Cara Direttrice,
lo confesso: sono uno di quei docenti di sinistra da schedare e mettere nelle liste di proscrizione. Ho scelto di fare l'insegnante quando avevo 17 anni, in quarta liceo, perché mi ero reso conto, nel pieno degli anni 70, dell'importanza che avevano per la mia crescita i miei insegnanti.
Intorno a me vedevo, insieme ai segnali di un grande, meraviglioso, cambiamento, che portò l'Italia ad essere un Paese moderno, anche tanta violenza.
In queste poche righe non pretendo di fare sofisticate analisi su quegli anni, ma sicuramente una cosa posso dirla: molti giovani, come me, evitarono di scegliere strade pericolose, violente, intrise d'odio, anche grazie agli esempi di insegnanti democratici e antifascisti (e non solo di sinistra, ma di tutto quello che un tempo si chiamava "arco costituzionale"), che ci fecero capire come odio, violenza, sopraffazione sono i tratti distintivi di una politica oppressiva, che usa la paura per costringere la gente a stare nelle case, a vedere un nemico in ogni diverso da noi, a rinunciare ad una vita libera, in poche parole sono il terreno fertile delle dittature.
I miei insegnanti mi fecero capire come noi giovani dovessimo coltivare ad ogni costo la cultura del dialogo, anche con chi non la pensava come noi, senza però lasciare spazio al germe dell'intolleranza, mantenendo ferma la difesa dei valori fondamentali della nostra Patria, germogliati nella Resistenza e scritti nella Costituzione.
I miei insegnanti non avevano paura di manifestare il loro pensiero, e fra una versione di latino, una lezione di matematica ed una tavola di disegno tecnico, imparavamo, oltre che le materie di studio, anche tanti diversi punti di vista. E siamo cresciuti!
Oggi, a poco più di un anno dalla pensione, guardo la scuola e resto basito dal deserto che è diventata: sembra che la Scuola abbia finito per restare zitta di fronte allo sfacelo della nostra società. Sono anni che nelle scuole vige il motto "qui si lavora non si fa politica".
Una fraintesa idea di democrazia si concretizza nella sterilizzazione del pensiero degli studenti, in nome del quieto vivere, forse anche per un tipicamente italico "tengo famiglia", che spinge i più a fare sommessamente il proprio lavoro senza esporsi troppo. E le recenti circolari del Ministero dell'Istruzione rafforzano questo atteggiamento.
E nel silenzio della Scuola i nostri studenti trovano risposte sui social, intrisi d'odio riversato a fiotti da politici di basso rango che cercano sempre un capro espiatorio su cui scaricare la loro incapacità di governare il paese in nome del bene comune.Sono tempi pericolosi, e la vicina scadenza referendaria potrebbe essere un momento cruciale per la storia della nostra Repubblica.Ecco allora che sento il dovere civico di lanciare un appello pubblico ai miei studenti e a tutti gli studenti Italiani, affinché si affaccino alla vita e comincino a prendersi cura della loro Patria. Uso la parola Patria perché mi appartiene: i veri patrioti sono coloro che difendono la Costituzione, e con essa l'Italia libera e democratica.
Vi inoltro il mio appello agli studenti con preghiera di pubblicazione.
Salvatore Salzano
*l'immagine a fianco è generata da un chatbot AI