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21/04/2026

Una riforma sempre più discutibile

di Marilena Fera

Avevo già preannunciato in un intervento del 2023 titolato “Per Tecnici e Professionali… una riforma discutibile” quali e quanti elementi di criticità contenesse la proposta di riforma degli istituti tecnici e dei professionali che proponeva ai nostri ragazzi la scelta tra un modello quinquennale e un modello 4+2. L’approvazione della legge n. 121/24 che ha istituito i percorsi quadriennali sperimentali di istruzione secondaria, nonostante le criticità espresse da docenti, associazioni, pedagogisti … parla da sola. Oggi temiamo le conseguenze che detta riforma prevede in termini di perdita di ore di lezione e di cattedre. La confusione generata dalla frettolosa pubblicazione dei nuovi quadri orario confermano quella preoccupazione (DM 29 del 19 febbraio 2026 che attua gli articoli 26 e 26-bis del decreto-legge 144/2022 e ridefinisce indirizzi, articolazioni, quadri orari e risultati di apprendimento dei percorsi di studio) si commenta da sola.

Dando una prima occhiata all’organizzazione del curricolo che viene proposta dal decreto per gli Istituti tecnici, troviamo:

  1. un’area di istruzione generale nazionale che comprende le discipline di base comuni a tutti gli indirizzi e che richiama lo sviluppo di competenze culturali e trasversali

  2. un’area di indirizzo flessibile che raccoglie le discipline tecnico-professionali specifiche di ciascun indirizzo, progettata per sviluppare competenze applicative, tecnologiche e progettuali legate ai diversi settori produttivi.

  3. Un’area destinata all’autonomia delle istituzioni scolastiche, da utilizzare per rafforzare alcune discipline; sviluppare progetti collegati al territorio; introdurre attività laboratoriali o interdisciplinari, garantendo sempre il raggiungimento dei risultati di apprendimento previsti per ciascun indirizzo.

Ma nell’ area di indirizzo flessibile si accentua il peso delle discipline professionali;  nel percorso quinquennale infatti sono previste al primo biennio: 891 ore complessive, al secondo biennio: 1122 ore, al quinto anno: 528 ore.

Una logica che intende adeguare il curricolo scolastico alle esigenze delle imprese, secondo una struttura pensata proprio per consentire una progressiva specializzazione: già nei primi anni si sviluppano competenze scientifiche e tecnologiche di base e negli ultimi tre anni prevalgono le discipline specifiche del settore. Aspetti confermati nei due macrosetttori individuati: Settore economico che rimane il punto di riferimento per chi guarda al mondo aziendale, finanziario e turistico, Settore tecnologico che vede un rafforzamento delle competenze STEM e della transizione ecologica.
Tale trasformazione letta in rapporto al modello 4+2 che aspira a condensare in 4 anni ciò che è già difficile sviluppare in 5, sollecita a considerare tutti gli aspetti prima evidenziati con particolare riferimento al quadro orario e alle cattedre.

Siamo davvero in un ginepraio. Prima ancora che fossero riorganizzate le nuove classi di concorso e chiarite con passaggi graduali e indicazioni più chiare le corrispondenze con i nuovi ambiti disciplinari, si lascia agli istituti tecnici l’incombenza di mettere ordine, innescando tra i docenti la battaglia per la conservazione delle ore da destinare alla propria disciplina, senza nemmeno avere il tempo di discuterne in collegio, senza riflettere su quanto avverrà con l’applicazione dei nuovi quadri orario a partire già dal prossimo anno scolastico, senza i dovuti adeguamenti degli organici nelle scuole. La fretta è cattiva consigliera, ma il ministro non sembra accorgersene.

Con riferimento al settore economico, si evidenzia la riduzione di ore per discipline come la geografia, la seconda e terza lingua, mentre nel settore tecnologico- ambientale con la denominazione di “Scienze sperimentali” prevede un unico ambito disciplinare Scienze della terra, Biologia, Chimica e Fisica, una scelta evidentemente che privilegia la riduzione di molte ore di lezione che passano da 528 a 297 nel primo biennio, con una perdita di ben 231 ore. Eppure nella propaganda ministeriale si esalta spesso l’importanza proprio delle discipline scientifiche! Discipline come Tecnologia e Tecniche di rappresentazione grafica (TTRG) perdono fino al 50% delle ore, mentre in ciascuno degli undici indirizzi sono penalizzate anche ore di discipline più professionalizzanti, per favorire la cosiddetta quota d’istituto.

Tutto questo comporta, oltre che tagli di  ore di lezione e di cattedre, altri aspetti non meno importanti: il  lavoro di adeguamento del curricolo già per il prossimo anno che nelle varie scuole assumerà aspetti diversi a seconda delle esigenze dell’istituto, delle caratteristiche del territorio o di indirizzo con una chiara impostazione che minaccia l’unitarietà del curricolo di uno stesso istituto.  E che dire del sentire ignorato dei genitori che nel frattempo hanno iscritto i loro figli a scuola, costretti a scegliere a occhi chiusi perché non sanno ancora quali discipline, tra quelle dell’anno precedente, potranno essere riproposte, come saranno trasformate e quante ore avranno a disposizione.

Il decreto prevede, infatti, la possibilità di una riduzione del monte ore obbligatorio dell'area generale (quella che comprende Italiano, Storia, Matematica di base) per lasciare spazio all'area di indirizzo e alle attività laboratoriali. Motivi che hanno sollevato l'allarme su un possibile taglio delle ore di italiano, che in alcune configurazioni del triennio potrebbero scendere da 4 a 3 ore settimanali. La risposta è stata che l’obiettivo del Ministero non è eliminare la cultura umanistica, ma focalizzarla su competenze linguistiche comunicative, integrando maggiormente la lingua con i contesti professionali. Anche la lingua al servizio del lavoro, ma mi chiedo se questo non rischi di limitare di molto il tempo da dedicare alla cultura letteraria e alla formazione dell’uomo e del cittadino.

Non bisogna confondere la riforma ordinamentale che tocca tutti i tecnici e i professionali quinquennali con il modello 4+2 della Filiera Tecnologico-Professionale

Dal 2026, essa diventerà strutturale con la possibilità per gli istituti di aderire alla filiera che prevede:

  1. Un percorso di scuola superiore ridotto a 4 anni (con programmi ridotti al minimo e rimodulati).

  2. L'accesso diretto agli ITS Academy (2 anni di specializzazione post-diploma).

E’ evidente che questo canale è pensato per chi vuole entrare nel mondo del lavoro prima possibile. E come se non bastasse si profila l’ipotesi di rivolgersi a esperti esterni provenienti dal mondo del lavoro per insegnamenti specifici dove mancano competenze interne alla scuola: un aspetto che inciderà presumibilmente sulle ore di lezione dedicate alle discipline curricolari, che saranno ulteriormente penalizzate. Inoltre, si può prevedere che saranno figure di docenti, non contrattualizzate, per le quali non è ancora chiaro il monte ore rispetto ai docenti curricolari. Saranno le scuole con contratti annuali a farsi carico della spesa? Sarà sostenibile economicamente?

Per questi e molti altri aspetti questa riforma va respinta e condivido il punto di vista di chi tutela il lavoro a scuola (i sindacati); è una riforma che “Riduce il tempo scuola, mortifica il valore delle discipline, produce tagli alle cattedre e diminuisce la qualità dell’offerta formativa degli istituti tecnici e professionali” che, se accompagnati nell’evoluzione non da riforme come questa che ne sminuiscono la funzione e l’importanza assoggettandoli alle esigenze delle imprese, avrebbero potuto diventare il fiore all’occhiello del nostro sistema d’istruzione

Parole chiave: istituti tecnici

Scrive...

Marilena Fera Insegnante di lettere nelle scuole secondarie di II grado, fa parte della segreteria del Cidi Cosenza.