Ci sono almeno tre ragioni per provare indignazione leggendo analisi come quella pubblicata sul Corriere della sera del 28 luglio a firma di Ernesto Galli della Loggia con l'ambizioso titolo "Parlare (davvero) di scuola"; un editoriale nel quale dietro un' apparente preoccupazione intellettuale per il futuro dell"Italia, a cui vengono richiamate tutte le forze politiche, si porta avanti in realtà una battaglia anacronistica e xenofoba contro l'inclusione e l'integrazione scolastica in Italia.
La prima ragione: gran parte delle affermazioni di principio, contenute nell' esordio sulle proporzioni e le caratteristiche della multietnicità a scuola, sono false. La generalizzazione secondo cui in "molte scuole, specie elementari" del nord Italia ma presto anche negli altri cicli, la maggioranza degli alunni nelle classi, a volte la totalità, sarebbero figli di immigrati "spesso di religione islamica e fortemente osservanti" è semplicemente una stupidaggine.
Certo, non mancano casi simili, e allo stesso modo non è sorprendente che in territori che impiegano alte percentuali di lavoratori immigrati (per portare avanti la propria economia) le scuole, come tutti i luoghi sociali, siano abitati dai figli di quegli stessi lavoratori. Ma basta leggere i dati e le numerose indagini sull'argomento condotte da autorevoli enti, a partire dall'ISTAT, per verificare che la presenza di allievi e allieve con background migratorio in Italia si distribuisce su diverse popoli, rumeni, cinesi, popolazioni dell'est Europa, tanto per elencarle alcuni : non solo arabi, né di certo solo islamici "osservanti" .
Seconda osservazione: se la presenza straniera in Italia è molto più variegata di quanto non credano gli islamofobi, anche i numeri sono decisamente più bassi (una percentuale inferiore al 12 %) di quelli registrati negli altri paesi d'Europa, come Francia e Germania, ed è difficile immaginare che solo qui in Italia gli stranieri, anzi gli islamici , arrivino al punto da scalzare gli italiani e i loro presunti valori occidentali.
Terza bugia, forse più grave delle precedenti. Nell' argomentare dell'articolo non vi è nessun cenno al fatto che - se anche si volesse credere ad una presenza così consistente e invadente di studenti stranieri, arabi e non arabi - più della metà è (o sarebbe) costituita da nati in Italia! Perché i numeri ci dicono questo: i nati in Italia aumentano proporzionalmente al fenomeno delle migrazioni e non è certo immaginabile continuare a volerli trattare come una sacca di popolazione segregata, da temere piuttosto che riconoscerne i diritti come nostri fratelli e sorelle.
Avanza il sospetto che il "problema psicologico" cui sarebbe chiamato chi va ad insegnare, problema su cui si focalizza con tono grave e greve l'editoriale di Ernesto Galli della Loggia non sia della scuola italiana, bensì dell'editorialista. Di chi davvero pensa di poter affermare che la Storia è stata "inventata" dall'Occidente. Prima di mettere in piedi scenari apocalittici, bisognerebbe imparare a conoscere e riconoscere le scuole e dare loro la fiducia necessaria: la scuola pubblica in Italia, se messa in condizione di operare con le risorse adeguate, professionali logistiche ed economiche , ha in poco piu di 150 anni affrontato sfide molto più impegnative di quelle "presunte" da Galli della Loggia. Se ci si volesse occupare con serietà della sfida interculturale, le energie da mettere in circolo non passano certo per il pericolo dello "snaturamento" delle identità , ma per altre considerazioni critiche ben più serie: a fronte di un progressivo spopolamento delle scuole per la diminuzione delle nascite, la permanerza di una legge anacronistica sulla cittadinanza, le dinamiche di segregazione scolastica, lo scarso investimento nella formazione di base sulle competenze nella mediazione linguistico-culturale.
L'islamizzazione delle scuole e nelle scuole, la stessa che ispira le risoluzioni parlamentari volute dalla destra contro un presunto indottrinamento religioso anti-occidentale (l'ultima in Commissione cultura risale a pochi giorni fa), semplicemente non esiste. Mentre esiste di certo il tema tutto politico di superare il pregiudizio nei confronti dell'altro, del diverso, di chiunque porti con sé un bagaglio di esperienze differente e complesso: ma, come recita la nostra Costituzione, è compito della Repubblica rimuovere ogni ostacolo, non agitarlo come una bandiera ideologica per suscitare paure e chiusure preventive e difensive.