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30/01/2026

Docenti di sinistra

di Maurizio Muraglia

Il coro di indignazione sollevato dall’iniziativa degli studenti di Azione studentesca (ormai ben nota: affissione in alcune scuole di invito a segnalare docenti di sinistra che fanno propaganda in modo eclatante) è dal mio punto di vista pienamente giustificato. Argomentarlo è perfino superfluo. E in questo contributo ad esso mi associo.

Ma a questa vicenda mi accosto riflettendo sul costrutto “docente di sinistra”, che tanto fa discutere. Il costrutto a me appare totalmente implausibile. Sinistra e Destra sono due categorie che quando ero giovane cercavano di porre nello spazio politico due chiare visioni del mondo, rafforzate peraltro dalla guerra fredda che ebbe fine nel 1989. La scuola degli anni Sessanta e Settanta, e chi come me la frequentava in quegli anni lo ricorderà, è stata teatro di scontri accesissimi tra studenti e docenti sedicentisi di destra e di sinistra. Era chiaro di cosa si parlasse. Ma anche in quegli anni c’era qualcosa che non tornava. E che oggi torna ancora di meno.

Essere “docenti di sinistra” nella scuola della Repubblica democratica e costituzionale cosa vuol dire? Qualcuno è in grado di spiegarlo? Il collega che si è autoripreso e fatto circolare in video sui social proclamandosi orgogliosamente docente di sinistra per sfidare quegli studenti, cosa intende dire di se stesso? La Costituzione della Repubblica, quando parla di scuola, ne parla nei termini di Destra e Sinistra? O non sottende semmai che - Destra o Sinistra che sia - la tavola di valori da seguire è quella indicata dalla Costituzione stessa? Se qualcuno mi dicesse che sono un docente di sinistra, rimanderei al mittente questa definizione, che non suscita in me nessun orgoglio identitario. In classe io sono un libero docente della Repubblica democratica laica italiana, e parlo di politica. Parlo della politica del passato e di quella del presente. Cerco di spiegare, magari insegnando Machiavelli, i meccanismi del potere e del consenso, e se i miei studenti mi chiedono cosa penso del provvedimento preso da questo o quel governo io dico la mia opinione con le dovute argomentazioni senza dover rendere conto a nessuno. E se qualche studente dissente, discutiamo. E se qualche dirigente dovesse richiamarmi perché si discute di queste cose lo (o la) denuncerei per abuso d’ufficio. A scuola si fa politica. Se non si facesse non sarebbe scuola. E si è capito cosa intendo per politica.

Gli studenti del qrcode sono palesemente abusivi. Per due ragioni, una giudiziaria - e infatti la Procura di Pordenone è in marcia - e l’altra politico-culturale. Di cosa parlano questi qui quando parlano di docenti di sinistra? Del nulla, palesemente. Perché i docenti di sinistra, come i docenti di destra, sono palesemente nulla, con buona pace di tantissime figure di buona volontà - anche autorevoli, anche a me legate da forti appartenenze culturali e politiche - che in questi giorni si stracciano le vesti rivendicando un’identità che li riduce a docenti di una parte, nella convinzione - che qua e là ho letto - che la scuola della Repubblica costituzionale appartenga naturaliter alla sinistra. Laicamente, io affermo che questo non solo non è vero, ma che se fosse vero sarebbe altrettanto pericoloso dell’operazione che vorrebbero attuare quegli scriteriati studenti di Azione Studentesca.

Infatti non c’è alcun criterio, né politico né culturale, che guida l’azione di quei ragazzi, i quali - è il caso di dire - non sanno né quel che dicono né quel che fanno. Fa specie che la risposta a quell’azione, che non esito a definire becera, esca dai confini entro cui avrebbe potuto e dovuto tenersi, cioè quelli giudiziari, per entrare in un agone a mio avviso non pertinente, che è quello dell’affermazione orgogliosa di essere “di sinistra”. Di fronte a questi fatti, i casi sono due: o l’azione di quegli studenti risulta essere azione assolutamente scollegata da appartenenze partitiche (nella fattispecie Fratelli d’Italia), e in tal caso la questione resta confinata al piano giudiziario come è giusto che sia, oppure quell’azione riceve una formale benedizione da parte di un partito politico (ci ricordiamo tutti del discorso di Mussolini su Matteotti), e in questo caso è inevitabile lo scontro parlamentare e probabilmente anche l’intervento del Capo dello Stato.

Tra le due opzioni, quest’ultima - cioè quella di un avallo dell’azione sconsiderata da parte del Governo - sembra aver preso campo in una parte considerevole dei docenti, che oggi a destra (si fa per dire…) e a manca continuano ad autoproclamarsi di sinistra come fossero neopartigiani della scuola minacciata dalle camicie nere. Dunque è tutto un proliferare di orgogliose affermazioni del genere “io sono di sinistra” con implicito annesso “venitemi a prendere”. Comprendo quanto di eroico possa annidarsi in una simile presa di posizione, ma la difficoltà, potrei forse dire epistemologica, rimane, ed è quella con cui si è aperto questo contributo: quando un docente afferma orgogliosamente di essere “di sinistra” da chi si sta distinguendo? Dai docenti “di destra” presenti nella scuola italiana? Ed in che cosa si distinguerebbe da loro? Perché lo Stato affida sia a docenti che votano a sinistra sia a docenti che votano a destra il compito dell’istruzione pubblica? I docenti che votano a sinistra ritengono che le colleghe e i colleghi che votano a destra dovrebbero essere licenziati?

Ecco, consegno queste riflessioni alle lettrici e ai lettori capaci di non indignarsi anche dinanzi a questi interrogativi, che hanno la presunzione di collocarsi in uno spazio ben più ampio, laico e democratico sia rispetto alla povertà culturale di quegli studenti del qrcode sia rispetto alla comprensibile indignazione di tante amiche ed amici che autoproclamandosi di sinistra forse perdono un’occasione di dare una lezione di civiltà sia a quei mocciosi sia ai loro eventuali protettori politici. 

Parole chiave: appartenenza, costituzione

Scrive...

Maurizio Muraglia Docente di Lettere nei licei, formatore, già Presidente del Cidi Palermo

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