Home - la rivista - scuola e cittadinanza - Professionalità docente "in tensione" tra interno ed esterno

temi e problemicittadinanza

07/04/2026

Professionalità docente "in tensione" tra interno ed esterno

di Ernestina Morello

I docenti sono pugnalati quotidianamente, in una forma sottile che permea l’aria della scuola e non solo e può anche esplodere in casi di parossismo come raccontano gli ultimi fatti di cronaca: l’alunno tredicenne che riprende in diretta social la spedizione punitiva nei confronti della prof di francese e l’accoltella; il diciasettenne, il cui piano è stato fortunatamente sventato in tempo, che stava architettando una strage a scuola… Non entro nel merito di ipotesi cliniche, che non sono di mia pertinenza, ma ciò non toglie che il clima che respiriamo non sia utile al contrasto di questi atti di violenza manifesta.

Dopo la lettera conciliante della prof.ssa Chiara Mocchi e il suo colloquio riservato con il Ministro Valditara, di cui sono trapelati all’opinione pubblica i punti nevralgici, mi sarei aspettata una proposta educativa e formativa di più ampio respiro dal MIM. E invece esce a caratteri cubitali l’annuncio clamoroso che subito dopo le vacanze pasquali saranno attivati corsi di empatia per docenti. Oggettivamente e di per sé la proposta parrebbe utile, se non fosse che non è inserita nel più ampio contesto di fattori che fa da rete al processo educativo e formativo degli studenti. Di nuovo, purtroppo, questa proposta, come altre passate – riservata in maniera esclusiva ai docenti – rischia di far ricadere unicamente la responsabilità sulla categoria, con la conseguente colpevolizzazione in caso di reiterazione di fatti simili. Con ciò non voglio assolutamente escludere che i docenti - non tutti beninteso - abbiano le loro responsabilità, che in ogni caso però non dovrebbero mai sfociare in tentativi di omicidio e stragi. Ma è assolutamente ingiusto che lo Stato carichi di tutte le responsabilità i docenti, assolvendo tutti gli altri e fornendo non solo un cuscinetto per rischio caduta ma anche un alibi alla deresponsabilizzazione di tutte altre parti e un facile capro espiatorio dei torti comuni!

Bisogna lavorare alla radice tanto della scuola quanto della società tutta in cui è radicata. Entrambe sono ancora profondamente regolate da dinamiche di potere: con forza la società le vuole imporre alla scuola e dal canto suo la scuola tende a replicarle per non entrare in collisione con la società! La proposta di un corso sull’empatia, sottilmente, ma neanche così tanto, allude a una carenza - di empatia - da parte dei docenti… Ammesso anche che fosse, tale proposta stona con gli schemi di pensiero e di comportamento che la società riflette sulla scuola e con le ideologie che fino ad oggi sembrerebbero averli sostenuti… Parrebbe quasi un tentativo in extremis di scarica barile!

La vera rivoluzione nella scuola sarebbe prima di tutto scalfire, erodere e abbattere le dinamiche di potere su cui abbiamo costruito dal passato e continuiamo a costruire le relazioni sociali e soppiantarle con altre, etiche ed eque. Vito Macuso sostiene, non erroneamente, che dobbiamo riappropriarci di un’etica sociale capace di contrastare la frammentarietà, l’arrivismo, l’opportunismo, la materialità in cui è decaduta la nostra società.

Insomma, si tratterebbe di rifondare con il contributo di tutti, per quanto utopico sia il progetto, una nuova età dell’oro a partire da una comune consapevolezza… E invece le testimonianze che riceviamo sono nettamente diverse, dal prof che, o in modo autoritario o in modo arrendevole e disincantato, afferma che non saprebbe come “tenere i ragazzi” se non con la minaccia del voto, allo studente che ha a portata di mano esempi di facili guadagni con scarso o nullo impegno scolastico, al genitore a cui spesso interessa il voto come bottino da esibire a prova delle sue aspettative sul figlio e a discolpa degli strumenti e delle strategie messe in atto purché si realizzassero.

Questa esemplificazione dei fattori intrecciati nell’educazione conduce a una conclusione paradossale, che è, almeno sulla carta, in palese contrasto con le "buone intenzioni" del MIM, che quindi dovrebbe chiedersi innanzitutto le ragioni profonde di questa deriva sociale prima ancora di metterci una pezza. Non si considera infatti che, a dispetto delle idee prevalenti e per un certo verso anche avallate e rinforzate da una certa politica, a subire oggi nella scuola sono soprattutto i docenti empatici – per natura, per formazione e autoformazione … - perché sono soli nella loro empatia, scardinati dalle dinamiche ricorrenti e bersaglio ideale su cui dirottare le disfunzionalità di gruppo e le frustrazioni collettive.

Scrive...

Ernestina Morello Docente di materie letterarie e latino presso un liceo torinese dove conduce una sperimentazione di scuola senza voti. Giornalista e scrittrice.

sugli stessi argomenti

» tutti