Un libro utile, “Parlami di te”, per noi insegnanti: arriva da chi nella vita fa altro, e, proprio per questo, interessante. Anche se, in realtà, Luca D'Aprile non si muove in un mondo così distante da quello in cui ci si occupa della crescita. Saper ascoltare, ma, soprattutto, riuscire a mettere un ragazzo (o chiunque) in condizione di parlare veramente di sé, esprimendo paure, desideri, rapporti col mondo e con gli altri, sappiamo quanto sia importante, direi decisivo, nella relazione educativa; e, certo, molti docenti lo sanno fare, per professionalità acquisita, o anche solo per empatia e curiosità naturali. Tuttavia fermarsi per osservare la relazione educativa da un punto di vista trasversale al nostro lavoro è un’opportunità che vale la pena cogliere. È probabile che qualcuno storca un po' il naso di fronte al testo di un esperto di coaching, ma in questo caso sbaglierebbe. Intanto perché Luca D’Aprile ha una solida cultura democratica figlia di quei principi di equità e giustizia sociale, molto lontana da visioni liberiste, di cui si nutre il modello di scuola che lavora per la rimozione degli ostacoli e per il pieno sviluppo della persona; poi perché il testo ha un impianto fortemente relazionale, chiamando a supporto, con ottima scrittura divulgativa, ma con rigore scientifico, le neuroscienze e i loro più recenti sviluppi, in merito proprio alla natura, mi verrebbe da dire, socialmente plastica del cervello, delle sue reti e funzioni (interessante, ad esempio, il dialogo col neurologo Patrizio Cardinali).
“Noi, specie filogeneticamente sociale - scrive Daniela Lucangeli nella Prefazione - ognuno singola monade, ma tutti talmente interconnessi che il respiro di ciascuno è intriso dell' ossigeno e delle tossine dell' altro”; e l’autore: “una domanda autentica nasce da un coinvolgimento emotivo […] e porta con sé spazi dove prima c’erano muri”.
Osservare e ascoltare con interesse sincero, costruire, cioè, una reciprocità sostanziale è già il contrario del modello selettivo di scuola, di società e umanità che si sta cercando di imporre. Un antidoto alla falsa idea di merito che mostra illusori ambienti tecnologici e ovattati in cui non respirano mai corpi reali e sofferenti, ma solo immagini illusorie di studenti performanti. Un libro utile, sì, soprattutto a chi comincia a insegnare oggi, in questo brutto clima, in cui il problema diventa ”lo scarto” e non l’occasione collettiva di crescita