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06/03/2020

La scuola al tempo del contagio

a cura di insegnare

Abbiamo deciso di raccogliere in questo "speciale" alcuni commenti e proposte per fronteggiare in modo ragionevole ed efficace la complessa situazione che tutti stiamo vivendo. Riteniamo fondamentale che la scuola sappia e possa fronteggiare lo stato di emergenza valorizzando le proprie capacità e risorse migliori.

 
Una indagine
una indagine sulla situazione nelle scuole

Un primo resoconto  parziale
delle prime percezioni, decisioni e azioni degli insegnanti raggiunti con il questionario predisposto dal Cidi-Torino a seguito della chiusura delle scuole.
I dati sono stati raccolti in tutto il territorio nazionale dall’11 al 21 marzo. Quelli utilizzabili al netto delle compilazioni incomplete corrispondono a 748 risposte. 

Luigi Tremoloso: Emergenza Coronavirus e scuola a distanza: i primi dati

Una indagine sulla "Scuola a distanza"
Per avere un riscontro delle reali situazioni che la scuola sta affrontando, 
il Cidi Torino ha avviato un’indagine cui hanno già aderito quasi mille colleghi.

Se sei un docente impegnato a fronteggiare questa situazione di emergenza, 
puoi rispondere all'indagine  cliccando qui.

 
Commenti
le reazioni all'enfasi  sulla "didattica a distanza"
 
Paola Conti, Quale esempio dà la scuola?
Annamaria Palmieri,  La scuola al tempo del Coronavirus
Francesca Lacaita, Caro Direttore
Marco Guastavigna, Emergency Classroom
Una nota di Mario Ambel, Il Cavillo di Troia
Simonetta Fasoli, Didattica a distanza: gestione dell'emergenza o prove tecniche di una scuola smantellata?
L'editoriale di Giuseppe Bagni, La scuola a distanza non è scuola  con una rassegna di commenti di Serafina la Fosse, Vittoria Gallina, Anastasia Ciavatella, Franco De Anna,
 
Un appello
Appello per un monitoraggio indipendente della “scuola a distanza”

Per ridurre i danni della “mancata presenza”
La grave emergenza attuale non è un’occasione per incrementare la didattica a distanza, ma una situazione di assenza della scuola reale da fronteggiare con ragionevolezza.        segue

Per scaricare l'appello in pdf da diffondere  clicca qui

 
Inquadramenti e proposte operative
considerazioni di carattere generale, inquadramenti concettuali e indicazioni di ambienti e strumenti funzionali alle esigenze di ciascuno e al rispetto dei diritti degli utenti
 

Il problema non è la distanza, ma l’intenzione didattica

di Marco Guastavigna

Come reagire di fronte a questo scenario?    Quali sono gli spazi compatibili con la libertà umana nel mondo delle tecnologie digitali? 

 

Ci interessa parlare di inclusione, non di innovazione  (by Marco Guastavigna)

L’istituzione della Repubblica che ha la fortuna di fondarsi su relazioni umane dirette ed evolutive – tra bambini, ragazzi e adulti da una parte e tra pari dall’altra – è ferma.
Sostenere che l’emergenza può diventare per la scuola un’opportunità è marketing politico-commerciale. Pertanto, non ci appartiene.
Siamo insegnanti di sostegno specializzati e in via di specializzazione, specificamente formati e valutati sulle tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Ma non ci interessa parlare di innovazione: ci interessa garantire inclusione. È il nostro compito professionale, sul piano deontologico e sul piano operativo, della quotidianità didattica. E in questo momento la scuola inclusiva è fortemente a rischio.

Documento degli Insegnanti di sostegno specializzati e specializzandi della secondaria di secondo grado – Piemonte

 

Didattica a distanza 
linee guida indipendenti, di Dario Zucchini

 

In questi giorni di emergenza ci ritroviamo con una ampia offerta di piattaforme (più o meno gratuite, almeno apparentemente) che ci vengono presentate quali dispositivi ideali per la didattica a distanza. In molti casi questi ambienti – sempre fortemente strutturati e di conseguenza portatori oltre che di opportunità anche di vincoli – non sono stati inizialmente concepiti per l’insegnamento di tipo scolastico, ma piuttosto come strumenti per organizzare e svolgere riunioni e formazione di tipo aziendale: obiettivi molto precisi, ruoli fortemente gerarchizzati, condivisione di materiali con una finalizzazione lontana dall’esercitazione e dalla propedeutica. 

       segue       [da Dschola]

 
 
Le re/azioni delle scuole
come reagire e che cosa fare per continuare ad essere se stessi e mantenere le proprie relazioni, mentre le circostanze ci impongono di adattarci ad un cambiamento improvviso e trauma
 

Quali sono state le mie scelte, 
 dopo aver avuto notizia che la nostra scuola sarebbe stata chiusa fino al 15 di marzo?

di Enrica Ena

Sono scelte semplici, maturate in fretta – impossibile che non fosse così – ma non per questo senza riflettere con attenzione e senza mettere in atto i percorsi necessari, primo fra tutti il coinvolgimento dei genitori dei bambini, informale prima, più strutturato dopo.
Occorre una premessa: ritengo che qualunque risposta si metta in piedi non possa che esprimere la scuola in cui crediamo, quella che facciamo tutti i giorni, e non possa che muoversi in armonia con quello che abbiamo costruito nel tempo e con le convinzioni condivise con le famiglie.
Allo stesso tempo, qualunque scelta non può prescindere dal rispetto dei tempi dei bambini ...

 

Le iniziative dell'I.C. 66 Martiri di Grugliasco (TO) (by Paola Limone)

L'IC 66 Martiri di Grugliasco ha offerto ai docenti tre diverse modalitá di contatto con allievi e famiglie, con diversi livelli di complessità.

 
Proposte di attività didattiche
esempi di attività didattiche utilizzabili in ordini di scuola diversi
 

Da Spicchi di Limone, il  blog di Paola Limone

      Piccoli spicchi di didattica suggerita     
(matematica e scienze nella scuola primaria)

Attivare una seria didattica a distanza richiede tempo, impegno, competenze. Molte scuole negli anni si sono mosse in questa direzione, la maggioranza ora si trova a dover gestire l'emergenza senza aver organizzato nulla. La volontà di provarci è encomiabile sempre, ma giacchè da anni mi occupo di temi legati alla didattica e al digitale mi permetto alcune riflessioni e alcuni consigli, rivolgendomi in particolarmodo ai docenti di scuola primaria.

     segue    

 

    ATTIVITÀ DIDATTICA A DISTANZA, oltre la video lezione    
Proposte  per la storia e la geografia per la scuola secondaria di I grado

di Angela Caruso

Parlare di attività didattica a distanza è sempre complesso, ancor più per la storia e la geografia, saperi che richiedono un approccio pratico, fatto di concretezza, laboratorialità e, soprattutto, relazione e confronto.

     scarica qui l'attività   

 

 

Social.izzando


Note a cura di Mario Ambel, dalla pagina fb della rivista (cronologico dal basso)

venerdì 26 marzo 2020

Il Presidente Mattarella ha detto che "va il riconoscimento della Repubblica", anche " agli insegnanti che mantengono il dialogo con i loro studenti".
Ecco, mantenere il dialogo con gli studenti: questa è l'onesta e doverosa declamazione di ciò che fanno e devono fare gli insegnanti in questo frangente: mantenere aperto il dialogo. Vorremmo che la D iniziale di quella ennesima e vuota sigla DAD che si è voluta inventare stesse per Dialogo a distanza, e non Didattica. La didattica è cosa importante e seria: è l'insieme delle condizioni che garantisce apprendimento. Se e quanto sarà stata anche didattica lo analizzeremo dopo, quando saremo usciti dal tunnel e dalla contabilità funebre, dal dolore e dall'emergenza.
Per ora manteniamo il contatto, il dialogo, la vicinanza, la comunicazione umana e culturale. Che è quel che conta e serve. Anche questa può essere educazione. Ma soprattutto, se per una volta ci riesce, evitiamo di verificare e valutare. In queste circostanze, più che una componente del dialogo educativo, potrebbe essere un irresponsabile arbitrio.

giovedì 25 marzo 2020

Siamo in emergenza. Dobbiamo cercare di sopravvivere in condizioni di emergenza, alterando profondamente le condizioni di vita, di azione e di relazione. Ma per la scuola molti sembrano convinti o rassegnati a convincersi che questa condizione non sia solo un doloroso, generoso e faticoso tentativo di salvare il salvabile e l'essenziale, in attesa del ritorno alla normalità, ma l'alba di un mondo nuovo cui tutti dobbiamo correre ad adeguarci.
È come se ci dicessero di far tesoro di questa emergenza per imparare a stare in casa e vedere le persone che si desidera incontrare solo in videoconferenza. Oppure a non frequentare mercati e negozi e farsi portare la spesa sul pianerottolo. A scaricare concerti, cinema, teatro, romanzi, musei e mostre su qualche apparecchio digitale invece di ammassarci a fruirne insieme. Ad assistere dal divano di casa ad eventi sportivi che si svolgono a porte chiuse. A godere delle piazze e delle vie deserte viste sullo schermo invece di camminarci dentro magari senza evitare di starsi troppo vicini. A non spostarci più, evitando mezzi pubblici affollati, incidenti sulle strade, spese di viaggio per guardare il mondo su qualche schermo domestico.
Per quasi tutto questa situazione è una limitazione di libertà e di vita da cercare di sopportare e superare senza troppi danni in un tempo che si spera il meno lungo possibile.
Per la scuola, no. Per la scuola ci si deve convincere che ci stiamo preparando e lodevolmente allenando alla scuola del futuro, quella che "ci renderà finalmente cittadini del XXI secolo" . Ci è toccato di leggere pure questo in questi giorni già così faticosi.

venerdì 20 marzo 2020

Abbiamo come la sensazione che molti abbiano perso il senso della misura. È comprensibile, in parte: viviamo una situazione difficile per tutti, per alcuni drammatica, e mantenere pazienza e ragionevolezza non è facile per nessuno. Ma soprattutto chi ha posizioni di responsabilità dovrebbe, come dice il saggio, riflettere prima di pensare. E soprattutto prima di agire. Non anche se, ma proprio perché siamo sotto pressione.
Noi abbiamo scelto e scegliamo qui di abbassare le luci e i toni, non la passione delle nostre idee, man mano che le sofferenze e i disagi crescevano e almeno fino a quando vivremo sotto questa cappa di incertezza.
Ma ora si profila il rischio che la scuola, quella delle luci e delle ombre "normali", non riapra forse fino a fine anno e ci si debba muovere nella e della sua assenza, in balia delle luci e delle ombre dettate dall'emergenza.
Ora che si tratta forse di doverci convivere a lungo, davvero, bisogna evitare tutti i rischi insiti nell'istituzionalizzare l'emergenza, le sue esigenze temporanee, ma anche le sue pressioni e i suoi inganni.
Ancorché sia difficile, dobbiamo cercare di mantenere ragionevolezza e buon senso. Cose che sono inevitabilmente mancate nelle prime settimane di stravolgimento della quotidianità.
La scuola è sotto pressione, ma non come le corsie degli ospedali o i medici di base. Loro sono in trincea, se proprio vogliamo parlare di guerra. Chi ha la responsabilità di una classe, di una scuola, dell'intero sistema scolastico può ancora permettersi il privilegio di fermarsi un poco a riflettere, prima di buttarsi spasmodicamente a fare, seppure talvolta in buona fede. Per non aggiungere prezzi ulteriori, per sé e per gli altri, a quelli che già siamo costretti dalle circostanze a pagare. Perché, in molti casi, i danni procurati dalla "scuola a distanza" cominciano ad essere assai gravi e a sopravanzare le buone intenzioni e i benefici effetti del tenere aperti i contatti e le relazioni umane ed educative con gli allievi e le famiglie.

giovedì 19 marzo 2020

Lancio del questionario elaborato dal Cidi-Torino sull'organizzazione della scuola a distanza

venerdì 13 marzo 2020

Lancio  dell'Appello per un monitoraggio nazionale indipendente della “scuola a distanza"

sabato 7 marzo 2020

Apertura di questo speciale


Questi pacati suggerimenti furono letti da 6500 persone, 117 furono i like, molte le condivisioni. Ma questa non è stata la scelta del Ministero e di molte scuole. Si è preferito o ci si è sentiti costretti a percorrere la strada di quella che è stata definita, non senza colpevole disinvoltura, DAD, Didattica a distanza, un misto di enfasi emergenziale, falso ideologico e terapia del sacrificio.
E anziché tenere aperto il dialogo con gli allievi, apparve subito chiaro che si intendeva percorrere un'altra strada. Molti, la Ministra in primis, dichiararono che questa era un'occasione da sfruttare per potenziare la didattica a distanza. Anche per il futuro.
Alcuni di noi se ne allarmarono molto e lanciarono l'Appello e l'indagine conoscitiva, pubblicati fra il 13  e il 19 marzo.


 

giovedì 5 marzo 2020

Noi crediamo che in questa emergenza ogni coordinatore di consiglio di classe debba valutare le soluzioni più adeguate al contesto in cui opera e gestire con gli altri docenti il modo di attuarle. Sono troppo diverse le condizioni territoriali, di ordini di scuola, di strumentazioni e abitudini per pensare di affidare la soluzione generalizzata a improvvisati o sedicenti esperti di didattica digitale.

Le scuole devono poter accedere a una pluralità di soluzioni possibili e attivarle con buon senso. Talvolta una lista di libri o di consultazioni intelligenti o di pause di riflessione o di pacate conversazioni o di lievi esercitazioni guidate è assai più efficace delle preconfezionate lezioni digitali. O delle proposte dei mercanti di fumo.

Ancora una volta la scuola rischia di chiudersi in una sua concezione perdente fatta di lezioni, di compiti, di interrogazioni, di voti, di promozioni... Tutto l'armamentario deteriore della sua inefficienza.

Ci sono mille modi di sollecitare e sostenere l'apprendimento utilizzando le dotazioni tradizionali o informatiche come strumenti ragionevolmente usati e non come fini miracolistici.