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18/01/2026

Sguardi che sostengono

di Carlotta Guidi

«Radicale è chi non assume una posizione di comando, ma costruisce delle alleanze.» Così scrive Michele Arena, educatore e scrittore, nel suo recente libro “Dipende dalla classe. Manifesto per una scuola anticlassista”, invitandoci a riflettere e ad agire per modificare il nostro sguardo di docenti sulle alunne e sugli alunni, sullo spazio classe, sul potere che esercitiamo. Ma quando, oggi, un adulto che educa ed entra in relazione con ragazze e ragazzi di varie età può essere definito radicale? La parola ricorda le radici degli alberi ben piantate dentro il suolo, delle fondamenta solide. Potremmo provare a dire allora che un’insegnante radicale è un adulto saldo a sè, ma allo stesso tempo deve anche essere qualcuno che sa spostarsi. Da dove? Dal suo centro. Ma non per farsi spazio, ma per fare spazio. Che implica il mettersi da parte, cambiare postura, “marginalizzarsi” per non marginalizzare e dare così voce alle pluralità di voci che abitano le nostre classi. Riposizionarsi, dunque, per mettersi in ascolto e modificare il punto di vista.

Occorre allora cambiare anche lo sguardo: quale sguardo infatti abbiamo noi docenti sulle alunne e sugli alunni? A volte presente, a volte fragile, a volte duro. A volte non lo abbiamo. Uno sguardo adulto dovrebbe essere invece uno sguardo che sostiene, nel senso che sorregge e che non viene meno, neanche - e soprattutto - nel conflitto. Allo stesso tempo è anche non giudicante e non ingenuo; è uno sguardo che non molla. Perchè se l’adulto non vede o non vuole vedere, e quindi lascia andare, come possiamo poi noi pretendere che quegli stessi studenti e studentesse non lascino andare loro stessi? Come possono credere in futuri possibili se alcuni degli adulti di riferimento per la loro crescita non vedono una pluralità di sentieri e possibilità per loro?

È a partire da questo sguardo che siamo chiamati a ripensarci e a guardarci diversamente: non più soltanto come responsabili dell’insegnamento e portatori esclusivi di sapere, come spesso ci percepiamo e veniamo percepiti, ma come adulti che si fanno carico, davvero, dell’apprendimento delle alunne e degli alunni aprendo spazi di parola nelle loro aule. Adulti che si mostrano per ciò che sono - perchè si educa per ciò che si è - significativi e affidabili allo stesso tempo, capaci di riflettere su se stessi e di stare nella relazione educativa anche – e soprattutto – quando si trovano di fronte a qualcuno che non solo non vuole starci, ma non sa neppure come si fa.

Tutto questo è possibile solo se davvero, oggi più di ieri, rimettiamo al centro dei nostri discorsi la didattica e decidiamo di avere un modo diverso di abitare i problemi (Arena 2025, p. 101). 

Parlare del “come fare” e non solo del “cosa fare” è già di per sé un'azione radicale che riposiziona i discorsi sulla scuola. Ma mettiamo anche in azione i nostri discorsi sul “come” attraverso una didattica attiva e laboratoriale, che permetta la coesistenza di più tempi di apprendimento, che non permetta a nessuno di sentirsi in errore perché ci si fa carico, insieme, delle difficoltà di tutti. Una didattica che ritaglia spazi di parola per tutte e tutti e che è lenta perché insegna a pensare e perché sa che apprendere è un processo che necessita di tempo.

Questa non è solamente una scelta metodologica di lavoro, ma è una scelta politica precisa. Perché è necessario, oggi più che mai, rendere concrete e vive le parole della nostra Costituzione e rimuovere davvero gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona. E a volte gli ostacoli che i ragazzi e le ragazze incontrano a scuola sono adulti che non sognano futuri per loro.

“Sperare è aprirsi al futuro. Un’espressione francese dice che ogni cuore è abitato, o comunque lo è stato almeno una volta, dalla speranza. [...] La marginalità delle fragilità è non avere nessuno che ci stimi. E non stimarsi, ossia non avere stima di sè, è essere al buio senza molta speranza che ci scorga un lume. (Canevaro 2024, pp. 36-37)

Accendiamo lumi insieme: che nessuno rimanga al buio.

 

Bibliografia

Arena, M. 2025. Dipende dalla classe. Il Margine. 
Canevaro, A. 2024. Nascere fragili. EDB.

 

Scrive...

Carlotta Guidi insegnante di lettere nella scuola secondaria di I grado; membro del CIDI di Firenze.

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