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editoriali

05/02/2026

"Per educare un bambino ci vuole un villaggio". E da Torino è tutto.

A seguito delle violenze urbane che sabato si sono verificate a Torino, della narrazione che si fa di questa pagina oscura della cronaca attuale, e delle conseguenti posizioni politiche che si sono determinate, il CIDI di Torino ha scritto, per mano del suo consiglio direttivo, un documento importante, da tenere ben presente giacché di scuola, di territorio e di educazione ci occupiamo, credendo che la scuola debba insegnare la cittadinanza attiva, consapevole, pacifica e inclusiva. 
Si è trattato di un intreccio di azioni e reazioni che, oltre ad avere delle specifiche sue dinamiche, è un tragico esempio di lacerazione profonda delle reti sociali e culturali che dovrebbero generare coesione, nelle nostre città, e invece delineano un futuro a tinte molto cupe. 

Il documento, leggibile qui, e che è da noi interamente condiviso, cita il celebre proverbio africano, per ribadire che la scuola non è un'isola felice e non coltiva sapere astratto e irreale, ma che si nutre del dialogo con il territorio, con gli spazi urbani, con la loro dimensione istituzionale. 
Se il "fuori" non converge con il "dentro" le classi in termini di valori, di posture relazionali, la scuola ha il dovere di ricordare che il diritto di esprimere opinioni, di manifestarle, di abitare con serenità gli spazi urbani, stanno nella Costituzione, su cui giurano le più alte cariche di governo. Moltissimi sembrano derubricare questo legame profondo che stabiliscono con la Carta Costituzionale ad adempimento da sbrigare, per poi procedere con atti e parole che sono molto lontani dall'essere un esempio per la collettività.

Aggiungiamo noi che la scuola ha il dovere di educare non solo alla convivenza tra opinioni diverse, ma anche al fatto che la violenza, come il Fascismo, non è un opinione ma un crimine, da qualunque parte si pratichi. Non esistono "guerre sante" e "violenze legittime". 

Altro obiettivo essenziale della scuola è insegnare a distinguere il fatto dall'opinione, la narrazione completa di una situazione da una narrazione di parte, costruita con l'intento di ingannare e condizionare. Lo studio delle fonti, l'analisi dei testi, l'educazione all'immagine, la lettura e l'interpretazione di dati... sono tutti cardini dei curricoli scolastici che concorrono sempre alla costruzione delle competenze culturali di cittadinanza. 

Infine, il sapere scolastico, e la stessa vita ordinaria dentro le classi, educano al principio di responsabilità: ciascuno bambino e ciascuna bambina, ragazzo o ragazza, risponde della propria crescita e di quella dell'intera classe, ciascun e ciascuna insegnante è responsabile della propria professionalità e, al contempo, di un segmento dello sviluppo della classe e della scuola in cui opera.
E tutto questo si interseca indissolubilmente con la responsabilità nei confronti dell'istituzione intera che rappresentiamo. 

I fatti di Torino, il racconto che se n'è fatto da parte degli organi di stampa, i posizionamenti politici e le "contromisure" che si prospettano, vanno analizzate, e criticate, in ultima analisi, alla luce di questa dimensione istituzionale, di cui i soggetti coinvolti fanno parte. Moltissimi sembrano dimenticarlo, dimenticando che anche se non sei insegnante... i tuoi gesti e le tue parole insegnano, costituiscono un esempio.

E anche se ci sentiamo assolti, perchè magari non siamo a Torino o di Torino, siamo comunque coinvolti. 
 

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