerarchie culturali e trasmettere ideologie implicite attraverso linguaggi e immagini. Non è secondario, inoltre, il rischio di un disallineamento tra le dichiarazioni delle policy educative e i contenuti effettivamente proposti in essi sulla scia delle tensioni politiche nazionali e internazionali che connotano la nostra attualità.
Le criticità appaiono particolarmente evidenti nell’insegnamento della storia. Nella scuola primaria, la prevalenza di narrazioni lineari e semplificate può limitare la costruzione dei concetti temporali e delle prime forme di pensiero critico; nella secondaria di primo grado, il rischio è quello di consolidare una visione univoca e poco problematizzata del passato e, di conseguenza, dei suoi riverberi nel presente e nel futuro. Quando la narrazione sostituisce l’indagine si riduce la complessità epistemologica della disciplina e si restringono le opportunità di sviluppare competenze come l’argomentazione e l’interpretazione multiprospettica. Ridurre la storia a racconto trasmissivo, spesso sostenuto da un uso emotivo della memoria nazionale, significa allontanare la scuola dalla sua funzione democratica: formare soggetti capaci di interrogare il passato, non semplicemente di riconoscerlo. La dimensione connotante quest’area di conoscenza deve intrecciarsi con la problematizzazione e innestarsi dentro percorsi didattici euristici che accompagnano progressivamente bambine e bambini a porsi domande, confrontare punti di vista, costruire significati condivisi.
Il rischio complessivo è la reiterazione di modelli trasmissivi asfittici e interessati esclusivamente a un apprendimento passivo dove il libro di testo assume una posizione dominante, riducendo, di conseguenza, anche il ruolo dell’insegnante a mero esecutore (quanto manca allora a farsi sosttuire da una “macchina”?).
È qui che la prospettiva del MCE rilancia con forza un’idea di scuola basata sull’apprendimento inteso come costruzione attiva, cooperativa, attenta alle differenze e orientata allo sviluppo del pensiero critico. In questa visione, il libro di testo è uno strumento tra i tanti da interrogare e trasformare, non un dispositivo da applicare.
La revisione dei libri di testo 2025 apre dunque alla necessità di fare una scelta che riguarda l’intero primo ciclo: una scuola che trasmette saperi chiusi e identitari e una scuola che costruisce conoscenza in modo plurale, critico e condiviso.
La ricerca avviata non intende offrire risposte definitive o assolute, ma aprire uno spazio di lavoro comune con le scuole a partire dalle pratiche e dalle esperienze dei docenti e dalla consapevolezza della “scelta” anche di un apparentemente innocuo libro di testo per i bambini di classe prima della scuola primaria. È nella relazione viva tra insegnanti, studenti e saperi e nella consapevolezza del proprio ruolo come docenti che si gioca la possibilità di una scuola capace di leggere e trasformare la complessità del presente in una risorsa per tutta la comunità educante.
Al di là di come ciascun docente la pensi, l’invito è a riflettere su alcune domande che dovrebbero essere legate ad una professionalità attiva e riflessiva: Che idea di scuola e di società si sta costruendo con i libri di testo esaminati: una scuola che trasmette identità chiuse o una scuola che apre alla pluralità e al pensiero critico? I libri di testo del primo ciclo proposti aiutano davvero bambine e bambini, ragazze e ragazzi a interrogare il mondo e il passato oppure li abituano a riconoscere narrazioni già date? Il libro di testo è uno strumento da usare criticamente o un dispositivo che orienta e limita le pratiche didattiche e l’autonomia degli insegnanti? Il libro di testo è uno strumento da mettere in discussione o un dispositivo che normalizza saperi, pratiche e identità?
Il gruppo di lavoro su indicato ha messo a punto un modulo per raccogliere opinioni ed esperienze; per contribuire alla rilevazione, è possibile rispondere al questionario usando
questo link.
[1] Apple, M. W. , "The text and cultural politics"; Educational Researcher, 21(7), p. 4–11; 1992.
[2] Goodson, I. F. , "The making of curriculum: Collected essays"; Falmer Press, Londra; 1995.
[3]Anichini, A.; Bartolini, R. (a c.di), "Libri di testo e contenuti didattici digitali: Un dialogo possibile?"; Carocci, Roma; 2023.
[4] Pingel, F. "UNESCO guidebook on textbook research and textbook revision" (2° ed.). UNESCO Parigi.
UNESCO, (2017). Textbooks for sustainable development: A guide to embedding. UNESCO, Parigi, 2017.
[5]Nicholls, J., "School history textbooks across cultures: International debates and perspectives."; Symposium Books, Oxford, 2006.
[6] Van Dijk, T. A., "Politics, ideology and discourse"; Pompeu Fabra University, Barcelona, 2006.