Se non si riesce a dare una risposta a un problema matematico, spesso la ragione sta nel non aver compreso il punto di vista più generale dal quale il problema appare soltanto come un caso particolare di una famiglia di problemi affini.
(attr. a David Hilbert)
Negli ultimi sei anni i dati Istat mostrano una costante riduzione della dispersione scolastica in Campania, come emerso anche da diversi articoli di quotidiani sia locali che nazionali. Può sembrare una buona notizia e ciò testimonierebbe l'impegno delle scuole e le responsabilità assunte dalle istituzioni con le politiche sviluppate per raggiungere questi traguardi. Ma basta questo dato per affermare che il sistema educativo stia realmente migliorando?
Se ci basiamo solo ed esclusivamente sulla dispersione esplicita, cioè gli studenti che abbandonano precocemente gli studi, la situazione appare in miglioramento. Tuttavia, se allarghiamo lo sguardo alle competenze effettivamente raggiunte dagli studenti, emerge uno scenario molto più complesso.
Le prove INVALSI, ad esempio, non misurano i voti scolastici, ma il raggiungimento di competenze fondamentali in Italiano, Matematica e Inglese, e dal 2026 anche nelle Competenze Digitali, considerate essenziali anche nel confronto europeo.
Nel 2025 la dispersione esplicita in Campania è scesa a circa il 9-10%, con una riduzione di circa sei punti percentuali rispetto al 2019, una variazione significativa in un arco temporale relativamente breve, mentre nelle prove INVALSI oltre la metà degli studenti campani dell'ultimo anno della scuola secondaria di secondo grado non raggiunge livelli adeguati di competenza in almeno una delle discipline fondamentali, con valori particolarmente critici in Matematica. Tra l’altro la tendenza generale è peggiorata negli anni come si evince dai grafici in basso.


Particolarmente significativo è il quadro relativo alle competenze in Matematica, dove risultano adeguate solo per il 43% e il livello di competenza 5 (il massimo livello) è raggiunto da meno del 28% per i licei scientifici e classici, meno del 2% per gli altri licei e per gli istituti tecnici, infine praticamente nullo il valore della massima competenza per gli istituti professionali.

Studenti e studentesse che raggiungono i traguardi previsti in Matematica in II secondaria di secondo grado, per regione. Valori percentuali. Serie storica. Fonte: INVALSI da 2019 a 2025.
Quindi, mentre la dispersione esplicita diminuisce di circa sei punti percentuali nell’arco di pochi anni, il numero di studenti con competenze insufficienti non segue la stessa traiettoria e, in alcuni ambiti disciplinari, mostra addirittura un lieve peggioramento.
Da questa osservazione nasce una domanda: la dispersione scolastica si è realmente ridotta oppure ha semplicemente cambiato forma?
Considerando congiuntamente la dispersione esplicita, la dispersione implicita evidenziata dai risultati INVALSI e il ruolo dei percorsi di Istruzione e Formazione Professionale (IeFP), emerge un quadro diverso rispetto a quello che suggerisce il solo tasso di abbandono scolastico. L’ipotesi interpretativa proposta in questo lavoro è che la dispersione scolastica non sia un fenomeno unidimensionale, ma il risultato dell’interazione tra abbandono, competenze effettivamente acquisite e percorsi formativi alternativi.

In particolare, i dati relativi ai percorsi di Istruzione e Formazione Professionale, si riferiscono ai soli iscritti.
I dati sembrano indicare che il sistema educativo abbia ridotto gli abbandoni, ma non necessariamente le fragilità. Una parte degli studenti continua il percorso scolastico senza raggiungere competenze adeguate; altri vengono intercettati dai percorsi professionalizzanti, che pur rappresentando un’importante opportunità di formazione e inserimento lavorativo, perseguono finalità prevalentemente orientate all’inserimento lavorativo, differenti da quelle proprie dell'istruzione secondaria.
Nell'immagine seguente l’andamento negli anni dei percorsi duali e professionalizzanti:

I percorsi duali rappresentano una modalità specifica dei percorsi IeFP, caratterizzata dall’integrazione tra formazione e lavoro. Negli ultimi anni, tali percorsi hanno registrato una crescita significativa, indicando una trasformazione qualitativa dell’offerta formativa più che un aumento complessivo degli iscritti. I percorsi duali privilegiano l’apprendimento in contesti lavorativi, favorendo lo sviluppo di competenze pratiche e professionali. Tuttavia, ciò potrebbe rendere più complesso il consolidamento delle competenze di base, soprattutto nei contesti territoriali caratterizzati da maggiori fragilità educative. Inoltre, secondo i dati disponibili, conclude positivamente il percorso circa tre quarti degli iscritti; quindi, c’è anche una significativa percentuale di abbandono contribuendo a una forma di dispersione differita o nascosta.
Se la riduzione della dispersione esplicita fosse accompagnata da un reale miglioramento delle competenze, ci si aspetterebbe una progressiva riduzione anche del fenomeno dei NEET (Not in employment, education or training), ossia l’insieme dei ragazzi e delle ragazze che non studiano, non lavorano e non stanno seguendo corsi di formazione di alcun tipo. La sostanziale stabilità del tasso di NEET costituisce un elemento di riflessione, poiché suggerisce che la riduzione dell’abbandono scolastico non si traduce automaticamente in un miglioramento delle opportunità educative e occupazionali dei giovani.

Ridurre la dispersione scolastica significa certamente evitare che gli studenti abbandonino la scuola. Ma significa anche garantire che chi rimane acquisisca realmente le competenze necessarie per affrontare il lavoro, l’università ed essere cittadini del mondo. Se ci limitiamo a misurare quanti studenti restano nel sistema senza chiederci cosa imparano e quali opportunità avranno una volta usciti, rischiamo di confondere il successo statistico con il successo educativo.
Solo un approccio integrato consente di comprendere realmente lo stato di salute del sistema educativo e di progettare interventi efficaci. Il modello proposto rappresenta un’elaborazione basata sull’integrazione di indicatori ufficiali provenienti da fonti differenti (INVALSI, ISTAT, INAPP e OCSE). Non costituisce un nuovo indicatore statistico ufficiale, ma una chiave interpretativa finalizzata a leggere in maniera congiunta fenomeni che normalmente vengono analizzati separatamente.
Queste considerazioni, a partire da una chiave di lettura integrata del fenomeno, suggeriscono come aspetti metodologici per la didattica e approcci per sviluppi di politiche sociali partendo dai dati NEET possano essere una strada da perseguire con visioni lungimiranti per il futuro.