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10/06/2026

Fotogrammi del presente

di Giuseppe Buondonno

Mentre le Indicazioni nazionali trasformano la Storia in un comiziaccio ideologico, nazionalista e para fascista, dall’Università “Vanvitelli” della Campania arriva un esperimento storico, didattico e civile di grande interesse; raccolto nel volume, di Salvatore D’Acunto e Valeria Nuzzo, Fotogrammi dal dominio della lotta. Rappresentazioni cinematografiche della società neoliberista (Editoriale Scientifica); un volume che suggerirei, non solo di leggere, ma, ancor più di utilizzare. È una seconda edizione rivista e ampliata (la prima è del 2017), perché “l’esperimento” si è consolidato e ha prodotto frutti importanti che, a mio avviso, non vanno dispersi; anzi, andrebbero replicati.

Due docenti universitari – D’Acunto è associato di Economia politica e Nuzzo è ordinaria di Diritto del lavoro – circa vent’anni dopo l’uscita del profetico romanzo d’esordio di Houellebecq, Estensione del dominio della lotta (cui rimanda il titolo del loro volume), si ritrovano – scrivono nell’introduzione – “a dover raccontare a ragazzi nati negli anni 90” la frattura profonda che, dalla metà degli anni 80, arriva fino alle nostre vite contemporanee: “la fine di un’epoca caratterizzata dall’impegno delle istituzioni nella costruzione di ‘zone franche’ sottratte alla logica della competizione” verso “un’arena caratterizzata da una sistematica e feroce lotta per la sopravvivenza”. Giovani che, dunque, quella frattura la stavano subendo, senza conoscerne le ragioni, né la vita prima che tutto cambiasse. È una situazione in cui i docenti si trovano costantemente, ma che – può sembrare un paradosso – diventa ancora più difficile, quando si deve insegnare ciò che si è vissuto a chi non c’era; non gli eventi, ma le situazioni, le emozioni, il vissuto appunto. “Ci colse il timore – scrivono gli autori – che i nostri tradizionali strumenti didattici non fossero sufficienti a trasmettere consapevolezza di quei mutamenti, delle loro implicazioni per le nostre esistenze individuali […] che ci fosse bisogno di uno strumento in grado di ‘materializzare’ davanti agli occhi dei nostri studenti le vite concrete degli uomini e delle donne che abitano il sistema produttivo, cercandovi risposte ai propri bisogni materiali”. Trovando anche, aggiungerei perché il volume anche questo fa, risposte analitiche e concrete, cioè vive e chiare, alla destrutturazione della classe operaia, alla incapacità di arginare la materialità dell’onda neoliberista e la subalternità culturale al suo dominio.

Il cinema sa sovvertire le “rappresentazioni convenzionali dell’ordine esistente […] grazie alla sua capacità di mobilitare gli affetti […] di promuovere la partecipazione emotiva”. Il cinema, intendiamoci, l’ha sempre fatto; e lo sanno bene i due autori che, non a caso, citano Chaplin, Lang, fino ai neorealisti. Il cinema, avrebbe detto il grande pensatore di Storia e coscienza di classe, sa denaturalizzare l’ideologia dominante, sa trattare ‘il presente come storia’; e lo fa incarnando le contraddizioni nell’umano, con la stessa potenza del grande romanzo realista, ma, nella nostra epoca, con maggiore immediatezza. Ecco perché questo libro (cioè questa esperienza) è importante, perché è produttiva di lettura critica del presente, rendendo efficace ‘l’ardita scommessa di raccontare, attraverso le immagini del cinema della contemporaneità, i tratti caratteristici dell’organizzazione economica che l’ideologia e la politica neoliberista stavano plasmando”.

Dunque: Babel, di Iñárritu, e la globalizzazione; 7 minuti, di Michele Placido, sul ricatto e la divisione nel mondo del lavoro; La legge del mercato, di Brizé, per l’autosfruttamento operaio (si pensi alle tante false partite IVA, con cui tanti nostri studenti faranno i conti!); Due giorni, una notte, dei fratelli Dardenne, a proposito degli effetti della competizione globale sulla solidarietà dei lavoratori; La storia di Soulemayne, di Lojkine, sullo sfruttamento dell’immigrazione e sull’impatto delle piattaforme digitali; In time, di Niccol, sulla pervasività dei mercati finanziari che – come ci aveva avvertito Alfredo Reichlin, già negli anni 80 – si mangia la produzione; poi Gomorra, di Garrone, a proposito dell’intermediazione dei poteri criminali, tra globalità e territori; infine, non poteva mancare Ken Loach e il suo Daniel Blake, per tante ragioni, ma, in particolare, per l’impatto del quarantennio neoliberista sulla dimensione civile e umana. Se fossero tre libri – il cinema, la didattica e la storia - darei loro tre sottotitoli: Vivere il presente, Insegnare il presente, Cambiare il presente. In sintesi, abbiamo tanti motivi per leggerlo e per utilizzarlo didatticamente, perché è veramente l’analisi delle strutture neoliberali spiegate a chi le sta subendo; e, come scrivono in conclusione, abbiamo: “un motivo in più per liberare pezzi della nostra esistenza dal dominio della lotta”.

Salvatore D'Acunto, Valeria Nuzzo
 

Fotogrammi dal dominio della lotta.
Rappresentazioni cinematografiche della società neoliberista.
 

Editoriale Scientifica, 2025 (seconda edizione riveduta ed ampliata)
 

pp. 182
euro 12,00

Scrive...

Giuseppe Buondonno Insegnante di Lettere al Liceo Artistico di Fermo; è responsabile Scuola e Università di Sinistra Italiana.

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