Si è svolta a Torino dal 3 al 5 settembre la IV Conferenza annuale della Società Italiana di Didattica della Storia, in collaborazione con AIMC Piemonte, CIDI Torino, FNISM sezione di Torino, MCE Gruppo Territoriale Piemonte.
Sono state giornate intense per la qualità e la pluralità degli interventi e dei laboratori per percorrere le molteplici strade dell’Insegnare storia con gli oggetti, tra materialità e mondo digitale. A fronte di una presunta crisi della storia, millantata dalle voci che si rincorrono, dentro e fuori dai corridoi scolastici, la Conferenza ha riunito a Torino insegnanti di ogni ordine scolastico, dall’infanzia alla secondaria di secondo grado, docenti universitari, associazioni, esperti di musei prestigiosi.
La questione del senso dell’insegnamento della storia, sulla quale si è sviluppato l’intervento di apertura della seconda giornata, a cura di Giuseppe Sergi, ha segnato il fil rouge della Conferenza: come rispondere al bisogno di storia dei più giovani, in un contesto in cui è sempre più ampio l’uso pubblico della storia, tra fiction, videogame, celebrazioni storiche ad uso di questo o quel movimento di opinione (politica)? Come la scuola può confrontarsi con la “cultura diffusa” sulla storia ad opera delle molteplici agenzie formative che oggi sono a disposizione di chiunque?
La difficoltà della scuola, percepita dagli insegnanti, di confrontarsi con il canto delle sirene della public history e dell’intrattenimento da un lato, e la crisi della storia come disciplina scolastica nei rapporti con l’interesse degli studenti dall’altro, sono state elementi centrali per la costruzione articolata di proposte teoriche e operative che hanno suscitato attenzione e sensibilità, sia negli spazi dedicati al dibattito che all’interno dei numerosi laboratori.
L’apprendimento della storia rimane un antidoto necessario per scongiurare i rischi che possono derivare da un insegnamento non problematizzato, come nel caso dell’assimilazione semplicistica di ogni periodo storico all’oggi, in un confronto acritico che può causare atteggiamenti di rassegnazione e disinteresse verso il presente politico (se non cambia mai nulla, perché dobbiamo impegnarci?); come la proposta di esaltazioni incondizionate dell’inarrestabile progresso, o, al contrario, nostalgiche mitizzazioni del tempo che fu, favorendo in entrambi i casi atteggiamenti di banale distanziamento dal passato, troppo lontano, troppo diverso per avere relazioni con il presente e, figuriamoci, con il futuro.
La storia, invece, è una disciplina che si basa su un metodo rigoroso, fondato sulla raccolta, sul vaglio, sull’analisi e sul confronto di fonti diverse per ipotizzare ricostruzioni del passato che tendano ad una verità comprensibile, alla ricomposizione di un quadro intellegibile, in cui collocare quelle transizioni che hanno impresso una direzione precisa nella catena degli eventi. La Storia è la disciplina il cui studio scongiura l’acquiescenza acritica, la rassegnazione davanti al destino immutabile che fanno tanto comodo a chi detiene il potere.
Dentro il lavoro degli storici, all’interno di questo metodo e di questi mosaici si possono e devono muovere gli insegnanti per selezionare percorsi di senso, in base a (o nonostante?) le Nuove Indicazioni.
La storia è anche quella disciplina che ci colloca nel presente di cui facciamo esperienza e in cui germoglia l’interesse degli alunni e delle alunne che può rivolgersi al passato storico. Lo ha evidenziato la presentazione del progetto internazionale "Youth and History" [1] che intende aggiornare una ricerca del 1995, indagando sulla coscienza storica degli studenti di oggi e sulla loro relazione con la storia nel suo legame con il presente, nella sua capacità di offrire chiavi di orientamento per il futuro. Con alcune differenze, in base al genere, alle scuole e alle aree geografiche di provenienza, alunni e alunne dichiarano convinzioni e interessi che mostrano una percezione di se stessi nella storia, e rivelano spesso una passione maggiore per le biografie dei grandi personaggi o della cultura materiale, che per i grandi quadri interpretativi che invece potrebbero aiutare il genere umano a rileggere le proprie impronte, la propria storia.
Perché allora non partire dal confronto con gli adolescenti sulle loro percezioni del presente e della storia, per ricostruire il senso della disciplina e del suo insegnamento? Si può fare storia leggendo gli oggetti del presente, come i flaconi di plastica dipinti di nero ritrovati nel deserto tra Stati Uniti e Messico? O schedando, catalogando e magari esponendo gli oggetti che sopravvivono ai viaggi dei migranti nel Mediterraneo in una vera e propria archeologia del contemporaneo [2]?
Insegnare storia con gli oggetti è possibile, soprattutto se si persegue l’obiettivo di avvicinare le classi al metodo di indagine storica che si basa sull’osservazione degli oggetti e sulla formulazione, la verifica e la correzione di ipotesi e non quello di perpetrare una tradizione di insegnamento trasmissivo di eventi poco significativi per il vissuto di bambini e adolescenti. Juan Santacana Mestre ha ben mostrato le potenzialità del metodo di analisi di oggetti appartenenti a diversi periodi avendo cura di tenere a mente le specificità della cultura materiale che ci giunge dalle diverse epoche, le classi sociali e gli ambienti che essa rappresenta, le condizioni di fruizione degli oggetti stessi [3]. Al servizio della storia stanno gli oggetti, siano essi all’interno delle collezioni dei musei, reali e digitali, come ha mostrato Paolo Del Vesco attraverso il ricchissimo materiale del Museo Egizio di Torino, o nascosti dietro una maschera di apparente irrilevanza, come i foulard, i panciotti, le coccarde e i cappelli del Risorgimento, presentati in chiave politica da Carlotta Sorba.
I laboratori, differenziati per età e ordine di scuola, hanno permesso ai docenti di progettare, a partire da oggetti di diverse periodi, dal mondo sumerico a quello contemporaneo, percorsi calati nella vita e quindi nella storia, per riaccendere curiosità, voglia di indagare, ipotizzare, pensare e costruire, in dialogo con la scuola, un flusso di coscienza storica che possa arginare l’irrazionalità acritica che incombe sul Presente.
[1] Magne Angvik, Bodo von Borries,Youth and History. A Comparative European Survey on Historical Consciousness and Political Attitudes Among Adolescents, 1997
[2] Giuliano De Felice, L’archeologia del contemporaneo in 10 oggetti, 2024
[3] Juan Santacana Mestre, Nayra Llonch Molina, Fare storia con gli oggetti. Metodi e percorsi didattici per bambini e adolescenti, 2022