Home - la rivista - scuola e cittadinanza - La fatica dell’educare

c'era per noicittadinanza

20/04/2026

La fatica dell’educare

di Carlotta Guidi

A marzo di ogni anno, a Milano, viene organizzato “Sfide. La scuola di tutti”, un evento formativo per tutti coloro che hanno a che fare con i minori e la scuola. Tra le molte formazioni “pensose” alle quali ho partecipato mi è rimasta impressa una risposta che il prof. Dario Ianes ha dato alla domanda su che cosa lui terrebbe d’occhio nella scuola per osservare l’inclusione e in generale la scuola tutta. Ianes ha risposto con chiarezza: monitorare la fatica. La fatica delle e degli insegnanti, il senso di solitudine che provano di fronte ai problemi quotidiani che devono affrontare. Questa fatica, ha continuato Ianes, va sostenuta. Altrimenti il rischio è di attuare scelte non inclusive.
Penso dunque a questa risposta che mi pare tanto fondamentale oggi; ma forse, come tante questioni di scuola, è fondamentale da sempre perché sempre esistita.
La fatica dell’educare si lega a doppio filo con la responsabilità dell’adulto che educa. Quanta responsabilità decidiamo di assumerci? Ce la assumiamo? E se non lo facciamo, perché? “L’educazione è un’azione, è una pratica”, ha scritto Luigina Mortari, ed è “quella pratica che si prende cura di procurare all’altro il meglio per il suo esserci”. [1] 
E per aver cura dell’altro per favorire il meglio del suo esserci nel mondo, dobbiamo in primo luogo avere cura di noi. Adulti che curano il loro sé e la loro vita potenziale si possono tradurre in adulti che hanno cura dei minori che hanno in carico. Adulti, al plurale; che la scuola si dovrebbe fare insieme, non in solitaria. La responsabilità dell’educare, che è la responsabilità - grande, aggiungo - di non trascurare, a scuola o è condivisa e partecipata o non è. Un adulto solo non è sufficiente. Smuove, è vero, ma non basta per mettere in moto un cambiamento a lungo termine che è il risultato di costanti e quotidiani atti di cura collettivi che hanno il fine di sostenere e co-costruire la persona in crescita. Se isolata e lasciata a se stessa, quella difficoltà può essere un motore esplosivo per l’adulto che, umanamente, tenderà ad evitarla oppure a soccombere ad essa. 
Quella fatica di cui parla Ianes è insita in ogni azione educativa ed è anche legata a quella che Mortari chiama la “ricettività”, ovvero la capacità di fare posto all’altro creando dentro di sé come uno spazio vuoto, vuoto anche delle proprie convinzioni e preoccupazioni, per rendere possibile l’ascolto autentico. Purtroppo nella grande solitudine nella quale operano la maggior parte delle docenti, questa fatica rischia di trasformarsi velocemente in una sorta di grosso masso che inizia a crescere sulle spalle dell'adulto solo quando si ritrova ad affrontare situazioni problematiche, conflittuali ed apparentemente senza soluzioni. Come può la scuola sostenere tutto questo? Parlandone apertamente, accettando il portato implicito di fallimento, di rischio, di timore. Iniziare quindi col farsene tutti carico in modo strutturale. Dirigente, insegnanti, collaboratori scolastici, il territorio dove opera la scuola. Perchè “sortirne tutti insieme è la politica” e una precisa scelta di posizione; ma aggiungo anche che sortirne tutti insieme è inclusione, altrimenti quella enorme fatica si trasforma velocemente in fuga, abbandono e trascuratezza, portando, appunto, ad atti e pensieri escludenti: punizioni, allontanamento, proibizione, controllo. Oggi c’è un problema di una scuola che non si occupa della giustizia sociale, ma c’è anche un problema di un’enorme difficoltà dell’educare che ha bisogno di essere riconosciuta e accolta, senza giudizi di valore, per poter essere affrontata. 
Di fronte alle attuali sfide dello stare a scuola, con strategie comuni affrontiamo insieme anche il rischio di sbagliare senza smettere di tracciare percorsi che guardino "in avanti".  Preoccupiamoci di coltivare quell’ “attenzione sensibile", come la chiama Luigina Mortari, che è sforzo vigile sull’altro affinché forme di incuria non prendano corpo: che dalla trascuratezza all’ingiustizia il passo, come si sa, può essere breve e pericoloso.

Note

[1]Mortari L., A scuola. L’arte di educare, Mimesis, 2025, p. 14.

Scrive...

Carlotta Guidi insegnante di lettere nella scuola secondaria di I grado; membro del CIDI di Firenze.

sugli stessi argomenti

» tutti