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confronto

30/10/2026

L’interessante storia della riforma dei Tecnici

di Leonardo Barsantini

 

Negli ultimi anni, per la precisione da settembre 2023, la riforma degli istituti tecnici è stata associata al modello 4+2 proposto dall’attuale Ministro e propagandata più volte in televisione, sulla stampa e sui social. Poi, però, per rispondere agli obiettivi del PNRR, in parallelo alla riforma 4+2 (ma per quello che riguarda la scuola è soltanto 4 perché il 2 si fa negli ITS), con il decreto 45 del 7 aprile 2025 si presenta una seconda riforma degli istituti tecnici basata su cinque anni. La riforma viene presentata nel decreto come “urgente” e si dice che entrerà in vigore dall’anno scolastico 2026/27 a partire dalle classi prime. È fornito un quadro orario per ambito disciplinare sia per l’area di istruzione generale sia per l’area di indirizzo flessibile del tecnico economico e del tecnico tecnologico.

Il dato più rilevante, per i tecnologici, è la riduzione delle scienze sperimentale che passano, nel biennio, da 16 ore (8 in prima e 8 in seconda) a 9 ore e l’introduzione di una quota del curricolo a disposizione della scuola di 4 ore (2 in prima e 2 in seconda).

Non è tutto, nel nuovo quadro orario del biennio si parla anche di tecnologie di base e di elementi di base ma senza ulteriori specificazioni.

Con queste magre informazioni le scuole avviano le attività di orientamento rivolte agli studenti della scuola secondaria di primo grado che entro il mese di gennaio/febbraio devono scegliere la scuola alla quale iscriversi.

Tutto tace fino al 19 febbraio 2026 (a iscrizione già chiuse), quando è pubblicato il DM 29 che conferma la partenza della riforma su cinque anni dal successivo settembre e definisce per il settore economico e tecnologico-ambientale (da adesso si aggiunge “l’ambientale”) le articolazioni. 

Per i quadri orari si deve attendere la circolare del 19 marzo 2026 che definisce nel dettaglio ore e discipline del biennio. Qui le prime sorprese. Le 2 ore a disposizione della scuola sono date alle scienze sperimentali (negli economici sono assegnate a geografia e alla seconda lingua comunitaria). In questo modo le scienze, che pochi mesi prima erano state quasi dimezzate nel passaggio da 16 a 9 ore nel biennio, recuperano 4 ore e raggiungono il nuovo traguardo di 13 ore. Ritengo che a questa riassegnazione delle 4 ore alle scienze abbiano contribuito le tante proteste che si sono sollevate nei tecnici.

L’altra sorpresa riguarda l’introduzione di discipline d’indirizzo già al biennio. Ad esempio, nell’indirizzo elettrotecnica ed elettronica è inserito il corso di “Fondamenti di elettrotecnica ed elettronica” con ben 4 ore in prima e 4 ore in seconda. Qual è la logica se si tolgono le scienze sperimentali che potrebbero costituire le fondamenta di discipline di indirizzo e si sostituiscono con le stesse discipline di indirizzo che, però, necessiterebbero di una forte base scientifica?

La stessa logica è utilizzata anche per tutti gli indirizzi, ad esempio, anche a informatica si introducono 4 ore in prima e 4 ore in seconda. Come si chiama il corso? “Fondamenti di informatica”, verrebbe da dire. Invece no. “Informatica e reti di comunicazione”.

La norma vincola al mantenimento di tutte le cattedre di ruolo presenti nella scuola. Questo porta al risultato, ad esempio nel mio Istituto, che una prima fa le ore di fisica e scienze e la prima accanto fa fisica e chimica. 

Se prima della riforma il biennio comune permetteva agli studenti di scegliere l’indirizzo di specializzazione al secondo anno della secondaria di secondo grado, adesso la scelta è anticipata alla classe terza secondaria di primo grado. Nel mio istituto ci sono due indirizzi: informatica ed elettronica. Studenti che sceglievano, ad esempio, informatica all’atto dell’iscrizione in terza secondaria di primo grado, potevano passare a elettronica al terzo anno perché nel biennio avevano scoperto e maturato, grazie a Tecnologie informatiche in prima e Scienze e tecnologie applicate in seconda, un interesse per il mondo dell’elettronica; o viceversa. Questo passaggio avveniva anche in altri istituti tecnologici ma questa possibilità adesso non esiste più. Inoltre, prendiamo sempre il mio istituto, nel caso di molti iscritti a un indirizzo e pochi all’altro si aveva la possibilità di orientare gli studenti nel corso del biennio e mantenere in vita entrambi gli indirizzi. Adesso non è più così e questa è una evenienza che in qualche istituto si è già concretizzata. 

Siamo a marzo 2025 e i docenti aspettano le Linee guida con le necessarie informazioni per l’avvio del nuovo anno scolastico 2026/27 che per le prime classi prevede l’avvio della nuova riforma dei tecnici.

Tutto tace fino al 3 settembre 2026 quando sono pubblicati i “Primi orientamenti per la progettazione curricolare finalizzata al passaggio al nuovo ordinamento degli Istituti Tecnici”. Nel documento - di 27 pagine per tutti gli indirizzi dell’economico e del tecnologico - si scopre il <<“modello della T”: il tratto verticale della T si riferisce a una competenza tecnica, solida e disciplinare. Il tratto orizzontale si riferisce alla capacità di leggere sistemi complessi, integrare saperi, comprendere dimensioni etiche, ambientali, economiche>>.

La T è l’iniziale di una nuova sigla. Finora abbiamo parlato di STEM adesso abbiamo anche le TVET (Technical, Vocational, Education and Training). Il documento con i Primi orientamenti richiederebbe un commento a parte, qui è sufficiente dire che questo documento fa riferimento alle UdA, alle rubriche di competenza e alle prove autentiche. Intanto l’anno scolastico inizia e si attendono ancora indicazioni più sostanziose. Ad esempio come gestire le scienze sperimentali e che cosa si intende per “Fondamenti di elettrotecnica ed elettronica” o per “Informatica e reti d comunicazione”. Basti pensare che alcune scuole prendono come riferimento i libri di testo stampati dagli editori e pubblicati in tutta fretta, libri che, come c’era da aspettarsi, sono una riduzione dei testi del triennio al biennio. 

Manca un ultimo capitolo. Il 30 settembre 2026 è pubblicato un decreto legge per “garantire il regolare avvio dell’anno scolastico 2026/27”. E qui la sorpresa. Si ritorna al monte ore per ambito disciplinare come ad arile del 2025 e però si scopre anche che le ore a disposizione della scuola che nel biennio erano 4 (2+2) non ci sono più perché assegnate stabilmente alle scienze sperimentali e che anche al triennio c’è una riduzione nel numero di ore a disposizione della scuola.

Infine, l’ultima sorpresa, adesso abbiamo i Licei Tecnologici e i Licei Professionali. 

L’indirizzo economico diventa Liceo tecnologico per l’amministrazione, la finanza e i marketing, poi avremo, per fare qualche altro esempio, il Liceo tecnologico per la chimica, il Liceo professionale per la pesca commerciale e le produzioni ittiche, il Liceo tecnologico per l’elettrotecnica e l’elettronica, il Liceo professionale per la gestione delle acque e il risanamento ambientale. E così siamo arrivati a ottobre 2026, poi vedremo.

Nel frattempo, mancano ancora le indispensabili Linee guida.

Parole chiave: istituti tecnici

Scrive...

Leonardo Barsantini Docente di elettronica nella scuola secondaria di secondo grado. È membro della Segreteria del CIDI di Firenze, svolge attività di ricerca e formazione per insegnanti.